Secondo un’analisi di Indeed, il 14,8% degli italiani alla ricerca di un impiego vanta esperienze professionali oltre confine. La media del Mercato Unico Europeo si attesta al 16,7%, con picchi che superano il 40% in Irlanda e il 50% in Svizzera.
La libertà di circolazione dei lavoratori europei all’interno del Mercato Unico è uno degli elementi centrali degli accordi economici vigenti tra i Paesi, fattore che consente ai cittadini di vivere e lavorare in qualsiasi Stato aderente senza la necessità di permessi speciali o visti di lavoro.
I lavoratori con mobilità internazionale, ovvero, con esperienze maturate in Paesi diversi da quello di residenza, rappresentano una componente significativa all’interno dell’area. Negli USA, dove non esistono intese di mercato unico con altri Paesi, solo il 5,1% dei candidati ha accumulato esperienze internazionali, una quota tre volte inferiore rispetto all’area europea.
Transfrontalieri: nel Lussemburgo sono il 47% della forza lavoro
La mobilità internazionale include profili eterogenei: espatriati o migranti che hanno iniziato la carriera nel Paese d’origine e poi si sono trasferiti, lavoratori locali con esperienze temporanee all’estero, lavoratori transfrontalieri che mantengono la residenza in un Paese, ma sono impiegati in un altro.
Quest’ultima categoria, che comprende anche professionisti stagionali o che lavorano da remoto per aziende con sede oltreconfine, ha raggiunto nel 2023 quota 1,8 milioni (+3% vs 2022).
Guidano la classifica di provenienza Francia, Germania e Polonia.. Tra le destinazioni prevale il Lussemburgo, dove i transfrontalieri rappresentano il 47% della forza lavoro.
Il 15% degli italiani è impiegato nella ristorazione
Le professioni di management e della ristorazione restano le principali occupazioni dei lavoratori transfrontalieri, indipendentemente dal Paese di impiego.
Tra i residenti in Italia che lavorano oltreconfine, oltre il 15% è impiegato nella ristorazione, il dato più alto tra i Paesi dell’area, seguito dal management e dai professionisti delle vendite.
Ai tradizionali lavoratori residenti in un Paese e impiegati in un altro si aggiunge il fenomeno in rapida espansione del telelavoro transfrontaliero.
Nel 2020 quasi 400.000 persone (0,37%) svolgevano attività da un altro Paese, con concentrazioni più elevate in Lussemburgo, Belgio e Francia.
Rischio “dipendenza” dalla manodopera straniera
Nel 2023, un Accordo Quadro ha innalzato dal 25% al 49,9% la soglia di lavoro da remoto dal Paese di residenza mantenendo la copertura sociale del datore di lavoro.
A oggi vi hanno aderito 18 Paesi, riferisce Adnkronos, ampliando la flessibilità ma lasciando irrisolte alcune questioni di fiscalità transfrontaliera.
“In un’area vasta come il Mercato Unico Europeo il lavoro transfrontaliero contribuisce a colmare carenze, sostenere le economie locali e consentire ai lavoratori di vivere in Paesi con un costo della vita più basso – commenta Lisa Feist, economista di Indeed -. Allo stesso tempo, mette in evidenza la dipendenza che alcune economie hanno sviluppato dagli afflussi di manodopera straniera. Inoltre, le differenze in termini di salari, regolamentazioni e protezioni sociali indicano che il ‘lavoro senza frontiere’ non è privo di sfide”.