DNA e impronte digitali

Riuscire a rilevare le impronte digitali di una persona e/o il suo DNA è di fondamentale importanza, in quanto consente gli inquirenti di velocizzare le indagini e verificare la dinamica di determinati avvenimenti.

Il contributo di tali elementi è stato determinante nel migliorare il lavoro degli investigatori, consentendo di arrivare con più facilità alla verità.

Sia le impronte digitali che il DNA infatti, consentono di individuare in maniera univoca una persona. Ciò è molto importante per capire quale potrebbe essere il suo coinvolgimento in un episodio controverso e chiarire così determinate dinamiche che al momento appaiono oscure.

Le impronte digitali

Le impronte digitali rappresentano a tutti gli effetti una firma, presente sull’ultima falange delle nostre dita.

L’alternarsi dei segni e dei solchi infatti è come un codice univoco per ogni persona, per questo motivo le impronte di un individuo non possono essere uguali a quelle di un altro.

I segni presenti sui polpastrelli tecnicamente si chiamano dermatoglifi, i quali sono comunque presenti anche su altre parti del nostro corpo, e che rappresentano un mezzo di riconoscimento eccezionale che per questo motivo assume un valore non indifferente in ambito investigativo.

Il DNA

Il DNA è stato più volte la soluzione scientifica a tantissimi crimini che altrimenti sarebbero rimasti irrisolti. La sequenza del DNA di un uomo è diversa da quella di tutti gli altri e per questo consente di identificare una persona in maniera univoca senza possibilità di errori.

A parte l’utilizzo del DNA per scopi medici e scientifici, il DNA viene spesso adoperato in ambito forense allo scopo di poter fare luce sulla scena del crimine o per ricostruire un’eventuale dinamica dei fatti.

Delle volte il DNA serve a confermare una ipotesi investigativa, mentre In altri casi serve direttamente ad individuare una persona al momento sconosciuta.

Grazie all’attività di raccolta delle impronte digitali e del DNA è dunque possibile fare luce su determinati avvenimenti nelle delicate fasi in cui si svolgono le indagini.

Prove inconfutabili ma facili da compromettere

Chiaramente andare ad effettuare questo tipo di rilevazioni è una pratica molto delicata che è bene affidare ad un’agenzia investigativa, sia perché tecnicamente si tratta di operazioni complesse e sia perché esse riguardano prove che se maneggiate in maniera errata possono essere irrimediabilmente distrutte.

Un’agenzia esperta e qualificata può invece occuparsi di andare ad effettuare tutte le attività di indagine e rilevazione al fine di andare a comparare i dati acquisiti per verificare un’eventuale corrispondenza così da poter dare delle risposte certe e inconfutabili al cliente, il quale potrà adoperarle chiaramente anche in sede legale.

Rimane comunque molto importante il dialogo con una buona agenzia investigativa per poter comprendere la linea da seguire e le azioni da intraprendere.

Non sempre chiaramente è necessario non far ricorso a tale tipo di strumenti, ma vi si farà ricorso solo se il caso lo richiede. Capita infatti che la verità processuale sia dimostrabile anche mediante altre evidenze, le quali rendono superfluo qualsiasi altro tipo di prova.

A quel punto non è dunque necessario produrre altre prove ma ci si può limitare a quelle delle quali si è già in possesso per riuscire a dimostrare la propria tesi e dunque per ottenere in sede legale ciò che ci si era prefissati.

Conclusione

Impronte digitali e DNA rappresentano dunque una importante carta a disposizione di chi è alla ricerca della verità e vuole avere delle risposte che siano assolutamente certe e univoche, dunque che mettano in condizioni di poter velocizzare il lavoro di indagine per arrivare alla verità in minor tempo.

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Vivere al piano terra: consigli per proteggersi dai ladri

Chi vive ai piani bassi di un edificio, o direttamente al piano terra, conosce bene le preoccupazioni legate alla facilità con la quale eventuali malintenzionati possono avvicinarsi alla porta di ingresso principale di casa, la quale spesso non si trova all’interno di una vano scala ma al contrario dà sull’esterno e presenta davanti un terrazzo o piccolo giardino.

Proprio questo tipo di abitazioni sono maggiormente interessate dal pericolo di incursioni da parte di ladri e malintenzionati, dato che sono facilmente raggiungibili semplicemente scavalcando una piccola ringhiera o cancelletto che solitamente delimita l’area che precede la zona in cui si trova la porta d’ingresso.

Una soluzione efficace e definitiva

Queste aperture vanno messe in sicurezza in quanto rappresentano sicuramente un anello debole che è molto più esposto ad attacchi e tentativi di effrazione rispetto quanto avviene nei piani più alti, ad esempio.  

La soluzione più efficace e duratura in questi casi è quella di provvedere a far installare delle inferriate apribili in ferro, le quali rappresentano una barriera particolarmente difficile da superare quando chiuse.

Di giorno infatti, questo tipo di inferriate può essere lasciato tranquillamente aperto, mentre la notte si possono chiudere consentendo di dormire sonni tranquilli in quanto veramente resistenti ed in grado di far desistere qualsiasi malintenzionato.

La tranquillità di poter andare in vacanza senza pensieri

Inoltre si tratta di un sistema che garantisce tutta la tranquillità necessaria ad esempio nel momento in cui si va in vacanza e ci si assenta da casa per diversi giorni, dato che di fatto rappresentano una barriera difficile da superare e che impedisce a chi non è autorizzato di poter accedere in casa, facendo in modo che il tuo appartamento possa essere perfettamente protetto anche quando sei lontano e vuoi avere la certezza che tutti i tuoi beni e oggetti cui sei più affezionato possano essere al sicuro.

L’importanza di limitare gli accessi in azienda

Impedire l’accesso ai non autorizzati all’interno dei locali nei quali viene svolta un’attività lavorativa è la priorità per tantissime realtà aziendali ed imprese. Le ragioni possono essere le più disparate in base al settore in cui si opera: solitamente, si ha bisogno di limitare gli accessi ai soli autorizzati ad esempio per evitare che la concorrenza possa spiare i propri metodi di lavoro o direttamente copiare i prodotti. In altri casi invece, limitare gli accessi diventa necessario per evitare che eventuali malintenzionati possano in qualche modo danneggiare quelli che sono i beni dell’azienda oppure rubare qualcosa, il che costituisce chiaramente un danno  economico non indifferente.

