Traffico Internet: l’AI farà diminuire i clic sui siti del 43%

A livello globale, secondo i dati della società di analisi Chartbeat, tra novembre 2024 e novembre 2025 il traffico da Google verso oltre 2.500 siti è già sceso del 33% (solo negli USA del -38%), e del 43% nei prossimi tre anni.

Questo perché i motori di ricerca stanno diventando sempre più ‘answer engines’, interfacce che rispondono direttamente nei risultati di ricerca, o nelle chat, riducendo la necessità di cliccare sui siti d’informazione. Risulta da un sondaggio condotto dal Reuters Institute tra 280 leader digitali in 51 Paesi tra novembre e dicembre 2025.
“Le preoccupazioni più recenti – spiega il rapporto – si concentrano su AI Overview di Google, che ora appare in cima a circa il 10% dei risultati di ricerca negli Stati Uniti e si sta rapidamente diffondendo altrove”.

Si riducono gli sforzi su SEO e social

In questo contesto, alcuni editori stanno cercando nuovo pubblico tramite piattaforme di newsletter, come Substack, mentre si riducono gli sforzi sul ‘vecchio’ SEO, così come sui social tradizionali, anche in considerazione del calo sostanziale del traffico di riferimento verso i siti di notizie da Facebook (-43%) e X (ex Twitter, -46%) negli ultimi tre anni.

Un altro elemento di preoccupazione è l’ascesa di creators e influencer. Più di due terzi (70%) degli intervistati teme infatti che venga sottratto tempo e attenzione ai contenuti delle testate. E quattro su dieci (39%) temono di perdere i migliori talenti in favore di questo ecosistema, che offre maggiore controllo e ricompense finanziarie potenzialmente più elevate.

Non è colpa dell’algoritmo: il modo di accedere all’informazione online è cambiato

A pesare sul calo di visite non sarebbe, quindi, un cambiamento di algoritmo, ma una trasformazioni più profonda del modo in cui accediamo alle informazioni online. L’impatto crescente dell’AI generativa sta modificando infatti il comportamento degli utenti e il ruolo tradizionale dei motori di ricerca.

Il punto non è tanto la quantità di contenuti pubblicati, quanto il fatto che sempre più spesso l’utente non arriva più sui siti perché la risposta la trova prima. Questo per gli editori si traduce in meno visite, meno pagine viste, e di conseguenza, meno ricavi pubblicitari e minore visibilità dei contenuti originali.

Non è solo una questione di tecnologia

Intanto, le stesse piattaforme AI stanno diventando nuovi intermediari della distribuzione. Tra quelle considerate più rilevanti per il futuro compaiono strumenti come OpenAI, Google Gemini e Perplexity, segno di un ecosistema informativo che si sta spostando progressivamente dalle pagine web tradizionali verso interfacce conversazionali.

Il risultato, almeno stando alle previsioni dei manager intervistati come si legge su HDBlog.it, è un web in cui il traffico diretto ai siti rischia di diventare sempre più raro. Non un azzeramento completo, ma una contrazione strutturale che potrebbe cambiare in modo definitivo l’equilibrio economico dell’informazione digitali.

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Politica internazionale, gli italiani “vedono nero”

La conferma arriva dai risultati dell’Osservatorio ISPI-Ipsos ItaliaInsight, dal titolo ‘Gli italiani e la politica internazionale’. Le percezioni degli italiani sul panorama geopolitico del 2024 e del nuovo anno sono piuttosto pessimiste. Per l’88% oggi viviamo in un mondo sempre più insicuro, per il 91% più frammentato e per il 76% con più diseguaglianze.

In sostanza, le percezioni, già negative a inizio anno, sono via via peggiorate, delineando un clima di grande preoccupazione e profondo pessimismo. Tanto che la Terza Guerra Mondiale per il 47% è un’eventualità ‘probabile’ nei prossimi tre anni, e solo il 15% la ritiene ‘altamente improbabile’.

