Autonoleggio: un mercato diviso, i numeri del 2024

Nel 2024 il settore dell’autonoleggio evidenzia una dicotomia tra il segmento del Noleggio a Lungo Termine (NLT) e quello a Breve Termine (NBT), con trend opposti che potrebbero segnalare un cambiamento nelle preferenze dei consumatori e nelle strategie aziendali.

Secondo le statistiche elaborate da Dataforce, il 2024 si è rivelato un anno particolarmente complesso per il settore del noleggio a lungo termine, che registra una flessione significativa rispetto al 2023. Con un calo complessivo di 66.728 unità, -17,68%, il settore passa da 377.429 a 310.701 veicoli.
In netto contrasto, il noleggio a breve termine, che mostra una performance decisamente positiva.

NLT: -49.800 immatricolazioni per il segmento Top 

Il declino del noleggio a lungo termine interessa quasi tutte le sottocategorie del comparto. Il segmento Top composto dai top player in termine assoluti soffre il maggior calo di immatricolazioni, trascinando al ribasso di fatto l’intero NLT. Su 66.728 immatricolazioni in meno 49.800 sono TOP.Case di qualità in affitto.
Anche il Captive subisce una flessione considerevole (-15.138 unità, -11,62%), mentre la diminuzione del Medium è pari a 3.900 unità (-26,79%).

L’unica nota positiva in questo panorama è rappresentata dalla categoria ‘Altro’, che registra un incremento di 2.110 unità (+103,13%).
Tuttavia, dato il volume relativamente ridotto di questo segmento, l’aumento non è sufficiente a compensare le perdite.

NBT: +19,58%, ma lontano dal livello pre-Covid

Il comparto NBT registra una crescita complessiva di 12.634 unità (+19,58%), passando da 64.517 a 77.151 veicoli.
Un risultato trainato principalmente dal segmento Top, che vede un aumento di 15.026 unità (+33,24%).

Al netto delle minori immatricolazioni degli altri operatori, rappresenta il 100% dell’incremento di immatricolazioni dei mezzi.
Anche il segmento Medium contribuisce positivamente alla crescita, con un incremento di 1.016 unità (+12,18%). L’unico elemento in controtendenza il segmento ‘Altro’, che registra una flessione di 3.408 unità (-31,08%).

Nonostante questa parziale contrazione, la quota di mercato complessiva del NBT aumenta, raggiungendo il 4,93%, +0,83% rispetto al 2023.
Un risultato positivo, ma ancora lontano dal livello pre-Covid, con 173.172 immatricolazioni nel 2019.

L’incertezza spinge verso la flessibilità

La marcata differenza tra l’andamento dei due comparti può essere interpretata come il segnale di una trasformazione più profonda nelle modalità di fruizione della mobilità.
La crescita del NBT riflette una maggiore propensione dei consumatori verso soluzioni più flessibili e meno vincolanti, influenzata dall’incertezza economica e dalla rapida evoluzione del mercato automobilistico.

Il calo nel NLT potrebbe invece essere legato all’impatto delle politiche di elettrificazione del parco auto, alle incertezze normative e agli effetti della transizione energetica sul mercato automotive. La significativa contrazione nel segmento Top suggerisce un ripensamento delle politiche di fleet management da parte delle aziende.

Gli scenari futuri

Il futuro del mercato dell’autonoleggio per il 2025 si caratterizza da due possibili scenari, influenzati da due fattori chiave: l’applicazione del nuovo sistema di calcolo del fringe benefit e la decisione della UE sulle multe per lo sforamento dei limiti di emissioni nelle nuove immatricolazioni.

Politica internazionale, gli italiani “vedono nero”

La conferma arriva dai risultati dell’Osservatorio ISPI-Ipsos ItaliaInsight, dal titolo ‘Gli italiani e la politica internazionale’. Le percezioni degli italiani sul panorama geopolitico del 2024 e del nuovo anno sono piuttosto pessimiste. Per l’88% oggi viviamo in un mondo sempre più insicuro, per il 91% più frammentato e per il 76% con più diseguaglianze.

In sostanza, le percezioni, già negative a inizio anno, sono via via peggiorate, delineando un clima di grande preoccupazione e profondo pessimismo. Tanto che la Terza Guerra Mondiale per il 47% è un’eventualità ‘probabile’ nei prossimi tre anni, e solo il 15% la ritiene ‘altamente improbabile’.