I badge per evitare code in ingresso e uscita

Qualsiasi siano i motivi che spingono ad adottare soluzioni di questo tipo, limitare gli accessi in azienda assume un ruolo certamente non secondario, e chiaramente questo tipo di sistema va implementato in maniera tale da non creare code agli ingressi. Se il metodo di riconoscimento non è rapido infatti, si rischia ogni giorno di avere una coda di dipendenti in ingresso e in uscita che attendono   di essere riconosciuti e dunque di poter entrare o uscire dalla sede. In questo caso, i badge timbratura commercializzati da Cotini srl rappresentano la soluzione certamente più efficace e avanzata tecnologicamente. Grazie ai badge di prossimità ad esempio, ciascun dipendente deve semplicemente avvicinare il badge personale al lettore per far sì che il proprio ingresso o uscita possano essere registrati e dunque che si abbia l’autorizzazione a varcare la soglia.

Un prodotto personalizzabile anche con la fotografia del dipendente

Ciascun badge inoltre, può essere personalizzato inserendo il logo dell’azienda o anche la fotografia del dipendente ed il suo codice identificativo, così da consentire a tutti di poter essere identificati in qualsiasi momento e dunque farsi riconoscere dal personale preposto. Questa soluzione è particolarmente conveniente nel caso di aziende con decine o centinaia di dipendenti, ai quali si vuole garantire un rapido accesso o uscita dai locali senza creare code ma dando a tutti la sicurezza di sapere che le persone non autorizzate non hanno alcuna possibilità di entrare all’interno della sede. 

Hotel a Monza con SPA in camera

Quanti si spostano per lavoro nella zona di Monza e della Brianza in generale, desiderano solitamente usufruire di una struttura che consenta loro di raggiungere comunque Milano in un arco di tempo piuttosto breve. Over motel è un motel Brianza ben posizionato e che consente effettivamente di raggiungere il centro del capoluogo lombardo giusto in un paio di minuti d’auto. Inoltre qui gli ospiti hanno veramente la possibilità di poter riposare appieno tra un impegno di lavoro e l’altro, considerando che tutto all’interno delle camere è studiato per concedere il massimo del relax agli ospiti, incluso sia l’allestimento che tutto quel che riguarda i comfort quali il wi-fi gratuito in camera, aria condizionata e il riscaldamento, il phon per il bagno e la cassetta di sicurezza, ad esempio. Inoltre, i signori ospiti possono anche decidere di regalarsi una piacevolissima esperienza all’interno della spa della quale le migliori camere dispongono,  per regalarsi diversi trattamenti quali l’idromassaggio, l’hammam e tanti altri servizi ancora realmente in grado di accrescere il livello del benessere percepito.

La struttura dispone infine del parcheggio gratuito che prevede box privati con ingresso antistante l’accesso della propria camera, dunque davvero il massimo della comodità per questo hotel di recente apertura che è già il preferito da parte di tantissime delle persone che per motivi di lavoro si spostano tra la Brianza e Milano. Inoltre, l’allestimento della camera su richiesta è personalizzabile sulla base di alcuni pacchetti tra i quali i clienti possono scegliere, e che servono a rendere l’ambiente ad esempio più romantico in occasione di un evento particolare da festeggiare o per un anniversario che merita di essere celebrato in maniera speciale. Per informazioni sui diversi tipi di allestimenti disponibili, nonché sulle promozioni del momento e prenotazioni, è possibile contattare il recapito telefonico 0395973862.

Impianti di depurazione IWM per l‘ufficio

Bere dell’acqua che sia sempre sicura e controllata è un’esigenza di tutti, e lo è ancora di più quando si tratta dell’acqua che grandi aziende o uffici mettono a disposizione dei propri dipendenti. Sono veramente tante infatti, le realtà appartenenti ad ogni settore a provvedere a fornire liberamente l’acqua da bere ai lavoratori, così che questi possano dissetarsi in qualsiasi momento e senza essere costretti a portare le bottigliette da casa. Anche i problemi legati al costo della fornitura d’acqua sono in realtà oggi superati, se si considera che i moderni dispenser acqua ufficio IWM consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete, trattandola e purificandola così da renderla veramente piacevole da bere. Se prima le aziende erano infatti “costrette” ad acquistare la costosa acqua dei boccioni per poter offrire questo servizio ai propri dipendenti, oggi è sufficiente uno degli impianti IWM per consentire di utilizzare direttamente l’acqua del rubinetto che, una volta filtrata e trattata, assumerà un buonissimo sapore e sarà veramente salutare.

Ciascuno potrà inoltre personalizzare la propria acqua, bevendola esattamente nella maniera che preferisce: gli impianti IWM consentono infatti di regolare la temperatura dell’acqua, che può essere più o meno fredda o direttamente calda, può essere liscia o gassata e può anche essere accompagnata dai cubetti di ghiaccio. Ciascuno potrà dunque bere l’acqua che preferisce e mantenere l’adeguato livello di idratazione anche durante l’orario di lavoro, il che è ideale anche perché bere molto aiuta a mantenere più alta la concentrazione nonché la produttività. La rete di assistenza IWM è inoltre capillare e ben distribuita su tutto il territorio nazionale, per cui sarà rapidamente fornita assistenza tecnica nel caso sia necessaria, mentre sarà la stessa IWM ad occuparsi delle operazioni di manutenzione ordinaria da apportare nel corso dell’anno, per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto.

La creatività e la ricercatezza di Leon Louis

Già nel 2010, anno in cui Leon Louis ha presentato ufficialmente le sue creazioni al mondo, questo brand in continua crescita ha messo in primo piano l’idea di proporre uno stile semplice e sobrio di ispirazione sartoriale. Parliamo dunque di forme che spesso appaiono come monocromatiche e frugali, frutto del lavoro di una approfondita ricerca di materiali e soluzioni pensate appositamente per ottenere uno stupefacente mix di forme ed invenzioni stilistiche. Le sue origini danesi hanno certamente influito su quell’inconfondibile stile sincero, minimale ma al tempo stesso raffinato che caratterizza ogni sua creazione, che consente a ciascuno di poter vestire in maniera personalizzata tenendo sempre alto il concetto di sartoria di qualità e ricercatezza di forme e soluzioni. L’impronta che i tessuti adottati conferiscono ad ogni capo è probabilmente il segreto dell’appeal che caratterizza ogni prodotto Leon Louis, i quali sono impreziositi dalle sapienti lavorazioni degli artigiani che regalano maggior pregio ad ogni collezione, esaltando finiture e design come il solo intervento di un maestro della lavorazione dei tessuti può fare.

