Contenuti sensibili e minori: nuove regole per verificare l’età degli utenti online

Arriva una nuova norma a tutela dei giovanissimi che fa sì che l’accesso ai contenuti online non sarà più libero per tutti. Con la nuova delibera n. 96/25/CONS, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha stabilito i criteri per l’introduzione di sistemi di verifica dell’età, destinati a proteggere i minori dalla visione di materiale inadeguato. La misura, prevista dal cosiddetto “Decreto Caivano” (Legge 159/2023), punta a limitare l’accesso dei minori a contenuti online inappropriati, come quelli a sfondo sessuale o violento.

Entro sei mesi, tutte le piattaforme digitali che ospitano contenuti potenzialmente dannosi, come video per adulti o materiali violenti, dovranno adottare strumenti efficaci per limitare l’accesso ai soli maggiorenni.

Come funzionerà il controllo dell’età

Il sistema sarà basato su una doppia verifica: identificazione e conferma dell’età, effettuate da soggetti terzi indipendenti. L’utente, per esempio, potrà dimostrare di avere più di 18 anni attraverso SPID, carta d’identità elettronica o wallet digitali.

Insomma, la procedura dovrebbe essere tale da impedire l’accesso ai minorenni. Una volta verificata l’età, il sistema rilascerà una “prova anonima” di idoneità, senza condividere dati sensibili con il sito che offre il contenuto. 

Privacy: anonimato per chi accede e per chi verifica

Uno degli aspetti più innovativi del provvedimento è la salvaguardia della riservatezza. Il sistema, infatti, si fonda su un meccanismo di “anonimato incrociato”: chi verifica l’età non conosce il contenuto richiesto, e chi offre il contenuto non riceve dati identificativi dell’utente. Un approccio in linea con il principio di minimizzazione dei dati previsto dal GDPR.

Il Garante per la Privacy ha dato il suo via libera, confermando che il modello rispetta i requisiti europei sulla protezione dei dati personali grazie alla minimizzazione dei dati trattati.

Linee guida flessibili, ma vincolanti

L’AGCOM non impone una tecnologia unica, ma stabilisce principi generali obbligatori: sicurezza informatica, precisione nella verifica, accessibilità anche per utenti fragili, trasparenza e diritto all’informazione. Saranno necessari anche strumenti per ricevere reclami e segnalazioni.

Il sistema italiano dovrà infine adattarsi, se necessario, alle future indicazioni dell’Unione Europea, che sta lavorando a una normativa comune sul tema della verifica dell’età online. In ogni caso, si tratta di un passaggio importante per la tutela dei più giovani, spesso poco avveduti quando si avventurano nel mondo online.

Buone notizie per chi ha un’auto: si stabilizzano i prezzi di assicurazioni e carburanti 

Negli ultimi tempi si osserva una tendenza positiva er quanto riguarda due voci che pesano sul bilancio delle spese automobilistiche. Dopo anni di continue oscillazioni, nel gennaio 2025 i prezzi dell’assicurazione auto si stabilizzano, mentre quelli dei carburanti segnano una lieve diminuzione.

I dati, raccolti da Facile.it, offrono un segnale incoraggiante per i consumatori, pur restando in bilico di possibili influenze internazionali che potrebbero modificare nuovamente la situazione nei prossimi mesi.

A quanto ammonta il premio medio dell’assicurazione?

L’osservatorio di Facile.it evidenzia che a gennaio 2025 il premio per l’assicurazione RC auto si attesta intorno a 625,79 euro per un automobile. Questo valore, sostanzialmente invariato rispetto a dodici mesi fa, registra addirittura un decremento del 2,8% rispetto a dicembre.

Gli esperti spiegano che la stabilizzazione dei sinistri stradali, unita a un rallentamento della pressione inflazionistica registrato nella seconda metà del 2024, sta contribuendo a contenere l’aumento dei costi. Tuttavia, rimane la possibilità che un aumento dell’inflazione, insieme a maggiori costi energetici e alle attuali tensioni internazionali, possa in futuro spingere nuovamente verso il rialzi dei premi.