Guerra, cambiamento climatico, recessione 

È un mondo minacciato innanzitutto dalle guerre (49%), anche se gli spiragli di negoziati sui vari fronti fanno scendere del 5% questo valore nell’ultima rilevazione.
La quota di menzioni del cambiamento climatico, invece, si riduce dell’11% nel quarto trimestre. Per l’Italia, tuttavia, la minaccia rimane soprattutto legata all’andamento dell’economia internazionale.

Da notare come stia maturando una prospettiva diversa su questo tema: non è più solamente un problema di crisi economiche ‘esogene’ (dal 51% al 41%), ma anche di distribuzione delle risorse, quindi, di diseguaglianze economiche e sociali (dal 34% al 41%).

Chi ha paura di Donald Trump?

Ma quali sono le maggiori preoccupazioni per il 2025? In cima a questa classifica si trova una possibile crisi economica in Europa (26%), il protrarsi della guerra in Ucraina (25%), un aumento degli eventi atmosferici estremi (24%) e un’ulteriore escalation in Medio Oriente (23%).
Quanto all’elezione di Donald Trump, per il 38% è ‘una cattiva notizia per l’Europa e per il mondo’. Il 24% è però di parere opposto, mentre colpisce il 38% di giudizi ‘sospesi’ sul suo ritorno alla Casa Bianca .

L’inizio della seconda presidenza Trump rappresenta però anche (ex aequo con la pace in Ucraina e in Medio Oriente) l’elemento di maggiore speranza per il 2025, tutti menzionati dal 22% degli intervistati. 
Solo l’11%, al contrario, la indica come la fonte di maggiore preoccupazione per il 2025.

Spese  militari: solo il 10% è favorevole a un aumento

Per l’Europa una seconda presidenza Trump significa soprattutto decidere come affrontare la realistica prospettiva di un crescente disimpegno militare degli USA dallo scacchiere del Vecchio Continente. 

Su questo punto è chiara la propensione degli italiani: solo il 10% è a favore dell’aumento delle spese militari, mentre il 34% ritiene che i livelli attuali di spesa siano ‘adeguati anche senza gli Stati Uniti’ e il 26% sarebbe per ridurre la spesa.

Quanto alla guerra in Ucraina, la maggioranza (60%) ritiene che a questo punto del conflitto l’Ucraina debba accettare un accordo con la Russia, anche a costo di perdere parti significative del proprio territorio. E per un 21%, Europa e USA devono addirittura interrompere la fornitura di armi all’Ucraina, anche se questo dovesse comportare la conquista da parte della Russia. Rimane un 19% che ritiene che si debba continuare a fornire armi all’Ucraina fino a quando non avrà riconquistato il suo territorio.

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Ricerca di lavoro: quanto conta la web reputation?

La reputazione online ha oggi un ruolo centrale nel mondo del lavoro. Prima di assumere, infatti, i responsabili delle risorse umane spesso fanno ricerche sul web per conoscere meglio i candidati e tracciarne un profilo quanto più accurato.

Curare la propria immagine online è quindi fondamentale per aumentare le proprie possibilità di successo in ambito professionale.

C’è ancora poca consapevolezza sul tema 

Una recente indagine condotta da Orienta, tramite un questionario a risposta chiusa tra i suoi follower su LinkedIn, ha esplorato quanto gli utenti conoscano il concetto di web reputation e la sua rilevanza per il mondo del lavoro. Con 12.000 rispondenti, la survey ha toccato temi come la funzione della reputazione online, i rischi associati, e quali informazioni conviene rendere pubbliche.

Dalla ricerca è emerso che solo il 50% degli intervistati dichiara di conoscere la web reputation, mentre l’altra metà ammette di non saperne abbastanza.

L’utilità della reputazione online e come costruirla

Il 61% dei partecipanti alla survey ritiene che una buona reputazione online sia fondamentale per ottenere apprezzamento dalle aziende. Il 36% pensa che una presenza positiva si costruisca attraverso interazioni significative, mentre il 34% preferisce pubblicare contenuti di valore. Un ulteriore 21% considera essenziali i feedback positivi ricevuti da altri.

