L’indice MIC: una valutazione macroeconomica del disagio sociale

Il MIC, il Misery Index di Confcommercio, misura il disagio sociale in Italia considerando i dati relativi a inflazione e mercato del lavoro.
Secondo una prima stima, il MIC di dicembre 2025 sale al 9,6%, un decimo in più rispetto a novembre.
Nonostante i marginali movimenti l’indicatore si conferma ai minimi storici. Nella media del 2025 il MIC si è infatti attestato a 10,0%, il valore più basso dall’inizio delle serie storiche.

La stima MIC dell’ultimo mese è sintesi di un lieve aumento dell’inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, passando dal 2,0% di novembre al 2,2% di dicembre, e di una stabilizzazione del tasso di disoccupazione esteso, pari a al 6,3%.

Il tasso di disoccupazione rimane inalterato 

In considerazione delle attese di una stabilizzazione dell’inflazione e del permanere di una moderata dinamicità sul versante del mercato del lavoro, si stima che nei prossimi mesi l’area del disagio sociale si mantenga sui valori attuali.

Sul versante del mercato del lavoro a dicembre è attesa una sostanziale invarianza del numero di occupati, associata a una modesta riduzione delle persone in cerca di lavoro. Dinamiche, queste, che lascerebbero inalterato al 5,7% il tasso di disoccupazione ufficiale, anch’esso ai minimi storici.
Sul fronte delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si conferma una situazione di scarsa dinamicità, con un tasso di disoccupazione esteso stimato in conferma al 6,3%.

L’inflazione sale al 2,2%

Secondo le prime indicazioni a dicembre 2025 l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto è salita, su base annua, al 2,2%. 

Il dato riflette essenzialmente la tendenza all’aumento dei prezzi degli alimentari.
In termini prospettici l’inflazione è stimata permanere, al netto dei marginali movimenti attesi per i consueti adeguamenti d’inizio anno, sui livelli storicamente contenuti registrati nei periodi più recenti.

Le conseguenze dell’inverno demografico

Anche sul versante del mercato del lavoro non sono attese, nel breve periodo, sostanziali modifiche rispetto alle attuali dinamiche, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe mantenersi ai minimi storici.
Quest’ultimo elemento necessita, peraltro, di una maggiore attenzione, in quanto le dinamiche occupazionali, pur mantenendosi complessivamente in territorio positivo, mostrano minore vivacità anche per le difficoltà di ampliamento della forza lavoro presente sul mercato.

Anche in conseguenza all’inverno demografico le difficoltà di sostituzione al momento dell’uscita dei lavoratori più anziani rendono urgente l’aumento della quota di popolazione femminile presente attivamente nel mercato del lavoro.
Elemento che nel medio termine avrebbe riflessi positivi sulla condizione reddituale delle famiglie e sui consumi.

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Export agroalimentare: USA mercato indispensabile, ma bisogna puntare sui mercati emergenti


Secondo lo studio di Nomisma, presentato in occasione del IX edizione del Forum Agrifood Monitor, nel 2025 l’export agroalimentare italiano continua a correre (+5,7% a settembre), superando a fine anno per la prima volta quota 70 miliardi di euro.
Una crescita trainata soprattutto dai mercati della UE (+9%), in particolare, Polonia (+17,3%), Romania (+11,1%), Repubblica Ceca (+9,1%) e Spagna (+14,5%).

La crescita extra UE (+4%) risulta invece meno brillante, frenata dai cali registrati negli Stati Uniti (-1,1%), Russia (-8%) e Giappone (-13%).
Oggi l’Italia è il nono esportatore mondiale per valore, con 67,2 miliardi di euro nel 2024, e secondo Paese al mondo per crescita nell’ultimo quinquennio (+55%).
Ma sullo sviluppo futuro pesano i dazi USA.

Ancora troppo dipendenti dai primi 5 mercati di destinazione

Nonostante ciò, gli Stati Uniti restano un mercato strategico e difficilmente sostituibile per il food&beverage italiano.
Tra il 2019 -2024 gli acquisti di prodotti italiani negli USA sono aumentati del 66% e oggi l’Italia è il terzo fornitore di prodotti food&agroalimentari dopo Canada e Messico.