Situazione disomogenea nelle diverse regioni italiane

L’analisi dei dati regionali rivela un quadro variegato: in alcune regioni, come Emilia-Romagna, Puglia, Umbria e Calabria, si osserva un calo annuo dei premi medi, segno di una migliore gestione del rischio assicurativo. In contrasto, il Veneto e il Lazio hanno registrato incrementi rispettivamente del 5,5% e del 4,7%, mentre in Lombardia e nelle Marche il rialzo si attesta attorno al 2%.

Queste differenze sottolineano come le condizioni locali e le specifiche dinamiche di mercato possano influire in maniera diversa sul costo dell’assicurazione auto.

Carburanti: prezzi in lieve ribasso 

Sul fronte dei carburanti, i dati di Facile.it indicano un aumento dell’1% su base annua per la benzina, mentre il diesel ha registrato una diminuzione del 2%. Considerando un’auto di segmento intermedio che percorre 30 km al giorno, le simulazioni mostrano una spesa mensile di circa 109 euro per la benzina e 82 euro per il diesel.

È interessante notare che, osservando l’andamento del mercato nel corso dell’ultimo semestre, i prezzi alla pompa erano inferiori: nel settembre 2024, infatti, la benzina e il diesel costavano rispettivamente 3 e 4 euro in meno rispetto ai valori attuali.

Autonoleggio: un mercato diviso, i numeri del 2024

Nel 2024 il settore dell’autonoleggio evidenzia una dicotomia tra il segmento del Noleggio a Lungo Termine (NLT) e quello a Breve Termine (NBT), con trend opposti che potrebbero segnalare un cambiamento nelle preferenze dei consumatori e nelle strategie aziendali.

Secondo le statistiche elaborate da Dataforce, il 2024 si è rivelato un anno particolarmente complesso per il settore del noleggio a lungo termine, che registra una flessione significativa rispetto al 2023. Con un calo complessivo di 66.728 unità, -17,68%, il settore passa da 377.429 a 310.701 veicoli.
In netto contrasto, il noleggio a breve termine, che mostra una performance decisamente positiva.

NLT: -49.800 immatricolazioni per il segmento Top 

Il declino del noleggio a lungo termine interessa quasi tutte le sottocategorie del comparto. Il segmento Top composto dai top player in termine assoluti soffre il maggior calo di immatricolazioni, trascinando al ribasso di fatto l’intero NLT. Su 66.728 immatricolazioni in meno 49.800 sono TOP.Case di qualità in affitto.
Anche il Captive subisce una flessione considerevole (-15.138 unità, -11,62%), mentre la diminuzione del Medium è pari a 3.900 unità (-26,79%).

L’unica nota positiva in questo panorama è rappresentata dalla categoria ‘Altro’, che registra un incremento di 2.110 unità (+103,13%).
Tuttavia, dato il volume relativamente ridotto di questo segmento, l’aumento non è sufficiente a compensare le perdite.

NBT: +19,58%, ma lontano dal livello pre-Covid

Il comparto NBT registra una crescita complessiva di 12.634 unità (+19,58%), passando da 64.517 a 77.151 veicoli.
Un risultato trainato principalmente dal segmento Top, che vede un aumento di 15.026 unità (+33,24%).

Al netto delle minori immatricolazioni degli altri operatori, rappresenta il 100% dell’incremento di immatricolazioni dei mezzi.
Anche il segmento Medium contribuisce positivamente alla crescita, con un incremento di 1.016 unità (+12,18%). L’unico elemento in controtendenza il segmento ‘Altro’, che registra una flessione di 3.408 unità (-31,08%).

Nonostante questa parziale contrazione, la quota di mercato complessiva del NBT aumenta, raggiungendo il 4,93%, +0,83% rispetto al 2023.
Un risultato positivo, ma ancora lontano dal livello pre-Covid, con 173.172 immatricolazioni nel 2019.

L’incertezza spinge verso la flessibilità

La marcata differenza tra l’andamento dei due comparti può essere interpretata come il segnale di una trasformazione più profonda nelle modalità di fruizione della mobilità.
La crescita del NBT riflette una maggiore propensione dei consumatori verso soluzioni più flessibili e meno vincolanti, influenzata dall’incertezza economica e dalla rapida evoluzione del mercato automobilistico.

Il calo nel NLT potrebbe invece essere legato all’impatto delle politiche di elettrificazione del parco auto, alle incertezze normative e agli effetti della transizione energetica sul mercato automotive. La significativa contrazione nel segmento Top suggerisce un ripensamento delle politiche di fleet management da parte delle aziende.