Guerra, cambiamento climatico, recessione 

È un mondo minacciato innanzitutto dalle guerre (49%), anche se gli spiragli di negoziati sui vari fronti fanno scendere del 5% questo valore nell’ultima rilevazione.
La quota di menzioni del cambiamento climatico, invece, si riduce dell’11% nel quarto trimestre. Per l’Italia, tuttavia, la minaccia rimane soprattutto legata all’andamento dell’economia internazionale.

Da notare come stia maturando una prospettiva diversa su questo tema: non è più solamente un problema di crisi economiche ‘esogene’ (dal 51% al 41%), ma anche di distribuzione delle risorse, quindi, di diseguaglianze economiche e sociali (dal 34% al 41%).

Chi ha paura di Donald Trump?

Ma quali sono le maggiori preoccupazioni per il 2025? In cima a questa classifica si trova una possibile crisi economica in Europa (26%), il protrarsi della guerra in Ucraina (25%), un aumento degli eventi atmosferici estremi (24%) e un’ulteriore escalation in Medio Oriente (23%).
Quanto all’elezione di Donald Trump, per il 38% è ‘una cattiva notizia per l’Europa e per il mondo’. Il 24% è però di parere opposto, mentre colpisce il 38% di giudizi ‘sospesi’ sul suo ritorno alla Casa Bianca .

L’inizio della seconda presidenza Trump rappresenta però anche (ex aequo con la pace in Ucraina e in Medio Oriente) l’elemento di maggiore speranza per il 2025, tutti menzionati dal 22% degli intervistati. 
Solo l’11%, al contrario, la indica come la fonte di maggiore preoccupazione per il 2025.

Spese  militari: solo il 10% è favorevole a un aumento

Per l’Europa una seconda presidenza Trump significa soprattutto decidere come affrontare la realistica prospettiva di un crescente disimpegno militare degli USA dallo scacchiere del Vecchio Continente. 

Su questo punto è chiara la propensione degli italiani: solo il 10% è a favore dell’aumento delle spese militari, mentre il 34% ritiene che i livelli attuali di spesa siano ‘adeguati anche senza gli Stati Uniti’ e il 26% sarebbe per ridurre la spesa.

Quanto alla guerra in Ucraina, la maggioranza (60%) ritiene che a questo punto del conflitto l’Ucraina debba accettare un accordo con la Russia, anche a costo di perdere parti significative del proprio territorio. E per un 21%, Europa e USA devono addirittura interrompere la fornitura di armi all’Ucraina, anche se questo dovesse comportare la conquista da parte della Russia. Rimane un 19% che ritiene che si debba continuare a fornire armi all’Ucraina fino a quando non avrà riconquistato il suo territorio.

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Case: prosegue l’aumento dei prezzi, il bollettino Istat per il III trimestre 2024

La fase di crescita dei prezzi delle abitazioni in Italia, iniziata nel terzo trimestre di cinque anni fa, prosegue anche nel terzo trimestre del 2024, anche se con un ritmo un po’ più sostenuto.
Il contributo maggiore alla dinamica tendenziale dei prezzi delle abitazioni si deve soprattutto a quelle di nuova costruzione, mentre i prezzi delle abitazioni esistenti mostrano anch’essi una crescita, ma relativamente più contenuta.

Sempre nel terzo trimestre del 2024, poi, il numero di immobili compravenduti evidenzia un nuovo aumento su base tendenziale, che accentua la ripresa iniziata nel secondo trimestre dell’anno.
È quanto emerge dalle stime preliminari dell’ISTAT sull’indice di prezzi delle abitazioni al terzo trimestre dell’anno.

Indice IPAB a +3,9% rispetto al 2023

Più in particolare, nel periodo considerato, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie sia per fini abitativi sia per investimento aumenta dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, e del + 3,9% nei confronti dello stesso periodo del 2023. Nel secondo trimestre dell’anno in corso la crescita era pari al + 2,9%.

La crescita tendenziale dell’IPAB è da attribuirsi sia ai prezzi delle abitazioni nuove, che aumentano del + 8,8% (in accelerazione rispetto al + 8,1% del trimestre precedente), sia ai prezzi delle abitazioni esistenti, che salgono del + 2,8%, anch’essi in accelerazione rispetto al secondo trimestre (+ 1,8%).

Crescono anche i volumi di compravendita: +2,7%

Questi andamenti si registrano in un contesto di crescita dei volumi di compravendita. La variazione tendenziale registrata nel terzo trimestre del 2024 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale, passa dal + 1,2% del trimestre precedente al + 2,7% di quello attuale.