Inoltre, i primi cinque mercati di destinazione, Germania, USA, Francia, UK e Spagna, rappresentano ancora il 50% dell’export complessivo. Una dipendenza che rende urgente una maggiore diversificazione, soprattutto in una fase caratterizzata da incertezza e complessità, in cui gli equilibri commerciali globali si stanno rivelando sempre più fragili.

Ridurre i rischi e rafforzarne la crescita futura

Il calo dell’export agroalimentare negli USA è legato principalmente alla svalutazione del dollaro (oltre -10% da inizio anno) e all’incertezza generata dalle politiche daziarie dell’Amministrazione Trump, che hanno provocato un andamento altalenante: una forte crescita nei primi tre mesi dell’anno, dovuta all’effetto scorte, e un crollo fino al -22% in agosto, con l’introduzione del dazio aggiuntivo del 15% su alcuni dei nostri prodotti.

Per ridurre i rischi e rafforzarne la crescita futura, diventa quindi fondamentale ampliare la presenza dell’agroalimentare Made in Italy in altri mercati.
“Per quanto il mercato statunitense sia insostituibile per il nostro export agroalimentare, vi sono Paesi che nell’ultimo decennio hanno incrementato le importazioni di nostri prodotti food&beverage a tassi medi annui superiori al 12%”, dichiara Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare Nomisma.

Intesa UE-Mercosur

Si tratta, in particolare, di paesi come Messico, Polonia, Romania, Corea del Sud. Ma anche Australia e Brasile.
In questo contesto, un ruolo decisivo potrà essere svolto dai nuovi accordi di libero scambio. L’intesa UE–Mercosur, che coinvolge 260 milioni di persone e oltre 3.000 miliardi di dollari di Pil, rappresenta un’opportunità per le aziende italiane, considerando che il nostro export agroalimentare verso quest’area già oggi vale 440 milioni di euro (+68% negli ultimi cinque anni).

Ulteriori prospettive arrivano dalla chiusura del negoziato con l’Indonesia, mercato da 287 milioni di abitanti, dove l’export italiano ha già raggiunto 90 milioni di euro, con una crescita del +58% dal 2019.

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Stagioni fredde? C’è voglia di rallentare e di vivere relazioni vere 

C’è qualcosa nell’arrivo dell’autunno che invita a rallentare. Dopo un’estate trascorsa a cercare “connessioni vere senza Wi-Fi”, gli italiani sembrano aver ritrovato il gusto delle relazioni sincere.

E ora che le giornate si accorciano e l’aria si fa pungente, questa voglia non solo resiste, ma cresce. Le abitudini cambiano: si resta più spesso in casa, si cucina di più, ci si concede qualche pausa in compagnia per alleggerire il peso delle corse quotidiane.

Casa dolce casa: il nuovo cuore della socialità

La fotografia scattata dall’Osservatorio IT di Bibite Sanpellegrino, che ha sondato le opinioni di 1.200 italiani, mostra una tendenza chiara: il centro della socialità si sta spostando verso luoghi più intimi. Non scompaiono bar, piazze o aperitivi improvvisati, ma il salotto di casa torna ad avere un ruolo speciale. È lì che ci si sente più liberi di essere se stessi, senza il rumore di fondo della tecnologia o la sensazione di essere sempre di corsa.

Le persone scelgono compagnia selezionata: amici fidati, parenti con cui c’è sintonia, piccoli gruppi invece delle grandi comitive di un tempo. Una socialità più raccolta, quasi protettiva, che punta sulla qualità e non sulla quantità.

Non solo in Italia: un desiderio globale di semplicità

Questa ricerca di momenti più genuini non riguarda solo noi. Anche lo studio internazionale di Innova Market Insights segnala un trend simile: la cosiddetta Relaxed Sociability, la socialità rilassata che si sta diffondendo in molte parti del mondo.

Dall’aperitivo al bistrot, fino ai piccoli caffè di quartiere, sempre più persone cercano spazi caldi e informali, dove il contatto umano possa esprimersi senza fretta.

Cibo e bevande: i nuovi linguaggi del cuore

Un altro elemento che emerge, anche grazie alle analisi di InsightTrendsWorld, è il ruolo del cibo. Non come semplice “energia”, ma come rituale che fa da ponte tra le persone.