Su revolutionconceptstore.it è possibile trovare tanti dei prodotti che hanno reso le collezioni Leon Louis celebri nel mondo, e tra questi bellissimi bermuda a cavallo basso, giubbini in seta con chiusura centrale a zip, pantaloni di lino a cavallo basso a doppio bottone e con zip trasversale, tuniche asimmetriche con maniche a pipistrello e jeans skinny con chiusura frontale nascosta. È possibile risparmiare sulle spese di spedizione optando per il ritiro della merce prescelta direttamente in negozio, mentre per il pagamento è possibile optare per tutta la comodità e sicurezza offerte da Paypal.  Revolutionconceptstore rende il tuo shopping una esperienza semplice e divertente, offrendoti al tempo stesso la possibilità di scegliere tra tantissimi capi in grado di esaltare il tuo aspetto fisico ed evidenziare parte della tua personalità.

Asciugamani elettrici, da opportunità ad esigenza

Qualche anno i proprietari di hotel, ristoranti, palestre o qualsiasi luogo pubblico dove fosse presente un bagno avevano iniziato a valutare l’opportunità di sostituire il sistema di asciugatura delle mani “classico” con salviette usa e getta. La nuova soluzione era rappresentata dai ben più moderni asciugamani elettrici, in grado risolvere in un colpo solo problemi igienici, di sprechi e di ordine del locale bagno.

Con il calo dei prezzi degli asciugamani elettrici, l’attenzione è cresciuta ed abbiamo assistito ad un progressivo abbandono dei dispenser in virtù di apparecchi sempre più performanti ed efficienti: consumi energetici limitati, asciugatura velocissima delle mani e sistemi anti-vandalo evoluti sono tutte caratteristiche che hanno spinto diversi locali ad effettuare il passo. Ma ancora oggi è possibile trovare i dispenser di salviette ovunque, nelle stazioni come nelle palestre, nei ristoranti come negli aeroporti… e questa tendenza deve assolutamente esaurirsi. Se da un lato è comprensibile che bagni situati in luoghi a basso passaggio, con poche persone che quotidianamente hanno la necessità di asciugarsi le mani, non sentano l’esigenza di abbandonare la carta, dall’altro è totalmente inaccettabile che ambienti con migliaia di utilizzatori continuino a sprecarne, creando tra l’altro ambienti spesso sporchi e disordinati.

Perché sosteniamo questo? Perché oggi l’esigenza è quella di concentrarsi sul rispetto che dobbiamo avere per l’ambiente, prima ancora che sugli interessi economici. Produrre carta significa abbattere alberi, abbattere alberi significa stravolgere l’habitat di specie animali e, al tempo stesso, ridurre il polmone verde del nostro pianeta. Ma davvero dobbiamo andare avanti a farlo, per poi vedere la stessa carta sul pavimento del bagno o, peggio, gettata nei lavandini? Tutto questo quando un buon asciugamani elettrico costa poche centinaia di euro, dura anni, ed asciuga ormai con una velocità di pochi secondi.

E non regge la scusa dei consumi elettrici, perché se li paragoniamo ai costi di approvvigionamento della carta non c’è davvero confronto: il risparmio può arrivare anche al 98% su base annuale! Mediclinics è uno dei nostri partner, e commercializza da anni asciugamenti elettrici di assoluta qualità, certificati dalle più severe normative internazionali: a breve, sul loro sito www.mediclinics.it sarà possibile acquistarli online, scegliendo tra una vasta gamma di prodotti: a lama d’aria, tradizionali, con raccolta delle gocce, automatici o a pulsante, con bocchetta e non ecc…

Un motivo in più, visto il nostro consiglio, per soddisfare la vera esigenza: eliminare l’utilizzo della carta, rendendo al tempo stesso il vostro locale più pulito, ordinato ed igienico.

Obiettivo di 2.527 start up del mondo: rispondere alla crisi alimentare

La crisi alimentare ci riguarda tutti, e sempre più da vicino. Basti pensare che in Italia, nel triennio 2019-21, il 6,3% della popolazione ha avuto problemi di accesso al cibo e la situazione si è aggravata ulteriormente. A livello mondiale, come evidenziano le ultime previsioni della Fao, il livello di insicurezza alimentare globale, che nel 2021 ha raggiunto 828 milioni di persone che soffrono la fame e altri 2,3 miliardi di persone in stato di moderata o severa insicurezza alimentare, è destinato a peggiorare ulteriormente a causa degli effetti della pandemia, degli eventi climatici estremi e della guerra in Ucraina. Insomma, si tratta di un’emergenza a tutti gli effetti, da affrontare a molteplici livelli. Le risposte alla crisi e alle sfide epocali del settore agroalimentare si attendono in primo luogo dai decisori politici. Un ruolo importante è giocato anche dalle collaborazioni cross-settoriali tra enti pubblici locali e settore privato (profit e non profit). Ma, allo stesso tempo, anche le imprese più innovative possono portare nuove soluzioni alle sfide di sostenibilità del settore. Una sfida che vede schierate in prima linea diverse start-up in tutto il mondo.