Gli scenari futuri

Il futuro del mercato dell’autonoleggio per il 2025 si caratterizza da due possibili scenari, influenzati da due fattori chiave: l’applicazione del nuovo sistema di calcolo del fringe benefit e la decisione della UE sulle multe per lo sforamento dei limiti di emissioni nelle nuove immatricolazioni.

Italiani, come siamo messi a stereotipi di genere?

Sì, è vero che gli stereotipi di genere nel nostro Paese sono in calo. Ma è altrettanto vero che tra i giovani uomini sta emergendo un atteggiamento che mette in discussione la parità tra uomo e donna. Questo si manifesta in una rivendicazione del ruolo centrale del maschio, anche in ambiti tradizionalmente associati al femminile.

Lo evidenzia la ricerca “Violenza di genere: percezione e opinione della popolazione italiana”, condotta da SWG per Giornaliste Italiane.

Violenza di genere: “colpa di chi agisce, ma la vittima deve difendersi”

Gli italiani attribuiscono la responsabilità della violenza di genere in modo chiaro e inconfutabile a chi la commette, soprattutto quando la vittima non è in grado di opporsi. Tuttavia, persiste l’idea che le donne debbano essere costantemente vigili per evitare situazioni rischiose.

Per 4 italiani su 10, alcune donne si espongono da sole al pericolo. Questa visione trova maggiore consenso tra i giovani uomini, che tendono a giustificare maggiormente il genere maschile. Al contrario, le giovani donne considerano inaccettabili tutte le limitazioni alla loro libertà.

Chi è l’autore della violenza? 

L’identikit dell’autore di violenza varia significativamente tra giovani uomini e giovani donne. I primi lo identificano con una figura marginale della società, spesso con precedenti penali o problemi psichici. Per le giovani donne, invece, il responsabile appare più come una persona comune, come il vicino di casa.

Denunciare, ma c’è chi non è sicuro

Otto italiani su dieci concordano sul fatto che una donna vittima di violenza debba sempre denunciare. Tuttavia, questa convinzione scende al 74% tra le giovani donne e al 63% tra i giovani uomini, indicando un’incertezza crescente nelle nuove generazioni.

Il ruolo dell’educazione e della responsabilità sociale

Sull’aspetto educativo, c’è maggiore accordo: sia i genitori che la scuola sono ritenuti responsabili nel trasmettere una visione corretta dei rapporti di genere, promuovendo rispetto e uguaglianza.

L’indagine è stata condotta con interviste online (metodo CAWI) su un campione rappresentativo di 837 cittadini italiani maggiorenni. Le interviste si sono svolte dal 13 al 15 novembre 2024, tenendo conto di variabili come genere, età, area geografica, titolo di studio e preferenze politiche.

Italiani e tempo che passa: la conquista della longevità

Invecchiare non fa paura, soprattutto se si continua a sentirsi giovani. La percezione dell’età sta cambiando, e in Italia oltre la metà della popolazione (51%) dichiara di sentirsi più giovane rispetto alla propria età anagrafica.

Questo sentimento è particolarmente evidente tra i 55-64enni (58%) e gli over 65 (69%), che manifestano una forte vitalità mentale nonostante il naturale declino fisico. Tuttavia, solo il 40% delle persone tra i 55 e i 64 anni afferma di sentirsi fisicamente più giovane, evidenziando una maggiore consapevolezza delle limitazioni corporee rispetto a quelle mentali.

La vecchiaia inizia quando si smette di fare progetti

Secondo l’Osservatorio Nestlé L’età senza età, la vecchiaia, per il 36% degli italiani over 60, inizia quando si smette di fare progetti. Questo studio offre uno sguardo innovativo sul rapporto tra longevità e qualità della vita, mettendo in evidenza come il senso di “scopo” o “purpose” – la capacità di porsi obiettivi e di mantenere attiva la mente – sia un fattore cruciale per contrastare il senso di invecchiamento.

La ricerca suggerisce che l’età non deve essere vista come una barriera, ma come un’opportunità per costruire esperienze significative, grazie anche a uno stile di vita sano e a una corretta alimentazione.