Condividere un piatto, una bevanda, un assaggio preparato al volo aiuta a sciogliere tensioni, ad aprire conversazioni, a sentirsi parte di qualcosa. In fondo, intorno alla tavola molti di noi sono cresciuti, e molti continuano a ritrovarsi.

L’essenza dell’Italian Togetherness

Bibite Sanpellegrino ha definito tutto questo Italian Togetherness: una specie di “modo all’italiana” di vivere le relazioni, fatto di spontaneità, convivialità e piccoli gesti che avvicinano. Dallo studio emergono anche dieci parole che descrivono questa forma di socialità: empatia, fiducia, dialogo, condivisione, comunità, convivialità, inclusività, rete, flessibilità e consapevolezza.

Sono parole semplici, ma raccontano un bisogno che torna prepotente: ritrovarsi, ascoltarsi, e lasciare che la quotidianità, almeno ogni tanto, si sieda accanto a noi invece di correrci davanti.

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Lavoro: ad agosto previste 335mila assunzioni

A delineare le previsioni occupazionali per il mese di agosto è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Secondo i dati emersi, sono 335mila le opportunità lavorative offerte dalle imprese nel mese e salgono a oltre 1,4 milioni nel trimestre agosto-ottobre. Permane però elevata la difficoltà di reperimento dei profili ricercati dalle imprese (46,0%), soprattutto a causa della mancanza di candidati per ricoprire le posizioni lavorative aperte. 

Le previsioni evidenziano inoltre una flessione rispetto ad agosto 2024, con 12mila ingressi programmati in meno (-3,6%), mentre si segnala un andamento pressoché stabile rispetto al trimestre agosto-ottobre 2024.

Il settore primario cerca oltre 36mila lavoratori

Il settore primario programma nel mese più di 36mila assunzioni e nel trimestre oltre 126mila. A ricercare maggiormente manodopera sono le imprese del comparto coltivazioni ad albero (quasi 17mila nel mese e circa 55mila nel trimestre), seguite da quelle che si dedicano alle coltivazioni di campo (circa 10mila e 38mila).

L’industria nel suo complesso ricerca oltre 76mila lavoratori ad agosto e circa 365mila nel trimestre. Per il manifatturiero (oltre 49mila e circa 228mila) le maggiori opportunità sono offerte dalle industrie alimentari, bevande e tabacco (circa 17mila e quasi 52mila), seguite dalle industrie della meccatronica (quasi 10mila contratti e più di 50mila) e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo (circa 8mila nel mese, 40mila nel trimestre).

Maggiori opportunità dal turismo

La domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni si attesta su 27mila assunzioni nel mese che nel trimestre salgono a quasi 137mila. Sono invece poco meno di 223mila i contratti di lavoro previsti dal settore dei servizi ad agosto e quasi 935mila nel trimestre. Ma è il turismo a offrire le maggiori opportunità (oltre 78mila lavoratori nel mese, circa 260mila nel trimestre) seguito dal commercio (circa 45mila nel mese, oltre 190mila nel trimestre) e dal comparto dei servizi alle persone (37mila e 196mila).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta, con circa 225mila unità (67,0% del totale), seguiti dai contratti a tempo indeterminato (42mila, 12,7%) e da quelli di somministrazione (30mila, 9,1%).

Circa 154mila unità difficili da reperire 

Ad agosto, le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per circa 154mila assunzioni programmate (46% del totale), confermando come causa prevalente la mancanza di candidati (33%), mentre la preparazione inadeguata si attesta (11,6%). A risentire maggiormente del mismatch sono le industrie metallurgiche e metallifere (62,5%), le imprese del legno-mobile (55,8%), le imprese del comparto costruzioni (55,7%), le industrie della meccatronica (55,0%) e quelle tessili, abbigliamento e calzature (54,8%). 

Per il settore primario la difficoltà di reperimento supera il 50% delle ricerche di personale negli ambiti di attività miste di coltivazione e allevamento, di quelli delle aziende di allevamento e delle coltivazioni ad albero. 

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Sicurezza informatica: un programma di seminari internazionali per le comunità locali

Obiettivo, costruire una cultura diffusa della sicurezza digitale e trasformare studenti e studentesse di ogni facoltà universitaria in nuove risorse professionali per la resilienza cibernetica del Paese. Si tratta del programma internazionale Cybersecurity Seminars di Google.org in collaborazione con Virtual Routes, promosso in Italia dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione Mondo Digitale ETS. 