Anche su base congiunturale, l’aumento dell’IPAB del + 0,8% è imputabile sia ai prezzi delle abitazioni nuove sia a quelli delle esistenti, in crescita rispettivamente del + 2,2% e del + 0,6%.

Il tasso di variazione acquisito per il 2024 è pari in media al +3,1%

In media, nei primi tre trimestri del 2024, i prezzi delle abitazioni aumentano del + 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2023, con quelli delle abitazioni nuove che registrano un +7,4% e quelli delle abitazioni esistenti che crescono del + 1,8%.

Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2024 è pari a + 3,1%. In dettaglio, la crescita è del + 6,8% per le abitazioni nuove e del + 2,3% per le abitazioni esistenti.

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Italiani, come siamo messi a stereotipi di genere?

Sì, è vero che gli stereotipi di genere nel nostro Paese sono in calo. Ma è altrettanto vero che tra i giovani uomini sta emergendo un atteggiamento che mette in discussione la parità tra uomo e donna. Questo si manifesta in una rivendicazione del ruolo centrale del maschio, anche in ambiti tradizionalmente associati al femminile.

Lo evidenzia la ricerca “Violenza di genere: percezione e opinione della popolazione italiana”, condotta da SWG per Giornaliste Italiane.

Violenza di genere: “colpa di chi agisce, ma la vittima deve difendersi”

Gli italiani attribuiscono la responsabilità della violenza di genere in modo chiaro e inconfutabile a chi la commette, soprattutto quando la vittima non è in grado di opporsi. Tuttavia, persiste l’idea che le donne debbano essere costantemente vigili per evitare situazioni rischiose.

Per 4 italiani su 10, alcune donne si espongono da sole al pericolo. Questa visione trova maggiore consenso tra i giovani uomini, che tendono a giustificare maggiormente il genere maschile. Al contrario, le giovani donne considerano inaccettabili tutte le limitazioni alla loro libertà.

Chi è l’autore della violenza? 

L’identikit dell’autore di violenza varia significativamente tra giovani uomini e giovani donne. I primi lo identificano con una figura marginale della società, spesso con precedenti penali o problemi psichici. Per le giovani donne, invece, il responsabile appare più come una persona comune, come il vicino di casa.

Denunciare, ma c’è chi non è sicuro

Otto italiani su dieci concordano sul fatto che una donna vittima di violenza debba sempre denunciare. Tuttavia, questa convinzione scende al 74% tra le giovani donne e al 63% tra i giovani uomini, indicando un’incertezza crescente nelle nuove generazioni.

Il ruolo dell’educazione e della responsabilità sociale

Sull’aspetto educativo, c’è maggiore accordo: sia i genitori che la scuola sono ritenuti responsabili nel trasmettere una visione corretta dei rapporti di genere, promuovendo rispetto e uguaglianza.

L’indagine è stata condotta con interviste online (metodo CAWI) su un campione rappresentativo di 837 cittadini italiani maggiorenni. Le interviste si sono svolte dal 13 al 15 novembre 2024, tenendo conto di variabili come genere, età, area geografica, titolo di studio e preferenze politiche.

Luce e gas: il 68% degli italiani ha pagato più del dovuto

Secondo un’analisi condotta da Facile.it su oltre 28.000 utenze domestiche tra settembre 2023 e agosto 2024, il 68% dei consumatori che hanno cambiato fornitore luce e gas pagava tariffe superiori alla media. Questo si traduceva in un aggravio annuo di 415 euro per l’elettricità e 490 euro per il gas.

Nello specifico, per l’energia elettrica, il 76% degli utenti spendeva circa 1.380 euro all’anno, rispetto alla media di 965 euro. Per il gas, invece, il 40% degli utenti sosteneva una spesa annua di quasi 2.100 euro, contro una media di circa 1.600 euro.

Perché è importante confrontare le offerte

Gli esperti di Facile.it sottolineano che il mercato libero offre una vasta gamma di operatori e proposte, ma orientarsi può essere complesso. Una scelta poco attenta rischia di costare centinaia di euro in più all’anno. Imparare a leggere la bolletta, monitorare regolarmente la propria tariffa e confrontarla con altre offerte è essenziale per individuare la soluzione più vantaggiosa.