Le ansie legate all’età 

La percezione del tempo che passa suscita preoccupazioni diverse a seconda delle fasce d’età. Mentre i giovani tra i 18 e i 34 anni temono soprattutto i cambiamenti estetici (45%), le generazioni più mature, dai 35 ai 54 anni, si concentrano sul mantenimento della forza fisica (50-55%).

Tra i 55enni e gli over 65, invece, le paure più diffuse riguardano il declino cognitivo e la perdita di autonomia. Tuttavia, contrariamente agli stereotipi, la solitudine e l’isolamento colpiscono maggiormente i giovani, con una prevalenza del 27% tra i 18-34enni, rispetto al 17% degli over 65.

Obiettivo benessere in tutte le fasi della vita

La ricerca evidenzia un crescente interesse verso un’alimentazione più sana. Tra i 55-64enni e gli over 65, il 60% ha ridotto la quantità di cibo consumata, migliorandone però qualità e leggerezza. Inoltre, un terzo degli italiani ha aumentato il consumo di integratori, frutta secca e verdure. Questi cambiamenti riflettono una maggiore consapevolezza del legame tra alimentazione e longevità.

Come sottolinea Giuseppe Fatati, direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé, una dieta equilibrata non è solo una scelta personale, ma uno strumento per garantire un invecchiamento sano.

La visione del futuro

L’Osservatorio Nestlé mette in luce come ogni generazione possa contribuire al benessere collettivo. I più giovani suggeriscono di prendersi cura della salute mentale, mentre i 55+ raccomandano una buona alimentazione e attività fisica regolare.

Gli over 65, infine, invitano a dedicare più tempo alle persone care, mostrando l’importanza di legami affettivi solidi.

Risparmi: italiani cicale o formichine? 

Il sondaggio condotto da Saldi Privati, il sito di ‘vendite evento’, indaga le abitudini e le scelte dei suoi utenti in fatto di risparmi. Il 71% degli intervistati dichiara che il risparmio e la responsabilità in materia di acquisti sono valori molto importanti, mentre il 28% ammette che sono sì valori, ma certamente inferiori ad altri, e solo l’1% li considera trascurabili.

Nonostante questa attitudine valoriale, il dato preoccupante che emerge dalla survey è che oggi le persone riescono a mettere da parte molto poco, altro che ‘cicale’.

C’è chi non riesce a mettere via nulla

Il 22% risparmia meno di 100 euro al mese, il 36% da 100 a 300, il 15% fino a 500 euro e addirittura un 15% non riesce a risparmiare nulla.
In termini di benessere economico e costo della vita, il quadro generale se paragonato a 5 anni fa sembra peggiorato. Il 46% del panel dichiara infatti di risparmiare meno rispetto al passato, il 39 % dice di mantenersi più o meno in linea, e solo il 16% oggi mette da parte più soldi rispetto a prima.

Ma non tutto può essere sacrificato in nome del risparmio. Su questo punto il 40% degli utenti Saldi Privati è concorde nel non voler rinunciare alla qualità dei prodotti acquistati, il 33% al proprio stile di vita, il 29% al comfort della propria casa e solo l’11% afferma di non poter fare a meno di una vita culturale attiva.

Ma alla qualità non si rinuncia

Gli intervistati ribadiscono di non essere disposti a comprare prodotti cheap e di bassa qualità, piuttosto scelgono di fare shopping con minor frequenza (22%) e soprattutto prestano più attenzione a offerte e sconti (47%).
In questo scenario, i siti di flash sales come Saldi Privati si configurano come preziosi alleati per far fronte a budget sempre più ridotti e a un costo della vita sempre più alto.

Per il 64% del campione il benefit principale delle flash sales è la possibilità di accedere a brand di fascia alta e noti, che altrimenti sarebbero loro preclusi, e il 61% di godere di sconti fino al 70% sul prezzo iniziale.

Quando ci sono come vengono impiegati i risparmi?

Anche in questo caso emerge un ritratto degli italiani prudenti e parsimoniosi: il 48% li tiene in banca per spese impreviste, il 29% li usa per acquisti correnti, il 26% li impiega in investimenti finanziari e il 5% in investimenti immobiliari, mentre il 15% dichiara di non aver risparmi da spendere in alcun modo.