L’uso attento dei social e il monitoraggio della propria immagine digitale sono quindi elementi strategici per chi cerca di migliorare la propria presenza online.

Rischi e dati sensibili

Tra i principali rischi individuati dagli intervistati, il 44% teme che i propri dati o immagini vengano usati impropriamente, mentre il 28% teme la diffusione di fake news a proprio svantaggio. Un altro 28% è preoccupato di dare un’impressione negativa di sé.

È interessante notare che il 75% dei rispondenti considera importante mantenere private le informazioni personali: lo stato di salute (46%) è considerato il dato più sensibile, seguito dalle opinioni politiche o credi religiosi (19%).

Una società iperconnessa: opportunità e sfide

Come sottolinea Giuseppe Biazzo, amministratore delegato di Orienta, viviamo in una società sempre più digitale e connessa, dove la reputazione si costruisce anche online. “La web reputation è cruciale nei processi di assunzione, ma è fondamentale che non diventi un freno alla libertà di espressione, evitando autocensure o discriminazioni”, afferma Biazzo.

In conclusione, una gestione consapevole della propria immagine online può offrire opportunità sia per i candidati sia per le aziende, garantendo al tempo stesso un equilibrio rispettoso delle libertà individuali.

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Creator e influencer: gli italiani premiano il contenuto

Sono 29 milioni, metà della popolazione italiana, le persone che seguono attivamente un influencer. Ma l’edizione 2024 dell’Osservatorio InSIdE (Influencers Stories Identity Evolution) di Eumetra e Pulse Advertising registra un’evoluzione: i follower relativizzano il ruolo di ‘personaggio’ e premiano il contenuto.

L’Osservatorio segnala 3 macro-motivazioni addotte dal consumatore sul perché segue un influencer: “mi piace, mi attrae, mi incuriosisce la sua vita”. (-2% anno su anno), “offre o mi fa scoprire occasioni, prodotti, sconti” (+3%), “è interessante, mi diverte quello che racconta” (+3%)
Se la fiducia è ancora la logica per cui si segue un influencer (people trust people, le persone si fidano delle persone) è ciò che si pubblica a crescere di rilevanza.
Non a caso, la prima ragione per cui si smette di seguire un influencer è ‘la noia’ (27%), seguita da ‘fa troppe pubblicità’, (22%).

Un indice di conversione interno

Le metriche esclusivamente social sono deboli: la fan base non implica engagement, l’engagement puro si ottiene con mezzi che raramente hanno a che fare con la comunicazione (ottengono più like figli, animali, prese di posizione assertive e provocatorie che i post ADV).

Escluse ragioni ‘ovvie’ (‘è disponibile, non lavora per la concorrenza, la mia agenzia può ingaggiarlo, piace al mio capo o alla figlia del mio capo’) restano due modi per individuare potenziali creator: verificarne l’attenzione che l’audience potrebbe riservare, usare indici che mixano performance social e non social.
I concetti di mega o micro influencer sono definiti dalla numerosità dei follower, ma sono parziali e talvolta fuorvianti.

Prevedere l’impatto dell’influencer marketing sulle categorie

Agli albori dell’influencer marketing food blogger, gamer, traveller permettevano di scegliere un influencer in base alla categoria di prodotto che si intendeva promuovere.
Oggi esistono metriche precise che calcolano la conversion di attivazione delle campagne di influencer marketing.

Uno dei peggiori errori sarebbe quello di vedere questi due fatti come statici. Alla domanda ‘quali prodotti hai preso in considerazione negli ultimi 30 giorni perché li hai visti narrati da un influencer’ vengono citate macrocategorie come beauty, fashion, food.
Ma se si chiede ‘In quali di questi settori i contenuti promossi da influencer potrebbero spingerti all’acquisto di qualcosa?’ emergono altre categorie: travel, tech, entertainment.