Innovazione fa rima con sostenibilità

Come risulta dai dati contenuti nella recentissima ricerca dell’Osservatorio Food Sustaiability della School of Management del Politecnico di Milano, delle 7.337 startup agrifood censite nel quinquennio tra il 2017 e il 2021 a livello mondiale, il 34% (2.527 startup) persegue uno o più degli obiettivi di sviluppo sostenibile inclusi nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Le soluzioni sviluppate dalle startup agrifood mirano innanzitutto a ottimizzare l’utilizzo delle risorse (SDG 12 target 12.2, 30%); inoltre, promuovono la tutela degli ecosistemi terresti e d’acqua dolce (SDG 15 target 15.1, 21%). A seguire, le startup investono su soluzioni per sensibilizzare e incentivare l’adozione di stili di vita e pratiche sostenibili (SDG 12 target 12.8, 17%), aumentare la produttività e la capacità di resilienza dei raccolti ai cambiamenti climatici (SDG 2 target 2.4, 17%) e favorire il turismo sostenibile e le produzioni locali (SDG 8 target 8.9, 16%). In misura più modesta le giovani imprese puntano a tutelare i piccoli produttori (SDG 2 target 2.3, 12%), ridurre eccedenze e sprechi alimentari lungo la filiera (SDG 12 target 12.3, 11%), assicurare il lavoro a tutti e una remunerazione equa (SDG 8 target 8.5, 8%) e promuovere l’uso efficiente e accesso equo alle risorse idriche (SDG 6 target 6.4, 7%).

In Norvegia la maggior concentrazione di start up

Guardando alla concentrazione delle startup agrifood orientate alla sostenibilità nei diversi Paesi del mondo la Norvegia risulta al primo posto (25 startup agrifood, di cui il 60% sostenibili), seguita da Israele (119 startup, di cui il 58% sostenibili). In terza posizione si classifica la Nigeria (64 startup, di cui il 50% sostenibili), seguita dalla Polonia (20 startup, di cui il 50% sostenibili). L’Italia si trova al ventitreesimo posto (85 startup agrifood, di cui il 35% sostenibili). Sul fronte dei finanziamenti, invece, considerando le sole startup agrifood con chiara indicazione geografica e che hanno ricevuto almeno un finanziamento, il 40% è rappresentato da startup sostenibili. Queste ultime hanno raccolto complessivamente 6,4 miliardi di dollari dal 2017 al 2021, con una media pari a 7,3 milioni di dollari per azienda. Al primo posto, sul fronte della raccolta di investimenti, sono le startup sostenibili statunitensi (per un totale di 3,2 miliardi di dollari e 8,7 milioni di dollari a startup), seguite dalle startup operative in Asia, che hanno raccolto 2 miliardi di dollari, con un capitale medio di 10,9 milioni di dollari a startup. Seguono le startup in Europa, che hanno raccolto finanziamenti per 911 milioni di dollari (il 14% degli investimenti totali in startup sostenibili) e una media di 4,1 milioni di dollari per startup. Il finanziamento complessivo ottenuto dalle startup agrifood nel nostro Paese è di 16 milioni di dollari, con un capitale medio per startup di 1,6 milioni di dollari.

Lo scenario mondiale e l’impatto sulla quotidianità degli italiani

Il 2022 ha visto susseguirsi una serie di eventi gravi e imprevedibili che stanno delineando uno scenario sempre più preoccupante. Pandemia, guerra, crisi climatica e inflazione sono gli elementi di una ‘tempesta perfetta’ che sta minando il nostro futuro. L’inflazione, ad esempio, fa crollare il potere d’acquisto degli italiani: si stima che nel 2022 sia pari a 2.300 euro la perdita media del potere d’acquisto per le famiglie. E più si è soli, più pesa il caro vita. Emerge dall’anteprima digitale del Rapporto Coop 2022 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione di Nomisma, Nielsen, Gs1-Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi, e Npd.

La crisi climatica fa più paura della guerra

L’emergenza causata dalla crisi climatica è la prima fonte di preoccupazione per gli italiani e il 38% è convinto che sarà proprio questa la causa del prossimo evento epocale. Questa tematica impatta sullo stato d’animo degli italiani più della guerra in Ucraina (39% vs 28%) e dell’inflazione (29%),  Il problema delle risorse energetiche lo è in modo particolare in Italia, sia per questioni commerciali sia ideologiche legate alla Russia. Non bisogna poi dimenticare l’aspetto ideologico: il 27% degli italiani ritiene che siano UE e USA i maggiori responsabili della guerra, e il 35% è convinto che USA e UE siano i principali ostacoli alla pace.

Famiglie sempre più in difficoltà

In Italia la classe media è sempre più in difficoltà, aumentano i poveri (+6 milioni nell’ultimo anno) e cresce la forbice tra chi è molto ricco e chi vive una situazione di grave povertà. Rispetto al 2019 la ricchezza delle persone più facoltose del Paese è aumentata del 36%. Cresce infatti il mercato del lusso, con +46% compravendite di abitazioni da più di un milione di euro e +16% immatricolazioni di auto di valore. Allo stesso tempo, le famiglie sembrano già attuare una spending review: il 68% mette in pratica strategie di risparmio, il 57% limita gli sprechi, il 52% riduce in maniera selettiva la spesa destinata ad alcune categorie di prodotti e servizi, e 1 su 2 non acquista beni considerati superflui. 

Lavoro sempre più povero, crescono eccessi e dipendenze

Le retribuzioni non sostengono un costo della vita sempre più elevato. Oggi 1 occupato su 5 con contratto part time e 1 su 10 con contratto full time sono a rischio povertà.
In questo scenario di forte insicurezza, acquista sempre più importanza la dimensione personale. Allo stesso tempo, gli italiani sono sempre più dipendenti da smartphone e social (45% e 28%), guardano compulsivamente serie tv (31%) e vanno alla ricerca di esperienze ad alto tasso adrenalinico (12%).  Cresce anche la percentuale di chi consuma alcolici, si dedica a scommesse e giochi d’azzardo, quintuplica l’uso di psicofarmaci e quadruplica il consumo di droghe.

Meno auto sulle strade con la mobilità condivisa

Meno auto sulle strade con la mobilità condivisa. Lo rivela una recente indagine condotta dalla società di ridesharing svedese Voi, che ha rilevato un netto calo dell’uso della macchina dove erano presenti altre possibilità di spostamento. Più di un terzo degli utenti Voi afferma di aver ridotto significativamente o completamente l’uso dell’auto. Il sondaggio dell’azienda di ride sharing , vede coinvolti 10.000 riders in tutto il continente. Ha mostrato che il 36% degli utenti di monopattini elettrici afferma di aver fatto un uso ridotto dell’auto. Un altro dato interessante della ricerca, diffusa in occasione della  Giornata internazionale della micromobilità (25 agosto), è che i monopattini elettrici sono utilizzati da ogni fascia di età. In più, il 35% dei riders utilizza esclusivamente monopattini elettrici per il proprio viaggio, mentre oltre il 55% combina viaggi in monopattino elettrico con il trasporto pubblico. Questo è in aumento rispetto al 47% dell’anno scorso.