Se dovessero ‘spaccare il porcellino’ gli utenti di Saldi Privati sceglierebbero, con il 54% dei voti, di concedersi un bel viaggio, seguito dagli acquisti per la persona, come abiti, accessori e prodotti beauty (32%).
In coda alla wish list, l’automobile o la moto nuova (7%).
Insomma, italiani e motori sono un sodalizio che dura da sempre, ma non in tempi di recessione.

L’impatto dell’Alzheimer su famiglie e sanità dopo la pandemia 

Il quarto rapporto Censis su ‘L’impatto economico e sociale della malattia di Alzheimer dopo la pandemia da Covid-19’, svolto in collaborazione con Aima (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) e il contributo di Roche, delinea un quadro di solitudine e abbandono. I malati italiani di Alzheimer sono sempre più giovani, e con diagnosi più recente. Più giovani anche i caregiver, in prevalenza tra 46 e 60 anni.

La famiglia resta il soggetto centrale dell’assistenza per i malati di Alzheimer, ed è condizionata dalla malattia del congiunto. Oltre la metà dei casi segnala tensioni tra familiari. Ma di fatto, è sul caregiver che si concentra la maggior parte degli oneri assistenziali. Il 68,3% afferma di sentirsi solo, ma l’84,9% si sente utile nonostante la situazione di grande difficoltà. 
Permane, inoltre, la forte connotazione di genere della malattia: il 62,2% di pazienti è donna, così come oltre il 70% dei caregiver.

Un modello assistenziale basato sulla delega alle famiglie

Minoritaria la quota di intervistati che fornisce un giudizio positivo sull’attuale situazione dell’assistenza pubblica al proprio familiare (36,2%). Nella percezione dei caregiver (42,3%), in particolare dopo la pandemia, non si è riscontrata nessuna variazione significativa nell’offerta di servizi per le persone con Alzheimer.

Anzi, per il 29,8% la situazione è peggiorata.
Poco è mutato rispetto alla condizione di chi convive con l’Alzheimer e al modello assistenziale basato sulla delega alle famiglie.
Lo conferma anche la nuova stima dei costi economici e sociali della malattia. L’aumento complessivo del costo medio annuo per paziente ha raggiunto 72.000 euro, +15% rispetto al 2015 della quota di costi diretti a carico delle famiglie.

Aumentano i tempi per la diagnosi

Più della metà dei pazienti (53,3%, quasi il 60% al Sud) non ha mai effettuato una visita presso un Cdcd (Centro per i disturbi cognitivi e le demenze) e solo il 37,7% è seguito da un Cdcd.
Si registra poi un divario tra i pazienti presi in carico dal Cdcd: sono il 48,2% tra i residenti al Nord, contro un terzo circa di quelli che vivono al Centro e al Sud.

Negli anni i tempi per diagnosticare la malattia sono variati di poco, ma risultano ancora aumentati, passando da una media di 1,8 anni nel 2015 a 2,0 anni nel 2023.

Vivere con la paura che la malattia peggiori 

Sono pazienti abbastanza giovani (età media 71 anni, 45,1% meno di 70 anni, e non a prevalenza femminile, come nell’Alzheimer, coloro che soffrono di un disturbo lieve (Mci). Il primo referente a cui si sono rivolti è il medico di medicina generale, seguito dallo specialista neurologo pubblico. Solo il 6,9% ha consultato direttamente un Cdcd. Tuttavia, la maggioranza indica nel Cdcd il soggetto che ha effettuato la diagnosi. 

Secondo gli intervistati, poi, il rapporto con i servizi assistenziali è inesistente e il supporto psicologico fornito dal Ssn insufficiente, nonostante il 68,5% denunci difficoltà nella quotidianità e bisogno di forme di sostegno.
Per il 90,1% è la paura di peggiorare a dominare l’esistenza. Per affrontare i loro problemi, i pazienti prima di tutto vorrebbero terapie farmacologiche efficaci (88,2%).

Musei e aree archeologiche: nel 2023 aumentano visitatori ed entrate

L’anno passato il numero di visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche ha superato i livelli pre-pandemia, crescendo del 16% rispetto al 2019, mentre le entrate sono aumentate del +27%. Anche per i teatri l’andamento è stato positivo, seppure più contenuto (+6% spettatori, +5% entrate).