Il consumatore è sempre consapevole

Cambridge Analytica aveva chiaro che i propri dati erano la moneta di scambio per poter fruire di un oceano di contenuti e opportunità relazionali. Oggi si sa benissimo che i creator sono retribuiti dai brand e che vivono della creazione di contenuti per promuovere, raccontare, spingere prodotti. E ci si attende che questa promozione aumenti, si diversifichi, cambi. La noia è sempre in agguato.

Come ogni azione di comunicazione, la conoscenza è alla base di decisioni efficaci. E solo la comprensione del consumatore permette di prendere decisioni informate e appunto, efficaci.

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Singles’ Day 2023: l’evoluzione della “singletudine” tra falsi miti e realtà 

Cosa significa oggi essere single? In occasione del Singles’ Day, la giornata dedicata alle famiglie monocomponenti che si celebra l’11 novembre, l’Osservatorio Single di Ipsos offre una chiave di lettura per farsi strada tra falsi miti ed esigenze reali di un nuovo target sempre più esteso.

L’Osservatorio inserisce questa tendenza nella necessità di trascorrere più tempo da soli, un bisogno sentito dal 58% degli italiani. Il 67% sostiene poi che fare attività da soli li rende orgogliosi. Ma oltre al nuovo sentimento di empowerment e fierezza, emerge anche qualche ombra e necessità di rassicurazione sociale.
A oggi in Italia i single sono il 33% del totale, e un single su cinque ha meno di 45 anni. Nei prossimi 20 anni si stima che aumenteranno del 17% e del 9% i genitori senza partner, mentre le coppie con figli diminuiranno del 18%.

Sinonimo di indipendenza e sicurezza di sé

Essere single oggi principalmente è sinonimo di orgoglio. I single nella contemporaneità sono percepiti come completi, indipendenti, sicuri e con la piena consapevolezza di sé e del valore del proprio tempo.

Prendersi momenti in solitaria è considerato un arricchimento del proprio valore, che alimenta il senso di autonomia e orgoglio. Il 67% delle persone sostiene che fare attività da soli rende soddisfatti (donne 74% vs 61% uomini).
In merito alle attività, i viaggi in solitaria risultano molto appealing: il 63% ritiene motivo di orgoglio viaggiare da soli, soprattutto le donne, per le quali è un’opportunità fondamentale per acquisire fiducia ed essere orgogliose (72% vs 57% uomini).

L’altro lato della medaglia: incerti e con difficoltà economiche

Tale contesto incontra il successo delle app di dating. Strumenti e piattaforme di incontro sono sempre più percepiti come occasioni per connettersi e aprirsi all’altro. Il 50% degli intervistati e delle intervistate, sostiene che le app social e di incontri sono un’opportunità di valore per creare relazioni, amicizie e (non solo) incontri casuali.

Ma l’altro lato della medaglia racconta di sfide, incertezze, difficoltà economiche e rischio di isolamento.
L’inflazione e il caro vita infatti affliggono anche i single: il 45% afferma di avere difficoltà a mantenere il proprio tenore di vita, e l’83% sostiene che è importante pianificare i risparmi per affrontare il futuro.

Attenzione al rischio isolamento

Ma anche il viaggio assume un connotato diverso. Una persona su due dichiara che viaggiare è più costoso come singolo. E, al di là del portafoglio, risulta evidente anche un topic legato alla sicurezza e al timore del viaggiare in solitaria.

Il 47% delle persone intervistate dichiara che vorrebbe viaggiare in solitaria, ma pensa che sia pericoloso, soprattutto le donne (57% vs 40%). Inoltre, 8 persone su 10 affermano che avere qualcuno con cui condividere le esperienze sia essenziale per viverle appieno.
Importante poi il tema del benessere e la salute mentale, che può essere intaccata se si scivola nell’isolamento. Un rischio, in particolare, per chi vive da solo. 