Anche per spostamenti di lavoro
L’anno scorso più del 40% dei riders ha affermato che uno dei loro scopi principali per guidare uno scooter elettrico Voi era il divertimento. Da allora questo numero è sceso al 30%, con un numero maggiore di riders che affermano di utilizzare i monopattini per viaggiare per eventi di socializzazione (59%) e per recarsi al lavoro o a scuola (48%). Inoltre, anche le persone che vivono in periferia stanno riducendo l’uso dell’auto. Il 60% dei riders che vivono entro 30 minuti di trasporto pubblico dal centro città ha ridotto l’utilizzo dell’auto a causa dei servizi di micromobilità.

Enormi potenzialità di sviluppo

La micromobilità, seppur già ampiamente diffusa, è però solo all’inizio e le potenzialità sono enormi. Come ha affermato Fredrik Hjelm, co-fondatore e CEO di Voi, “Stiamo iniziando a vedere un impatto significativo con un numero maggiore di persone che utilizzano i monopattini elettrici insieme ai trasporti pubblici e persone di tutte le età che trovano un’alternativa flessibile ai viaggi in auto, o addirittura abbandonano completamente l’auto. Anche con oltre 100 milioni di corse e 100 città alle spalle, abbiamo solo scalfito la superficie di ciò che è possibile con la micromobilità condivisa e ci sono vantaggi ancora maggiori per le città europee, la loro aria e la qualità della vita mentre continuiamo in questo viaggio”. 

Export filiera legno-arredo: Lombardia prima regione nel I trimestre 2022

È la Lombardia la prima regione per valore esportato nella filiera legno-arredo. Con una quota del 28%, +22,8% sul primo trimestre 2021, la Lombardia si conferma in testa, seguita da Veneto (+14,6%), Friuli Venezia-Giulia (+26,4%), Emilia-Romagna (+14,1%) e Toscana (+28,1%). A livello provinciale, invece, Treviso è ancora in testa alla classifica (+7,6%) rispetto a gennaio-marzo 2021, ma è Pordenone a registrare la crescita più significativa (+31%), seguita da Monza e Brianza (+22,6%). Quanto all’andamento complessivo delle regioni le esportazioni sono quasi tutte in crescita, a eccezione di Campania e Molise che chiudono rispettivamente a -19,2% e -1%.  Lo rivelano i dati sui flussi commerciali nel primo trimestre 2022 elaborati dal Centro Studi FederlegnoArredo.

Il comparto mobili

A livello di comparti sono le esportazioni di mobili a pesare di più: la Lombardia, con quasi 800milioni di euro registra una crescita del 24,1% rispetto ai primi tre mesi 2021, ed esporta soprattutto in Francia (+18,3%) e negli USA (+44,2%). Il Veneto (776milioni di euro, +14,8%) in Germania (+31,9%), il Friuli Venezia-Giulia (503milioni, +28,5%) nel Regno Unito (+45,6%) e negli USA (+71,9%), l’Emilia Romagna (226milioni, +14,5%) in Francia (+1,9%) e in Cina (+44,8%) e le Marche (146milioni, +10%) soprattutto negli USA (31,5%). Treviso è la provincia che esporta più mobili (481milioni, +6,5%), ma è Vicenza a registrare la crescita maggiore (129milioni, +49,1%), seguita da Bari (122milioni, +35%).

Illuminazione

Anche per l’illuminazione la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato nei primi tre mesi del 2022, con 210milioni di euro e una crescita del 10,8%% rispetto ai primi tre mesi 2021.
Germania e Francia le prime due destinazioni, in crescita del 3,5% verso il primo Paese, in flessione (-4,8%) nel secondo. Ma sono le esportazioni verso gli USA (+68,7%) e gli Eau (+49,2%) a registrare gli andamenti più significativi tra i primi 10 mercati di destinazione. Milano e Brescia le principali province per valore esportato (rispettivamente 69milioni, +7,6% e 46milioni, +1,6%). Bergamo la provincia che cresce di più in Lombardia (26milioni, +57,3%).

Legno

Anche per il legno la Lombardia si conferma la prima regione per valore esportato. Con 168milioni di euro e una crescita del 33,8% esporta principalmente prodotti in legno (158milioni di euro, +34,3%) verso Germania (+31%), Francia (+21,8%) e USA (+22,3%), ma sono le esportazioni verso la Cina a registrare la crescita più rilevante (+128,6%). Il Veneto invece esporta principalmente tronchi e segati (44milioni di euro, +25%) verso il Regno Unito (+37,3%). Bolzano è la prima provincia per valore esportato nel totale legno (57milioni, +31,6%), mentre Mantova registra la crescita più alta (+54,5%, 38milioni.

Acquisti: meno prodotti di marca, più Made in Italy

Aumentano gli acquisti di prodotti Made in Italy e a chilometro zero, mentre crollano quelli di prodotti di marca ed etnici. Rispetto a un anno fa gli italiani adottano comportamenti più consapevoli quando vanno a fare la spesa, e attribuiscono più importanza a salubrità e basso impatto ambientale dei prodotti. Da quanto emerge dal report FragilItalia, elaborato da area studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio sul tema Consumi e transizione green, a segnare gli incrementi percentuali maggiori sono infatti gli acquisti di prodotti Made in Italy (+28%), e a chilometro zero (+18%), seguiti dai prodotti light e integrali (+4%). Il calo più forte riguarda invece gli acquisti di prodotti di marca (-52%), etnici (-26%), biodinamici (-24%) e a base di soia (-23%).

Prezzo troppo elevato e necessità di risparmiare riducono gli acquisti

Nella classifica dei prodotti più acquistati, in terza posizione si collocano i prodotti ecosostenibili, a basso impatto ambientale, acquistati dal 47% del campione, seguiti dai prodotti light e integrali (44%). Il 74% dichiara invece di aver diminuito gli acquisti di prodotti di marca, il 51% di prodotti biologici, il 49% i prodotti equosolidali, il 45% quelli ecosostenibili. Ma quali sono i motivi che spingono a ridurre gli acquisti? Il prezzo troppo elevato viene indicato per la riduzione di acquisti dei prodotti biologici (50%), di marca (49%), ecosostenibili (48%), biodinamici (47%), a chilometro zero (46%), equo-solidali (44%), e Made in Italy (41%). La necessità di risparmiare spinge invece a ridurre gli acquisti di prodotti Made in Italy (47%), etnici (43%), equosolidali (42%), di marca e vegani (41%), e a chilometro zero (39%).