Anche in Italia, infatti, il cybercrime corre veloce e gli attacchi informatici si moltiplicano. Solo nel 2024, il Computer Security Incident Response Team (Csirt) ha gestito 1.979 eventi cyber, 165 al mese, che hanno colpito 2.734 vittime, il doppio dell’anno precedente.
In cima alla lista delle minacce c’è il ransomware, un’emergenza quotidiana per le Pmi, spesso prive di adeguate difese.

Un percorso esperienziale e interdisciplinare

In questo scenario, il programma internazionale  Cybersecurity Seminars offre un percorso esperienziale e interdisciplinare che include seminari pratici, hackathon tematici, tirocini presso realtà locali, attività di service learning per l’impatto sociale.

Il programma coinvolge 140 laureandi e neolaureati, 175 organizzazioni territoriali, tra Pubbliche amministrazioni, enti del terzo settore e Pmi. Particolare attenzione è riservata all’inclusione. L’EDI Champion del progetto, Silvia Salini, professoressa ordinaria di Statistica dell’Università Statale di Milano, garantisce pari opportunità e partecipazione anche a studenti con background non convenzionali.

“Per affrontare la criminalità informatica è necessaria una resilienza condivisa”

“La criminalità informatica è ormai strutturata e transnazionale, difficile da contrastare e altamente redditizia – spiega Nunzia Ciardi, vicedirettrice generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale -. Per affrontarla, è necessaria una resilienza condivisa da parte di tutti i Paesi avanzati, poiché si tratta di una minaccia pervasiva che coinvolge tutti i servizi essenziali, dalla sanità ai trasporti. Come Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – aggiunge Ciardi -, interveniamo su più fronti, ad esempio, per ripristinare le funzionalità dei servizi pubblici colpiti, come il sistema sanitario”.

“Il nostro impegno include anche la promozione della formazione di professionisti specializzati in cybersecurity, in un contesto in cui spesso manca la piena consapevolezza dei rischi e delle dinamiche del mondo digitale”.

“Ogni percorso formativo dovrebbe integrare la cybersicurezza”

“Oggi, un Paese che è al tempo stesso digitalizzato e sicuro acquisisce un vantaggio competitivo e una maggiore stabilità – continua Ciardi -. Per questo ogni percorso formativo, indipendentemente dalla disciplina dovrebbe integrare un’adeguata preparazione nell’ambito della cybersicurezza”.

La cybersecurity è diventata un pilastro della regolamentazione europea. Si pone quindi l’esigenza di formare professionisti in grado di gestire gli aspetti regolamentari e di fare da trait d’union tra le professionalità più tecniche e quelle manageriali.
Per questo, tra gli obiettivi del progetto, c’è anche quello di affrontare la mancanza in Europa di 880mila professionisti in cybersecurity.

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Il carovita modifica le abitudini quotidiane: 7 persone su 10 riducono i consumi

I prezzi si alzano facendo “scricchiolare” il potere d’acquisto. E le famiglie corrono ai ripari, cercando di preservare i propri budget. L’inflazione crescente e l’instabilità economica globale, infatti, stanno costringendo milioni di persone a cambiare stile di vita.

Secondo la ricerca internazionale Worldviews Survey promossa da WIN (con dati italiani a cura di BVA Doxa), circa il 70% dei cittadini a livello mondiale ha già cominciato a contenere le spese o intende farlo a breve. Una reazione che non nasce solo da necessità economiche, ma anche dalla volontà di proteggere il benessere familiare in un contesto di incertezza diffusa.

Italia tra i Paesi più attenti al portafoglio

Il fenomeno coinvolge tutti i 40 Paesi analizzati dall’indagine, ma con intensità diverse. In cima alla lista ci sono Grecia (86%), Malaysia (83%), Filippine (82%) e Irlanda (79%), dove oltre 4 persone su 5 stanno adottando comportamenti più prudenti.

Anche l’Italia mostra un’alta sensibilità: il 77% degli intervistati ha già ridotto le spese o è pronto a farlo, posizionandosi tra i Paesi europei più reattivi, accanto a Croazia (78%). Meno marcato il fenomeno in Paesi Bassi, Slovenia, Cina e Svezia, dove meno del 60% dei cittadini prevede tagli.