Il digitale continua a rappresentare un volano di innovazione per molte istituzioni culturali. Nel 2023 il 54% dei musei ha investito in questo senso, concentrandosi su servizi di supporto alla visita, catalogazione e digitalizzazione delle collezioni.
Grazie anche all’impulso derivante dai finanziamenti pubblici, il 74% dei musei ha digitalizzato almeno parte della collezione e circa la metà ha pubblicato sul sito web le opere digitalizzate.

Il digitale è alleato dell’accessibilità

A quanto emerge dall’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura della School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del convegno ‘Il digitale per una Cultura inclusiva’, le istituzioni culturali negli ultimi anni hanno fatto passi avanti in termini di attenzione alle performance economiche, ma ciò non è andato a discapito della volontà di essere maggiormente inclusivi.
Al contrario, un fronte di innovazione sempre più importante è quello dell’accessibilità.

“Il digitale e la tecnologia si confermano alleati importanti per favorire l’accessibilità: le repliche 3D, ad esempio, consentono l’esplorazione tattile guidata degli artefatti, così come gli schermi touch interattivi, che possono essere progettati per includere tutti i tipi di pubblici”, spiega Michela Arnaboldi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio.

Distribuzione online e data strategy

Sebbene l’esigenza di digitalizzare il patrimonio sia molto sentita, il 68% del campione non ha una chiara strategia. La distribuzione indiretta su canali digitali rimane ancora poco valorizzata: solo l’1% delle vendite deriva da intermediari come le Online Travel Agency (OTA) e il 6% dai siti dei concessionari. Nei teatri i valori sono maggiori, ma in entrambi i comparti il potenziale di crescita è molto alto.

La distribuzione online è anche una fonte preziosa di dati. Tanti teatri usano le informazioni provenienti dalla biglietteria per migliorare la gestione operativa (57%), ma anche la pianificazione strategica e culturale. Ad esempio, per rivedere il palinsesto degli spettacoli (39%). 

AI e altri trend

Il 14% dei musei, monumenti e aree archeologiche già fa uso dell’AI per creare contenuti (testi per la newsletter o immagini per i post social).
Vi sono poi applicazioni con un maggiore livello di complessità, che comportano la necessità di istruire l’algoritmo con informazioni specifiche detenute dalla singola istituzione. Un ulteriore livello di complessità è quello della creazione di servizi o prodotti che afferiscono ad attività curatoriali, di ricerca e restauro, ma anche alla creazione di veri e propri contenuti culturali.

Le implicazioni dell’uso dell’AI generativa sono numerose anche in termini di accessibilità, principalmente a livello linguistico (la possibilità di tradurre contenuti testuali e audio immediatamente e simultaneamente in varie lingue).
Altre soluzioni digitali interconnesse all’accessibilità sono realtà aumentata, virtuale e mista, offerte a supporto dell’esperienza di visita dal 29% dei musei con una maggiore penetrazione nei musei più grandi.

Le skills di oggi? Competenza ed esperienza

Competenze ed esperienza sono diventate le parole chiave nel mondo del lavoro contemporaneo. Oggi, il possesso di un titolo di studio non è più sufficiente per garantirsi opportunità di carriera o retribuzioni adeguate.

Le aziende attribuiscono maggiore valore alle competenze pratiche e all’esperienza professionale dei candidati. Questo cambiamento, noto come “economia delle competenze”, ha preso avvio già durante la Grande Recessione del 2008 e si è accentuato ulteriormente con la pandemia.

Le hard skills invecchiano in 5 anni

Il mondo del lavoro sta evolvendo rapidamente, richiedendo competenze diverse giorno dopo giorno, il che costituisce una sfida per molte aziende. Un sondaggio condotto da Springboard ha rivelato che più di un terzo dei leader aziendali ritiene che le competenze tecniche attuali abbiano una durata di meno di due anni, mentre il 78% crede che le “hard skill” diventeranno obsolete in meno di cinque anni.

Secondo l’ultimo rapporto sul futuro dei lavori elaborato dal World Economic Forum, entro il 2028 il 44% delle competenze dei lavoratori subirà cambiamenti significativi o interruzioni, rendendo alcune competenze obsolete o richiedendo aggiornamenti importanti. Attualmente, il 70% dei leader aziendali riconosce l’esistenza di un divario di competenze che sta influenzando negativamente le prestazioni aziendali, limitando l’innovazione e la crescita.