Più attenzione a salute, riciclo e filiera

Il 58% degli intervistati dichiara che aumenterà l’attenzione per i prodotti con confezioni riciclabili, seguiti da quelli con le indicazioni per salubrità, naturalezza e componenti, dal prezzo calmierato, ed ecologici (56%). Il 52% poi aumenterà l’attenzione alla filiera, preferendo prodotti locali ed ‘etici’, rispettosi dei diritti dei lavoratori, e il 47% preferirà acquistare direttamente dai produttori. Si tratta di orientamenti che presentano un saldo tra aumento e diminuzione degli acquisti, misurato in 54 punti percentuali per l’attenzione alle confezioni riciclabili, 52% a prezzi calmierati e salubrità/naturalezza, 50% all’ecologia dei prodotti, 47% alle filiere locali, 46% all’eticità, e 43% all’acquisto diretto dai produttori.

Driver di scelta e comportamenti di spesa

I driver più significativi per le scelte di acquisto del prossimo futuro sono sostanzialmente coerenti con i comportamenti di spesa consapevoli che si stanno affermando riporta Askanews. L’88% degli intervistati dichiara di utilizzare sacchetti in tessuto o biodegradabili, l’85% di confrontare il prezzo al chilo o al litro dei prodotti, l’83% di stilare la lista della spesa per evitare di acquistare prodotti che non servono, l’80% di acquistare prodotti con confezioni di carta/cartone, il 74% di acquistare, quando possibile, prodotti sfusi, il 73% di acquistare ricariche dei prodotti per la cura della casa per ridurre lo spreco di plastica, il 71% di acquistare prodotti ecosostenibili.

Milano, Monza Brianza e Lodi: tiene il sistema imprenditoriale nel primo semestre 2022

Nei primi sei mesi del 2022 continua la performance positiva delle iscrizioni di nuove imprese, che aumentano rispetto al primo semestre del 2021, sebbene in misura contenuta: sono 17.129 le nuove imprese nate al 30 giugno nei territori di Milano Monza Brianza Lodi, cresciute dello 0,8% su base tendenziale (erano state 16.994 nei primi sei mesi del 2021). Sono alcuni dei dati contenuti nel 32o rapporto “Milano Produttiva” del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Cresce anche la mortalità, con 12.173 chiusure (+1,9%), che sta tornando lentamente ai livelli fisiologici dopo i cali anomali registrati nel primo semestre del 2021 e del 2020, a causa delle conseguenze del blocco delle attività economiche prodotto dalla crisi sanitaria; tuttavia, il numero delle cancellazioni rimane ancora inferiore al dato pre-Covid (nel I semestre 2019 erano state 14.781). 

Positivo il saldo tra aperture e chiusure 

Come già ipotizzato per i dati dell’anno, probabilmente ci sono ancora aziende che, seppur in crisi, ritardano la chiusura, soprattutto se in attesa dei ristori governativi per la forzata riduzione delle attività. Il saldo tra iscrizioni e cancellazioni è stato positivo: +4.956 imprese (con il contributo determinante di Milano: +4.237 il suo saldo), risultato in lieve calo rispetto a quello registrato nel primo semestre del 2021, quando era stato di +5.050 unità. Conseguentemente, il tasso di crescita si conferma positivo (+1,05%, molto vicino all’1,08% del primo semestre 2021). Osserviamo, infine, che la natalità è praticamente tornata ai livelli pre-Covid: nel confronto tra il primo semestre del 2022 e il primo semestre del 2019 dobbiamo evidenziare una differenza negativa di sole 184 imprese (-1% in valori percentuali). I dati dello stock aggiornati al 30 giugno 2022 mostrano, rispetto a fine 2021, un lieve incremento del numero delle imprese attive (+1,4%). Complessivamente sono 389.010 le imprese operanti nell’area, diminuite dello 0,16% se rapportate a giugno 2021, quando erano 389.651. A pesare su questo risultato gli andamenti negativi di Monza Brianza (-1,1%) e di Lodi (-3%), mentre si mantiene in terreno positivo Milano (+0,2%). Questo il dettaglio delle imprese attive nelle tre province: Milano 310.800; Monza Brianza 64.172; Lodi 14.038.

Tendenza positiva per le start up innovative

Uno dei cluster più interessanti nello scenario locale è quello delle start up innovative: sebbene, in numeri assoluti si tratti di poche migliaia di imprese, hanno sempre registrato performance interessanti, con incrementi superiori alla media del sistema. Nell’area di Milano Monza Brianza Lodi, a fine giugno 2022, se ne contano 2.912, il 74,6% del totale regionale e un quinto del nazionale. Inoltre, rispetto a luglio del 2021, il loro numero è cresciuto del 5,7% (rispetto a giugno 2019 sono cresciute del 48,6%). La gran parte è localizzata nella provincia di Milano (2.737), che è prima nella classifica nazionale, seguita da Roma (1.599), Napoli (675) e Torino (532). Si tratta di imprese che operano soprattutto nei servizi avanzati – produzione di software e consulenza informatica; attività dei servizi d’informazione; ricerca scientifica e sviluppo; inoltre, sono di piccola dimensione (anche per limiti al fatturato imposti dalla legge per rimanere nel Registro) e sono solo società di capitali, principalmente Srl e Srl semplificate. 

Scatta la Quattordicesima 2022: come si calcola e quando arriva?

A chi spetta, come si calcola e quando arriva la quattordicesima? Per milioni di lavoratori italiani la Quattordicesima 2022è in arrivo in busta paga, e anche se il diritto alla mensilità aggiuntiva non è stabilito dalla legge, ma introdotto dai contratti collettivi di settore, in linea di massima a usufruirne sono i lavoratori assunti con contratto subordinato e i pensionati. Per verificare a chi spetta la quattordicesima in un determinato settore occorre consultare la disciplina prevista dal Ccnl di riferimento, spiega laleggepertutti. Non è da escludere che il contratto collettivo possa infatti circoscrivere la platea dei beneficiari, prevedendo, ad esempio, che determinate categorie di lavoratori ne restino escluse.