Al Sud c’è più timore, nel Nord resiste l’ottimismo 

Il quadro italiano mostra differenze territoriali significative. Le regioni del Sud e delle Isole registrano la quota più alta di famiglie che hanno già ridotto i consumi (44,5%), seguite da quelle del Centro (43,7%).

Al contrario, le aree settentrionali, pur meno colpite, si distinguono per una maggiore fiducia: nel Nord Ovest, il 15,8% degli intervistati dichiara di non avere intenzione di tagliare le spese, contro il 10,9% del Sud.

Donne e adulti: i più scrupolosi nel fare le “formiche” 

Il peso dell’inflazione si riflette con maggiore intensità sulle donne, che in Italia rappresentano il gruppo più attento: 43,2% ha già limitato i consumi, rispetto al 37% degli uomini.

La fascia d’età più coinvolta è quella tra i 45 e i 54 anni (47,9%), seguita dai 55-64enni. I giovani dai 18 ai 24 anni mostrano invece maggiore attesa: solo un terzo ha agito, ma quasi 4 su 10 sono pronti a farlo a breve.

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Il Futuro è Fuggente: l’Italia del 2025 tra innovazione e nostalgia 

La società italiana oggi si trova in una fase di trasformazione. La spinta del nuovo, le potenzialità aperte dalla tecnologia e dall’Intelligenza artificiale fa i conti con le crescenti controspinte frenanti delle guerre, del vento inflattivo, dalle disuguaglianze sociali, delle resistenze nostalgiche, e di una società che si è fatta più violenta.

È quanto emerge dal l’edizione 2025 di Ipsos Flair, dal titolo ‘Futuro Fuggente: tra slanci e nostalgia, un Paese solcato da speranze e frenato da fratture e malessere’, l’indagine annuale che da 15 anni offre un’analisi approfondita delle dinamiche sociali, economiche e di consumo del nostro Paese.
In pratica, il ritratto delineato dalla ricerca è quello di un’Italia in bilico tra desiderio di innovazione e nostalgia, tra spinte al cambiamento e resistenze conservatrici. 

Dal lavoro alla transizione green domina l’incertezza 

Il ‘Futuro Fuggente’, dunque, rispecchia molti degli aspetti che oggi contraddistinguono i nostri giorni. 
Il mondo del lavoro, ad esempio, è in fibrillazione, caratterizzato da crescente precarietà, soprattutto per giovani e donne, e da incertezze legate ai cambiamenti tecnologici.

Gli stipendi ristagnano e il senso stesso del lavoro sembra allontanarsi dalle aspirazioni autentiche delle persone.
Inoltre, la transizione verso una società green si rivela più complessa del previsto.
Nonostante l’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici rimanga forte, le persone sono riluttanti a sostenerne tutti i costi, chiedendo un maggiore coinvolgimento delle imprese.  

Giovani destinati a una vita più “complessa”

Anche la globalizzazione mostra le sue contraddizioni, spingendo molti a cercare conforto in ciò che è familiare e vicino o in un passato percepito come più accogliente. Le disuguaglianze si acuiscono, e per molti genitori l’unica certezza è che i propri figli affronteranno una vita più complessa.  
Parallelamente, crescono le forme di disagio mentale, specialmente tra i giovani e i ceti popolari, accompagnate da rabbia e frustrazioni.

Le spinte al cambiamento e all’inclusione incontrano resistenze e battute d’arresto. Il tempo diventa una risorsa sempre più scarsa, generando stress, mentre l’edonismo e la ricerca di ammirazione si fanno più pressanti.

Il neo-narcisismo tra shopping e auto narrazione

In questo contesto, lo shopping rimane un miraggio di felicità individuale, con il consumatore che diventa sempre più un narratore di sé stesso, scegliendo prodotti per affinità e per raccontare la propria storia. 
Nonostante la forte spinta individualistica e il neo-narcisismo le persone cercano anche legami, connessioni e un senso di comunità.