Formazione centrale per la GenZ

L’azienda italiana Zeta Service, specializzata in servizi hr e payroll, ha affrontato questa sfida creando un Campus gratuito per la formazione delle future generazioni di lavoratori. Questo Campus si propone di colmare il divario tra conoscenze teoriche e competenze pratiche, preparando i giovani per il mondo del lavoro attuale e futuro. I giovani, in particolare la Generazione Z, riconoscono l’importanza della formazione nel progredire nella loro carriera.

Il 53% della Gen Z ritiene che l’apprendimento sia fondamentale per il loro sviluppo professionale. Questo atteggiamento sta ridefinendo il mondo del lavoro, con una maggiore attenzione alla soddisfazione lavorativa e alla ricerca di ruoli che rispecchino i propri valori.

Le aziende dovrebbero dedicare più tempo alla formazione

La formazione continua è cruciale sia per le aziende sia per gli individui. Tuttavia, una persona su cinque ritiene che la propria azienda non dedichi abbastanza risorse e tempo all’apprendimento. Il Campus Zeta Service si propone di rispondere a questa esigenza, offrendo ai partecipanti l’opportunità di acquisire competenze specifiche per il loro ruolo e garantendo loro un futuro migliore nel mondo del lavoro.

Dark web: un “ricco” mercato di furti ed estorsioni

Monitorare le attività e le tendenze del mercato del dark web è come “sbirciare le strategie del nemico – spiega Sergey Lozhkin, Principal Security Researcher, Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky -. Non si tratta solo di protezione, ma di padroneggiare l’evoluzione del panorama delle minacce per difendersi dai rischi di domani”. 

Di fatto, nel 2023 le attività di estorsione e i furti sul mercato del dark web, uno dei centri principali per i servizi illeciti della comunità dei criminali informatici, sono aumentatati significativamente.
Nell’ultimo Kaspersky Security Bulletin (KSB), gli esperti del Global Research and Analysis team di Kaspersky Digital Footprint Intelligence realizzano un’analisi completa del 2023, e forniscono indicazioni sulle tendenze emergenti di questo mercato sommerso.

Cybercrimine: i trend del 2024

Guardando al futuro, l’azienda prevede anche nuove sfide, tra cui una maggiore presenza di servizi di crypto-drainer, una maggiore promozione di siti web fraudolenti attraverso la search advertising, e un aumento dei ‘loader’ dannosi.

Le credenziali personali e aziendali sono esposte a un rischio crescente di fuga di informazioni. Il mercato del dark web ha registrato un aumento dei post relativi a malware stealer, progettati per rubare informazioni sensibili come credenziali di accesso, dettagli finanziari e dati personali. I criminali informatici vendono questi dati ad altri soggetti malintenzionati con lo scopo di rubare l’identità, commettere frodi finanziarie o altre attività illecite.

In particolare, i post che offrono i log di Redline stealer, una famiglia di malware molto diffusa, sono triplicati, passando da una media mensile di 370 nel 2022 a 1.200 nel 2023.

Malware: dal phishing alla pubblicità su Google

Complessivamente, il volume dei vari file di log di malware, contenenti dati di utenti compromessi e pubblicati sul dark web, è aumentato di quasi il 30% nel 2023, rispetto all’anno precedente.

Nel 2024 i truffatori si rivolgeranno sempre più alla pubblicità sui motori di ricerca per promuovere siti web contenenti malware.
Se prima si affidavano alle e-mail di phishing, ora utilizzano gli annunci di Google e Bing per garantire che le loro pagine di destinazione, contenenti malware, ricevano le prime posizioni nei risultati di ricerca.

L’interesse per le criptovalute alimenta la proliferazione dei crypto drainer 

I crypto drainer, una categoria di software malevoli progettati per il trasferimento rapido e automatico di fondi dai portafogli di criptovalute legittimi a quelli di attori malintenzionati, stanno guadagnando terreno. Kaspersky prevede un aumento della domanda di questo tipo di malware per il furto di criptovalute, con il conseguente aumento della presenza di annunci pubblicitari che ne promuovono lo sviluppo e la vendita sul mercato clandestino.

L’interesse sostenuto per le criptovalute, gli NFT e i relativi asset digitali dovrebbe alimentare la proliferazione di questi drainer.