Periodo di pagamento e base di calcolo

Per quanto riguarda il periodo di pagamento della quattordicesima, in generale, poiché erogata al fine di consentire ai lavoratori di avere una maggiore disponibilità economica per le ferie estive, la mensilità aggiuntiva viene pagata tra giugno e luglio. A volte però le tempistiche di pagamento sono oggetto di specifico accordo in sede di contrattazione aziendale. Quanto alla base di calcolo, “il Ccnl può prevedere che alcune voci retributive ne siano escluse come, ad esempio, i bonus e le retribuzioni in natura – spiega laleggepertutti -. Il Ccnl Commercio prevede, che nei confronti dei lavoratori retribuiti in tutto o in parte con provvigioni o percentuali, il calcolo dell’importo della quattordicesima mensilità sarà effettuato sulla base della media degli elementi fissi e variabili della retribuzione percepiti nei dodici mesi precedenti la maturazione del diritto o comunque nel periodo di minore servizio prestato presso l’azienda”.

Un istituto retributivo a maturazione progressiva

La quattordicesima viene detta anche mensilità aggiuntiva, poiché l’importo è uguale all’importo della retribuzione lorda mensile percepita dal lavoratore. La quattordicesima è inoltre un istituto retributivo a maturazione progressiva: matura infatti in base ai mesi di lavoro effettuati durante l’anno al quale si riferisce, e il calcolo viene fatto generalmente sulla base dello stipendio percepito dal primo luglio precedente al 30 giugno dell’anno in corso. Tuttavia, le singole regole di calcolo sono definite dai singoli contratti collettivi di lavoro. Ma poiché viene maturata in ratei mensili, la maturazione di un rateo mensile si ha solo se, in quella mensilità, il lavoratore ha lavorato per almeno 15 giorni.

La categoria dei pensionati

La quattordicesima, riporta Adnkronos, spetta ai pensionati di almeno 64 anni che hanno un reddito complessivo fino a un massimo di 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti fino al 2016, e fino a 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo lavoratori dipendenti dal 2017. Il pagamento viene effettuato d’ufficio per i pensionati di tutte le gestioni sulla base dei redditi degli anni precedenti. Per coloro che perfezionano i prescritti requisiti entro il 31 luglio dell’anno di riferimento, la prestazione viene liquidata sulla rata pensionistica di luglio. Invece, per coloro che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dal 1° agosto in poi, la corresponsione è effettuata con una successiva elaborazione sulla rata di dicembre dell’anno di riferimento.

 I dipendenti vogliono cambiare lavoro: come trattenerli?

Secondo l’indagine “Italiani e lavoro nell’anno della transizione”, condotta dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, in collaborazione con SWG, il 55% dei dipendenti è insoddisfatto della propria occupazione, e il 15% è già passato ai fatti, avviando la ricerca di un nuovo lavoro. L’esperienza del Covid e l’introduzione del lavoro agile hanno portato a una diffusa insoddisfazione per la propria occupazione.  Come è noto, non si tratta di un fenomeno puramente italiano. Negli USA di Great Resignation si parla già dalla primavera 2021, ma non tutti gli aspetti dell’ondata di dimissioni sono comuni a livello internazionale.

Insoddisfazione e voglia di novità

Nel 38,7% dei casi a spingere verso una nuova occupazione è l’insoddisfazione, nel 35,4% la voglia di novità, poi la paura di perdere il lavoro (11,8%) e la scadenza del contratto (9,8%). Ma quali sono i fattori che generano insoddisfazione nei lavoratori? Nella maggior parte dei casi si tratta delle scarse opportunità di carriera (40,9%) e dei salari bassi (31,9%), ma per il 49% è necessario che il nuovo lavoro permetta un maggior equilibrio personale, maggior tempo da dedicare a sé stessi e minor carico di stress.
“Lo smart working è una modalità che ben concilia il lavoro con la vita privata, ma va ben strutturato perché diventi un’opportunità per il futuro”, commenta Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro.

Come ridurre il tasso di turn over?

Nel 2022 l’84,2% di chi lavora in agilità promuove a pieni voti questo modello, in virtù della conciliazione tra lavoro e vita privata. L’introduzione del lavoro agile potrebbe quindi essere un fattore importante per trattenere i talenti. Ma come sottolinea Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, un’azienda deve muoversi su più fronti per ridurre il tasso di turn over: “il datore di lavoro che mira a ridurre le dimissioni volontarie in azienda deve prima di tutto rendere più efficace il processo di selezione del personale, sapendo peraltro che spesso le dimissioni arrivano a pochi mesi dall’assunzione”. Spesso si è poi convinti che per trattenere i talenti l’unica arma efficace sia quella dell’aumento dello stipendio. Un modo di pensare in buona parte superato, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più giovani.

Benefit vs aumento di stipendio

“Una larga fetta di giovani lavoratori mette davanti agli stipendi le possibilità di sviluppo di carriera e formazione: ecco quindi che l’azienda che desidera trattenere i propri dipendenti dovrebbe investire soprattutto in tal senso”, conferma Adami.
In molti casi, ancor più dell’aumento di stipendio, l’introduzione di benefit personalizzati rende più forte il legame tra dipendente e azienda. “Non va poi trascurato un aspetto più generale, relativo al modo in cui l’azienda decide di relazionarsi con i propri collaboratori – aggiunge l’head hunter -: un datore di lavoro che direttamente o attraverso i propri manager mostri di ascoltare i propri dipendenti e di avere fiducia nelle loro capacità e competenze, parte già avvantaggiato”.