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Energia solare: bollette meno care e ambiente più pulito. Ecco perché gli italiani la scelgono

Molti italiani scelgono il solare, e sposano la rivoluzione sostenibile del passaggio all’energia rinnovabile. La necessità di contenere i costi delle bollette (69,5%), la sostenibilità (49,7%) e il desiderio di indipendenza energetica (58,4%) sono infatti le motivazioni che hanno spinto gli italiani all’installazione di un impianto fotovoltaico. Sono alcune evidenze emerse dalla survey condotta da Otovo, il marketplace dedicato alla vendita online e installazione di pannelli fotovoltaici per il mercato residenziale. Per quanto riguarda la scelta dell’azienda a cui affidarsi, secondo Otovo è guidata dalla possibilità di usufruire di incentivi statali e detrazioni fiscali (77,9%), ma anche da poter delegare le questioni burocratiche e ingegneristiche (60,4%) e dalla qualità delle componenti (37,6%) affiancata dalla reputazione dell’azienda stessa (35,9%).

Un “passaggio” rallentato da vincoli e incertezze 

Se a fronte delle scelte compiute, e dell’attuale situazione relativa agli incentivi, il 72,5% degli intervistati ripeterebbe la propria scelta di installare un impianto fotovoltaico, chi ancora non è passato al solare non lo ha fatto soprattutto per l’incertezza della situazione relativa ai bonus statali (39,2%). Ma anche per la difficoltà nella scelta dell’azienda giusta a cui affidarsi (33,3%) e per la mancanza di sopralluogo prima dell’installazione (17,2%). A queste motivazioni va aggiunta anche l’impossibilità, riscontrata in molti casi, di procedere con l’implementazione di pannelli solari a causa di vincoli paesaggistici (15%), elemento attualmente risolvibile in Otovo grazie alla rinnovata disponibilità nella gestione di pratiche sottoposte a questo vincolo.

Al fotovoltaico la fine del Superbonus conviene 

A differenza di quanto si possa pensare, la fine del Superbonus e dello sconto in fattura hanno permesso al fotovoltaico di diventare ancora più conveniente. Non dovendo più sostenere gli oneri verso la banca, il preventivo oggi non viene più rincarato dal costo della cessione. Inoltre, viene applicato lo sconto detraibile in 10 anni dell’effettivo 50% grazie alla detrazione fiscale.
Come conseguenza, riporta Askanews, anche i prezzi dei fornitori si sono ridotti notevolmente, perché in precedenza erano ‘tarati’ su una domanda superiore.
“In Italia siamo ancora indietro nell’implementazione dell’energia solare rispetto agli altri paesi europei, e questo è un peccato perché le ore di sole e la nostra posizione geografica ci offrono un grande potenziale di utilizzo – commenta Fabio Stefanini, Managing Director di Otovo Italia, Svizzera, Austria e Germania.

Ritorno dell’investimento in 4 o 5 anni

 “L’indagine che abbiamo svolto ha evidenziato anche come le potenzialità di un impianto solare non siano ancora ben comprese – continua Stefanini -, basti pensare che solo il 37% dei rispondenti ha indicato correttamente 4 o 5 anni come tempo di rientro dell’investimento, mentre il 61% ha scelto 10 anni, quasi il doppio”. Viene invece riservata grande attenzione all’ambiente, che resta una delle motivazioni principali anche per chi ancora non ha installato un impianto (49,5%). C’è infatti più consapevolezza per quanto riguarda l’impatto ambientale, dove il 64% degli intervistati ha indicato un risparmio di CO2 di 2.000kg l’anno.