Tuttavia, l’analisi evidenzia anche un dato positivo: chi ha scelto con cura il proprio fornitore ha ottenuto risparmi significativi, fino a 180 euro all’anno per l’elettricità e quasi 400 euro per il gas, mantenendo gli stessi consumi.

Come capire se si paga troppo

Per verificare se la propria tariffa è competitiva, bisogna esaminare la bolletta. Il parametro chiave è la “spesa materia energia”, che si trova nel riquadro dedicato ai consumi. Dividendo questa cifra per l’energia utilizzata (espressa in kWh per l’elettricità o in Smc per il gas), si ottiene il costo unitario.

Attualmente, le migliori offerte a prezzo fisso hanno un costo medio di circa 0,18 €/kWh per l’elettricità e 0,61 €/Smc per il gas. Se i valori superano questi limiti, è probabile che si stia pagando più del dovuto.

Come comparare le offerte sul mercato

Se si scopre di pagare troppo, il passo successivo è confrontare le offerte disponibili. È fondamentale consultare la “bolletta di dettaglio”, dove sono indicati sia la quota fissa, che si paga indipendentemente dai consumi, sia quella variabile, legata all’energia effettivamente utilizzata. Confrontare queste componenti con altre offerte consente di identificare la soluzione più adatta al proprio profilo di consumo.

La scelta su misura

Ogni famiglia ha esigenze diverse: chi consuma molta energia dovrebbe preferire tariffe con una quota variabile più bassa, mentre chi consuma poco deve prestare attenzione alla quota fissa. In caso di dubbi, affidarsi a consulenti indipendenti può essere utile per trovare l’offerta migliore.

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Italiani e tempo che passa: la conquista della longevità

Invecchiare non fa paura, soprattutto se si continua a sentirsi giovani. La percezione dell’età sta cambiando, e in Italia oltre la metà della popolazione (51%) dichiara di sentirsi più giovane rispetto alla propria età anagrafica.

Questo sentimento è particolarmente evidente tra i 55-64enni (58%) e gli over 65 (69%), che manifestano una forte vitalità mentale nonostante il naturale declino fisico. Tuttavia, solo il 40% delle persone tra i 55 e i 64 anni afferma di sentirsi fisicamente più giovane, evidenziando una maggiore consapevolezza delle limitazioni corporee rispetto a quelle mentali.

La vecchiaia inizia quando si smette di fare progetti

Secondo l’Osservatorio Nestlé L’età senza età, la vecchiaia, per il 36% degli italiani over 60, inizia quando si smette di fare progetti. Questo studio offre uno sguardo innovativo sul rapporto tra longevità e qualità della vita, mettendo in evidenza come il senso di “scopo” o “purpose” – la capacità di porsi obiettivi e di mantenere attiva la mente – sia un fattore cruciale per contrastare il senso di invecchiamento.

La ricerca suggerisce che l’età non deve essere vista come una barriera, ma come un’opportunità per costruire esperienze significative, grazie anche a uno stile di vita sano e a una corretta alimentazione.

Le ansie legate all’età 

La percezione del tempo che passa suscita preoccupazioni diverse a seconda delle fasce d’età. Mentre i giovani tra i 18 e i 34 anni temono soprattutto i cambiamenti estetici (45%), le generazioni più mature, dai 35 ai 54 anni, si concentrano sul mantenimento della forza fisica (50-55%).

Tra i 55enni e gli over 65, invece, le paure più diffuse riguardano il declino cognitivo e la perdita di autonomia. Tuttavia, contrariamente agli stereotipi, la solitudine e l’isolamento colpiscono maggiormente i giovani, con una prevalenza del 27% tra i 18-34enni, rispetto al 17% degli over 65.

Obiettivo benessere in tutte le fasi della vita

La ricerca evidenzia un crescente interesse verso un’alimentazione più sana. Tra i 55-64enni e gli over 65, il 60% ha ridotto la quantità di cibo consumata, migliorandone però qualità e leggerezza. Inoltre, un terzo degli italiani ha aumentato il consumo di integratori, frutta secca e verdure. Questi cambiamenti riflettono una maggiore consapevolezza del legame tra alimentazione e longevità.

Come sottolinea Giuseppe Fatati, direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé, una dieta equilibrata non è solo una scelta personale, ma uno strumento per garantire un invecchiamento sano.

La visione del futuro

L’Osservatorio Nestlé mette in luce come ogni generazione possa contribuire al benessere collettivo. I più giovani suggeriscono di prendersi cura della salute mentale, mentre i 55+ raccomandano una buona alimentazione e attività fisica regolare.