È appunto l’epoca del ‘Futuro Fuggente’, in cui si insegue un avvenire che promette realizzazione e felicità, ma di cui si avverte anche la fragilità.  
Questo scenario oscilla tra il ‘vivere per l’oggi’ e la nostalgia, tra slanci verso il cambiamento e controspinte conservatrici.
Ma il futuro fuggente non è una resa, poiché rappresenta una ricerca costante di vitalità, leggerezza, interconnessione con il proprio sé, e l’incessante volontà di vivere esperienze con rinnovata fiducia. 

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Perchè il trasporto su gomma è ancora fondamentale per l’economia italiana?

Le autostrade italiane conservano il loro ruolo strategico nell’economia del paese.  Lo evidenzia lo studio “Il Ruolo delle autostrade per lo sviluppo del Paese”, condotto da Nomisma in collaborazione con Aiscat, che amorfa una volta ribadisce l’importanza cruciale del sistema autostradale. Presentato presso l’Associazione della Stampa Estera in Italia, lo studio sottolinea come le autostrade italiane siano tra le più complesse e trafficate d’Europa, pur rimanendo le più economiche per gli utenti.

Il trasporto su gomma si conferma una risorsa centrale per la mobilità di persone e merci. Secondo i dati, circa il 90% dei 881 miliardi di passeggeri-km in Italia avviene su strada, mentre oltre l’87% dei 582,1 miliardi di tonnellate-km di traffico merci è movimentato su gomma. Questi numeri ribadiscono il ruolo delle autostrade come fulcro della logistica nazionale e confermano la tendenza di crescita fino al 2050, con aumenti stimati del 14% per il traffico passeggeri e del 31% per quello merci.

Record di traffico nel 2023

Nel 2023, l’Italia ha registrato un nuovo record di traffico autostradale, con 86,6 miliardi di veicoli-km. La maggior parte del traffico (oltre il 75%) è rappresentata da veicoli leggeri, in costante crescita dal 1976. Rispetto agli anni Settanta, il volume di traffico autostradale è aumentato di sei volte, con un incremento significativo del traffico passeggeri (+13% negli ultimi dieci anni) e merci (+24%).

Una rete complessa e soprattutto datata

Le autostrade italiane si distinguono per complessità, traffico e anzianità. Circa il 50% della rete è stato costruito prima del 1970, rendendola la più vetusta d’Europa. Con una densità di gallerie e ponti superiore a qualsiasi altro paese europeo, la rete italiana si confronta con sfide tecniche uniche.

Nonostante l’intensità del traffico (+190% rispetto al 1970), il numero di vittime è calato del 75%, grazie agli investimenti in sicurezza.

Investimenti e costi

Nomisma sottolinea l’urgenza di investimenti per modernizzare l’infrastruttura. Servono 40-50 miliardi di euro per interventi non più procrastinabili, cifra minima rispetto ai costi di una rete ex novo. Sebbene le tariffe autostradali italiane siano le più basse d’Europa, il sistema necessita di un equilibrio tra sostenibilità economica e miglioramento strutturale.

“La rete autostradale è vitale per l’economia nazionale,” afferma Francesco Capobianco di Nomisma, indicando l’importanza di soluzioni che bilancino investimenti e tariffe, garantendo benefici sia per le generazioni attuali che future.

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Case: prosegue l’aumento dei prezzi, il bollettino Istat per il III trimestre 2024

La fase di crescita dei prezzi delle abitazioni in Italia, iniziata nel terzo trimestre di cinque anni fa, prosegue anche nel terzo trimestre del 2024, anche se con un ritmo un po’ più sostenuto.
Il contributo maggiore alla dinamica tendenziale dei prezzi delle abitazioni si deve soprattutto a quelle di nuova costruzione, mentre i prezzi delle abitazioni esistenti mostrano anch’essi una crescita, ma relativamente più contenuta.

Sempre nel terzo trimestre del 2024, poi, il numero di immobili compravenduti evidenzia un nuovo aumento su base tendenziale, che accentua la ripresa iniziata nel secondo trimestre dell’anno.
È quanto emerge dalle stime preliminari dell’ISTAT sull’indice di prezzi delle abitazioni al terzo trimestre dell’anno.

Indice IPAB a +3,9% rispetto al 2023

Più in particolare, nel periodo considerato, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie sia per fini abitativi sia per investimento aumenta dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, e del + 3,9% nei confronti dello stesso periodo del 2023. Nel secondo trimestre dell’anno in corso la crescita era pari al + 2,9%.