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Come contenere le spese? Il nuovo trend è lo Smart spending

Come gestire le spese di casa in un’ottica di risparmi? È lo ‘smart spending’, il trend oggetto di un’indagine commissionata da HelloFresh, che ha esplorato le tendenze di ricerca per capire come sono cambiate le abitudini di risparmio degli italiani negli ultimi mesi. Infatti la routine famigliare e l’organizzazione della vita domestica si confermano al primo posto per la media di ricerche mensili su Google. L’aumento del costo della vita si è fatto sentire, e tante famiglie sono alla ricerca di consigli e idee su come risparmiare, soprattutto nell’ambito dell’elettricità e della spesa alimentare. Silva Bucci, co-fondatrice di APOI, Associazione Professional Organizers Italia, ha stilato alcuni tips per pianificare la vita famigliare e spendere in modo intelligente

Conoscere le disponibilità economiche e tenere traccia delle abitudini di spesa

Tenere traccia delle entrate e uscite è facile, ma il passo successivo è vedere quanto si spende e per cosa, per poi capire dove diminuire, aumentare e spostare a seconda delle priorità. Ma un’alimentazione corretta ed equilibrata nasce da una scelta consapevole dei prodotti, e dalla pianificazione dei pasti a seconda delle esigenze e dei gusti di tutta la famiglia. Istituire la giornata ‘zero spese’, poi, significa abituarsi a non spendere assolutamente nulla per un giorno alla settimana. Per farlo basta organizzarsi: ad esempio, fare colazione a casa e portare pranzo e spuntini in ufficio, in modo da allenarsi a spendere con più attenzione trovando soluzioni alternative.

Fare attenzione ai consumi di casa

Il metodo consiste nel suddividere il reddito mensile in tre categorie, destinando circa il 50% ai costi fissi, il 30% a svago e desideri, e il 20% al risparmio. In questo modo sarà facile monitorare le proprie finanze. Le spese per acqua, luce, gas e manutenzione sono costi fissi da tenere sotto controllo. Anche in questo caso, bastano piccole accortezze: vestirsi un po’ più pesanti e abbassare il riscaldamento, spegnere l’acqua della doccia mentre ci si insapona, utilizzare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico, o preferire le lampadine Led.

Una buona gestione dell’economia familiare parte dalla tavola

E in cucina? In tema di buona gestione dell’economia familiare tutto ciò che ruota intorno alla tavola e alla spesa sono veri hot topic, riporta Ansa. Carne e pesce, ad esempio, sono gli alimenti più difficili da gestire per rispettare il budget prefissato, tanto che le ricerche su Google su come cucinarli spendendo meno sono aumentate rispettivamente del +47% e del +49%.
“Specialmente in questo particolare momento è più che mai importante e necessario fare attenzione alla nostra alimentazione ed essere consapevoli in merito a ciò che mangiamo, quanto investiamo in cucina in termini economici e di tempo – commenta Silva Bucci -. Ci vengono in aiuto l’organizzazione e la pianificazione per ripartire con nuove abitudini, che ci permettono di scegliere cosa acquistare e come mangiare in modo sostenibile e di qualità”.

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Come proteggere i più piccoli dalle cyber-minacce?

Gli esperti di Kaspersky hanno analizzato le cyber-minacce più frequenti che colpiscono bambini e ragazzi, e hanno fornito alcuni consigli per proteggersi. Il primo è quello di non condividere informazioni personali. I bambini della generazione Alpha sono i veri nativi digitali: per loro, smartphone e tablet, non rappresentano solo un modo alternativo per divertirsi, ma sono strumenti primari attraverso i quali hanno imparato a giocare, studiare e relazionarsi. Il 40% dei bambini però è disposto a condividere le informazioni personali, con il rischio di ricevere messaggi da sconosciuti con proposte di giochi e sfide potenzialmente pericolose. Rischi che diventano sempre più frequenti nell’ambito gaming, in cui i cybercriminali sono in grado di individuare i bambini nei canali di chat per poi inviare messaggi personali al fine di reperire informazioni.

Non parlare con gli sconosciuti e controllare la webcam

Predatori online o cyberbulli possono fingersi qualcun altro, veicolando messaggi inappropriati, chiedendo di attivare la webcam o proporre incontri nella vita reale. Giocare online permette ai predatori di raccogliere informazioni per guadagnarsi la fiducia degli utenti più giovani. Per questo i genitori dovrebbero spiegare ai propri figli di non interagire con persone che non conoscono nella vita reale. Inoltre, webcam, microfono o dispositivi audio potrebbero essere controllati dai criminali per sfruttare i più giovani. Occorre quindi utilizzare un software di sicurezza che esegua una scansione periodica del sistema in tempo reale, verificare che sia attivata l’impostazione predefinita ‘off’, e usare protezioni fisiche, come l’otturatore o un pezzo di nastro adesivo.