Raggiunto l’accordo sul caricabatterie universale europeo

In base alle nuove regole, dal 2024 si potrà utilizzare un unico caricabatterie per tutti i dispositivi elettronici portatili di piccole e medie dimensioni. La direttiva approvata da Parlamento europeo e Consiglio Ue propone infatti un unico caricatore di forma Usb-C per telefoni cellulari, laptop, tablet, e-reader, cuffie in-ear, fotocamere digitali, cuffie e auricolari, console per videogiochi portatili e altoparlanti portatili ricaricabili tramite cavo cablato. Questi dispositivi dovranno quindi essere dotati di una porta Usb di tipo C, indipendentemente dal loro produttore. E l’ambiente ringrazia: ogni anno vengono spediti in Europa mezzo miliardo di caricabatteria per dispositivi portatili, che generano dalle 11 alle 13mila tonnellate di rifiuti elettronici l’anno. 

I consumatori risparmieranno 250 milioni di euro l’anno

La direttiva, punto di arrivo di un percorso lungo 10 anni, secondo le stime dell’Ue aiuterà i consumatori a risparmiare fino a 250 milioni di euro all’anno sugli acquisti inutili di caricabatterie. A oggi, infatti, i consumatori spendono circa 2,4 miliardi di euro l’anno per acquistare caricabatteria separati non compresi nell’acquisto dei dispositivi. Nel 2020 sono stati venduti negli Stati dell’Unione circa 420 milioni di cellulari e altri dispositivi elettronici portatili. I consumatori possiedono in media circa tre caricabatteria per telefoni cellulari, ma il 38% dichiara di aver incontrato difficoltà almeno una volta nel ricaricare il proprio telefono perché i caricabatteria disponibili erano incompatibili. 

Il caso Apple

I tentativi di imporre un caricabatterie universale in tutto il territorio europeo risalgono al 2009, quando Apple, Samsung, Huawei e Nokia firmarono un accordo volontario per utilizzare uno standard comune. Ma questo approccio volontario non ha raggiunto gli obiettivi di sostenibilità ambientale e risparmio stabiliti inizialmente. Di fatto, l’USB-C è già uno standard condiviso nel panorama dei dispositivi mobili: tutti i principali produttori di smartphone hanno adottato la porta di nuova generazione da qualche anno. Apple è l’unica ad adottare un sistema diverso.
“Dal 2024 se Apple vorrà vendere i suoi dispositivi in Ue dovrà adottare il caricabatterie Usb-C – commenta il relatore del provvedimento al Parlamento europeo, Agius Saliba -. Su questo siamo stati molto chiari anche con loro, siamo stati a Cupertino e gliel’abbiamo detto”.

Interoperabilità delle tecnologie di ricarica wireless

La direttiva sul caricabatterie unico è solo il primo passo, e ha un orizzonte più ampio. Il legislatore europeo punta a ottenere “l’interoperabilità delle tecnologie di ricarica wireless entro il 2026 – chiarisce il relatore Alex Agius Saliba -. Stiamo anche ampliando la portata della proposta aggiungendo altri prodotti, come i computer portatili, che dovranno essere conformi alle nuove regole”. 
La ragione per cui si punta alla interoperabilità delle tecnologie di ricarica wireless è evidente, riporta Agi: sono il futuro. Le aziende tecnologiche si stanno infatti già muovendo verso un sistema universale di ricarica dei dispositivi elettronici: lo standard Qi.
Arrivare a questa data con una strategia comune, che vuol dire standard comuni, è uno degli obiettivi dei deputati alla Commissione.

Valori e stili alimentari: cosa è cambiato dopo il Covid?

Quali sono le trasformazioni che hanno caratterizzato gli stili alimentari e gli stili di vita degli italiani negli ultimi due anni? Come è cambiato l’abbraccio alla tavola nel post pandemia? Cosa desiderano i nostri connazionali nel loro menù ideale? A questa e ad altre domande ha risposto Osservatorio CIRFOOD DISTRICT condotto da Nomisma. Dai dati dell’indagine emerge che l’impatto della pandemia sulla vita delle persone ha determinato una vera e propria rivoluzione valoriale. I mutamenti intercorsi durante gli anni del Covid hanno infatti indotto gli italiani a sposare nuovi valori, che finiscono per determinare e guidare le loro scelte. Secondo i dati del Rapporto Coop 2021, sono 36 milioni le persone che hanno intenzione di modificare il proprio sistema valoriale nei prossimi 3 o 5 anni ed emerge, in particolare, il bisogno di dare maggiore spazio alla cura di sé: il 47% degli italiani vuole occuparsi di più della propria salute e il 42% trovare maggiore serenità ed equilibrio con se stesso.  In questo quadro emerge anche la volontà di tutelare l’ambiente, un altro valore che si sta affermando: il 40%, infatti, desidera impegnarsi maggiormente in tal senso. 

I nuovi valori legati al cibo

In questo panorama gli italiani rivolgono massima attenzione al tema del cibo. L’Osservatorio rileva non solo che l’83% dei lavoratori è molto attento alle proprie scelte alimentari, ma evidenzia anche ciò che la nutrizione rappresenta per le persone. Solo una percentuale minoritaria (12%) la associa a una mera necessità vitale: per molti italiani, al contrario, l’alimentazione rappresenta felicità e soddisfazione (32%), un momento di convivialità (29%), un modo per prendersi cura di sé e per fare prevenzione (27%).

Obiettivo salute 

La ricerca di aspetti come la cura del sé, la convivialità, la gratificazione verso il cibo ha portato gli italiani a cambiare i propri comportamenti alimentari, determinando l’instaurarsi di nuove abitudini a tavola.  Quella che si evidenzia maggiormente è l’intenzione di mangiare in modo sano ed equilibrato (42%), a cui si affianca una percentuale consistente di persone (26%) che cerca di ridurre il consumo di carne (Fonte: Rapporto Coop 2021). “Diminuire il consumo di carne significa anche imprimere una volontà attiva nella preservazione dell’ambiente, perché rappresenta una modalità concreta per ridurre l’impatto climatico”, commenta Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma.
In termini di stili alimentari, quasi il 30% degli italiani predilige la dieta mediterranea. Accanto a questo gruppo emerge una serie di altri stili molto variegati, in cui si identifica il 53% delle persone. Si tratta di comportamenti alimentari difficili da classificare in modo unitario perché esprimono tante esigenze differenti presenti oggi sul mercato. In questa percentuale rientrano, ad esempio, gli italiani che ricercano in modo continuativo cibo biologico, coloro che prediligono prodotti stagionali, chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, ma anche chi preferisce una nutrizione iperproteica (Fonte: Rapporto Coop 2021).