La crescita tendenziale dell’IPAB è da attribuirsi sia ai prezzi delle abitazioni nuove, che aumentano del + 8,8% (in accelerazione rispetto al + 8,1% del trimestre precedente), sia ai prezzi delle abitazioni esistenti, che salgono del + 2,8%, anch’essi in accelerazione rispetto al secondo trimestre (+ 1,8%).

Crescono anche i volumi di compravendita: +2,7%

Questi andamenti si registrano in un contesto di crescita dei volumi di compravendita. La variazione tendenziale registrata nel terzo trimestre del 2024 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale, passa dal + 1,2% del trimestre precedente al + 2,7% di quello attuale.

Anche su base congiunturale, l’aumento dell’IPAB del + 0,8% è imputabile sia ai prezzi delle abitazioni nuove sia a quelli delle esistenti, in crescita rispettivamente del + 2,2% e del + 0,6%.

Il tasso di variazione acquisito per il 2024 è pari in media al +3,1%

In media, nei primi tre trimestri del 2024, i prezzi delle abitazioni aumentano del + 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2023, con quelli delle abitazioni nuove che registrano un +7,4% e quelli delle abitazioni esistenti che crescono del + 1,8%.

Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2024 è pari a + 3,1%. In dettaglio, la crescita è del + 6,8% per le abitazioni nuove e del + 2,3% per le abitazioni esistenti.

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Luce e gas: il 68% degli italiani ha pagato più del dovuto

Secondo un’analisi condotta da Facile.it su oltre 28.000 utenze domestiche tra settembre 2023 e agosto 2024, il 68% dei consumatori che hanno cambiato fornitore luce e gas pagava tariffe superiori alla media. Questo si traduceva in un aggravio annuo di 415 euro per l’elettricità e 490 euro per il gas.

Nello specifico, per l’energia elettrica, il 76% degli utenti spendeva circa 1.380 euro all’anno, rispetto alla media di 965 euro. Per il gas, invece, il 40% degli utenti sosteneva una spesa annua di quasi 2.100 euro, contro una media di circa 1.600 euro.

Perché è importante confrontare le offerte

Gli esperti di Facile.it sottolineano che il mercato libero offre una vasta gamma di operatori e proposte, ma orientarsi può essere complesso. Una scelta poco attenta rischia di costare centinaia di euro in più all’anno. Imparare a leggere la bolletta, monitorare regolarmente la propria tariffa e confrontarla con altre offerte è essenziale per individuare la soluzione più vantaggiosa.

Tuttavia, l’analisi evidenzia anche un dato positivo: chi ha scelto con cura il proprio fornitore ha ottenuto risparmi significativi, fino a 180 euro all’anno per l’elettricità e quasi 400 euro per il gas, mantenendo gli stessi consumi.

Come capire se si paga troppo

Per verificare se la propria tariffa è competitiva, bisogna esaminare la bolletta. Il parametro chiave è la “spesa materia energia”, che si trova nel riquadro dedicato ai consumi. Dividendo questa cifra per l’energia utilizzata (espressa in kWh per l’elettricità o in Smc per il gas), si ottiene il costo unitario.

Attualmente, le migliori offerte a prezzo fisso hanno un costo medio di circa 0,18 €/kWh per l’elettricità e 0,61 €/Smc per il gas. Se i valori superano questi limiti, è probabile che si stia pagando più del dovuto.

Come comparare le offerte sul mercato

Se si scopre di pagare troppo, il passo successivo è confrontare le offerte disponibili. È fondamentale consultare la “bolletta di dettaglio”, dove sono indicati sia la quota fissa, che si paga indipendentemente dai consumi, sia quella variabile, legata all’energia effettivamente utilizzata. Confrontare queste componenti con altre offerte consente di identificare la soluzione più adatta al proprio profilo di consumo.

La scelta su misura

Ogni famiglia ha esigenze diverse: chi consuma molta energia dovrebbe preferire tariffe con una quota variabile più bassa, mentre chi consuma poco deve prestare attenzione alla quota fissa. In caso di dubbi, affidarsi a consulenti indipendenti può essere utile per trovare l’offerta migliore.

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