Verificare siti ed e-mail per non essere vittime di frodi

Con l’aumento del traffico online aumentano anche le truffe: i pericoli vanno dal furto di identità alle perdite economiche. Non sempre è facile individuare una truffa, perciò prima di trasferire denaro o inserire dati della carta di credito, vale la pena controllare e-mail e siti web. Ad esempio, se i bambini utilizzano lo smartphone o il tablet dei genitori è fondamentale disattivare gli ‘aggiornamenti in-app’, per evitare che vengano accumulate ingenti spese per gli acquisti. In ambito gaming, invece, una frode abbastanza diffusa è la perdita di denaro o dei progressi accumulati durante il gioco. Un esempio sono i giocatori di Grand Theft Auto (GTA) Online vittime di questa truffa, e banditi dai server a causa di una presunta vulnerabilità nella versione PC del gioco.

Malware mascherati da applicazione legittime

Spesso, cercando fonti alternative per scaricare app di streaming o giochi, gli utenti possono imbattersi in vari tipi di malware, trojan, spyware e backdoor, nonché applicazioni malevole come adware. È quindi importante fare attenzione alle app che si scaricano, perché i malware possono essere mascherati da applicazioni legittime. Tra luglio 2021 e giugno 2022 sono stati distribuiti 91.984 file che includevano malware e applicazioni potenzialmente indesiderate utilizzando popolari titoli di gioco come esca. Minecraft ne è un esempio: ha infatti conquistato il primo posto tra i più utilizzati come esca.

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Black Friday: come risparmiare e dove acquistare nel 2022?

L’evento più atteso in vista dello shopping pre-natalizio, il Black Friday, ricorre ogni anno il venerdì successivo al giorno del Ringraziamento, la festività statunitense, e nel 2022 cadrà il 25 novembre.  È un’occasione per risparmiare sugli acquisti e accaparrarsi tanti prodotti a prezzi competitivi. Come in passato, il principio è quello di offrire 24 ore di sconti irripetibili su diverse tipologie di prodotti. Ma oggi, negozi fisici e operatori online preferiscono partire da lontano, lanciando promozioni ad hoc diversi giorni o addirittura settimane prima. Si parla, infatti, di Cyber Week, e le offerte vengono prolungate anche fino al cosiddetto Cyber Monday, altra data che permette di approfittare di sconti importanti.

Un evento imperdibile anche nel mondo dell’e-commerce

Il Black Friday è diventato un evento imperdibile anche nel mondo dell’e-commerce. Del resto, la maggior parte dei portali aderisce all’iniziativa con riduzioni e offerte. Inizialmente, erano soprattutto gli store di elettrodomestici ed elettronica a proporre campagne promozionali: Unieuro, ePrice e Mediaworld, ad esempio, lanciano tuttora promozioni competitive su smartphone, computer, videogame, televisori e molto altro. In realtà, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Dall’abbigliamento alla spesa ai voli: le occasioni da non perdere

Il portale Zalando, ad esempio, propone riduzioni che superano il 70%, e in qualche clic, è semplice trovare tanti prodotti dedicati al pubblico maschile e femminile. I marchi sono selezionati tra i più autorevoli del settore (Nike, Guess, Tommy Hilfiger, Puma, Vero Moda, Levi’s, Pier One, Casio, Clinique e Lacoste…), e gli sconti non durano solo 24 ore. Grazie alla Cyber Week Zalando, infatti, è possibile approfittare di offerte che durano dal venerdì nero fino al Cyber Monday. Ma in occasione del Black Friday è possibile anche risparmiare sulla spesa, facendo un salto da Pam, Auchan e Carrefour, oppure prenotare un biglietto aereo a prezzi irrisori, prestando attenzione specialmente alle ‘promo’ delle compagnie low-cost, come Easy Jet e Ryanair.

Come fare per non farsi trovare impreparati?

Cosa bisogna fare per non farsi trovare impreparati al tanto atteso Black Friday? Innanzitutto, non serve dedicare settimane a studiare offerte e campagne promozionali degli scorsi anni, ciò che conta è giocare con qualche giorno d’anticipo, magari creando una wish-list e annotando i prezzi medi, così da poter verificare, successivamente, la consistenza dell’affare. Quello della registrazione al sito è poi un trucco molto utile, riporta Adnkronos. Infatti, inserendo i dati in anticipo, come l’indirizzo di spedizione e la modalità di pagamento preferita è possibile risparmiare tempo prezioso. Allo stesso modo, con l’iscrizione alla newsletter è più facile restare aggiornati in tempo reale su tutte le offerte disponibili prima, durante e dopo il Black Friday.

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Quasi 4,5 milioni di richieste per l’assegno unico e universale

E’ destinato a tutte le famiglie con figli l’assegno unico e universale attivato dall’Inps. Gli italiani hanno reagito positivamente a questa nuova iniziativa: lo conferma il numero di richieste già arrivate all’Istituto Previdenziale. Da inizio anno ad oggi, sono 7.259.181 i figli per cui è stato richiesto l’assegno unico e universale attraverso 4.497.281 domande già pervenute. Fino al 30 giugno sarà possibile inoltrare la domanda con il riconoscimento di tutti gli arretrati, calcolati a partire dal mese di marzo 2022. Praticamente la quasi totalità delle domande è stata elaborata in modo automatizzato. Quelle in esame alle sedi per verifiche non automatizzabili sono solo lo 0,5%, riferisce Adnkronos. Nessuna documentazione è stata chiesta ai cittadini e tutte le informazioni necessarie alla istruttoria sono state reperite da archivi Inps o di altri enti collegati in interoperabilità con Inps (Anpr, Agenzia entrate, ministero dell’Interno, Miur etc). 

La domanda si può presentare anche online

La procedura per richiedere l’assegno è semplice. La domanda può essere presentata sul sito web Inps, oppure tramite patronato o contact center. Per le domande presentate entro il 30 giugno 2022 saranno pagati gli assegni, se spettanti, a partire da marzo. Non è necessario avere un Isee al momento della domanda, in assenza di tale indicatore, o in presenza di un Isee superiore ai 40mila euro, l’assegno è corrisposto comunque, ma calcolato all’importo minimo previsto dalla norma. I percettori di rdc non devono presentare domanda, ma sarà loro riconosciuto d’ufficio l’assegno da Inps. I dati richiesti sono pochi (nella maggior parte dei casi solo il codice fiscale dei figli e dell’altro genitore, se presente, e le modalità di pagamen to scelte), selezionare pochi flag (che attestano il possesso di uno dei requisiti previsti dalla norma o permettono una scelta tra diverse soluzioni) e terminare la compilazione delle pagine on line e inviare la domanda in pochissimi minuti.

Serve lo Spid

L’utente accede alla procedura con Spid: troverà quindi precompilati nella prima pagina (dopo la home page che presenta i vari applicativi che permettono la domanda e la sua gestione) i suoi dati anagrafici. Deve quindi inserire i dati dei figli, un figlio alla volta. Le pagine da compilare sono al massimo 3, sono navigabili, e l’utente può sempre tornare in una precedente per modificare i dati già inseriti. Nella prima pagina vanno inseriti il codice fiscale del figlio e dell’altro genitore, va indicato se il figlio è disabile e selezionate alcune opzioni riguardanti il nucleo familiare. Vanno poi scelte le modalità di ripartizione dell’assegno (100% al richiedente, o ripartito al 50% tra i genitori), e flaggate le dichiarazioni circa il possesso dei requisiti per il diritto alle maggiorazioni previste dalla norma.

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