Gli over 65, infine, invitano a dedicare più tempo alle persone care, mostrando l’importanza di legami affettivi solidi.

e-commerce: i Marketplace spingono il business delle aziende italiane

Le piattaforme native digitali si presentano come il primo canale di vendita in Italia: secondo il Netcomm NetRetail 2024 il 76,6% dei prodotti acquistati online nel 2024 passa attraverso un eRetailer o un Marketplace.
Nel caso dei servizi digitali, la percentuale si attesta al 21,5%.  

In Italia, eRetailer e Marketplace presentano una quota di acquisti maggiore nelle categoria merceologiche Accessori e Gadget, Elettronica, Gioielli e Orologi, prodotti per la Salute e il Benessere. Una quota minore viene rilevata nelle categorie Servizi, Food & Grocery e Attrezzature Sportive.
In oltre 7 casi su 10, poi, gli acquisti presso gli eRetailer e Marketplace sono riacquisti, un dato superiore rispetto ad altre tipologie di merchant, come produttori, retailer tradizionali, comparatori di prezzi.

I touchpoint del customer journey

I touchpoint che guidano all’acquisto sui Marketplace sono ricerca sul web (55,7%), recensioni dei prodotti (52%), visita su siti e applicazioni che vendono il prodotto selezionato (45,2%) e ricerca dei prezzi su un comparatore (38,3%).
I touchpoint che caratterizzano il customer journey sui Marketplace non si discostano da quelli che accompagnano l’acquisto su altri tipi di canali. La differenza, però, risiede nel fatto che l’acquirente presso un eRetailer necessita maggiormente di essere guidato nella scelta di acquisto.

Per questo, guadagnano rilevanza consulenze online e chatbot (32,5%), informazioni push su prodotti (32,3%), e contenuti promozionali su social network e riviste.
Il metodo di consegna più utilizzato nell’acquisto tramite Marketplace è la spedizione a casa o nel luogo di lavoro (81,7%), seguito dal ritiro in ufficio postale, edicola o bar (9,1%) e locker (5,5%).

I driver di acquisto

Per i consumatori i Marketplace rappresentano un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza. Secondo la ricerca Netcomm NetRetail Focus Marketplace 2024, i driver di acquisto sono principalmente i prezzi dei prodotti (37,9%), ridotte spese di consegna (31,8%), assortimento e ampia scelta (29,9%).

Sono però cruciali anche la consuetudine (26,6%), l’esperienza di acquisto efficiente e veloce (22,2%) e il reso facilitato e gratuito (19,8%).
eRetailer e Marketplace sono inoltre i touchpoint digitali più consultati prima degli acquisti in negozio, con l’online che orienta 4 decisioni di acquisto tradizionale su 10, in particolare nelle categorie Smartphone, Elettronica e Attrezzatura Sportiva.

In Italia 3 acquisti su 4 sono condotti tramite piattaforme

“I Marketplace hanno ormai guadagnato un peso determinante all’interno dell’economia digitale del nostro Paese – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. L’Italia, dove 3 acquisti su 4 sono condotti tramite Marketplace ed eRetailer, è uno dei Paesi con la più alta quota di mercato detenuta da questi canali. Nel 2023, il valore della quota di mercato dei Marketplace si attesta al 57%, contro la media europea del 36%. In un contesto di commercio frammentato come quello italiano, dove le Piccole e medie imprese faticano a convertirsi al digitale a causa dei costi elevati e delle normative complesse, queste piattaforme si presentano come la soluzione per avvicinarsi al commercio online, incontrando di conseguenza la domanda sempre crescente di un consumo veloce ed efficace da parte degli utenti”.

Ricerca di lavoro: quanto conta la web reputation?

La reputazione online ha oggi un ruolo centrale nel mondo del lavoro. Prima di assumere, infatti, i responsabili delle risorse umane spesso fanno ricerche sul web per conoscere meglio i candidati e tracciarne un profilo quanto più accurato.

Curare la propria immagine online è quindi fondamentale per aumentare le proprie possibilità di successo in ambito professionale.

C’è ancora poca consapevolezza sul tema 

Una recente indagine condotta da Orienta, tramite un questionario a risposta chiusa tra i suoi follower su LinkedIn, ha esplorato quanto gli utenti conoscano il concetto di web reputation e la sua rilevanza per il mondo del lavoro. Con 12.000 rispondenti, la survey ha toccato temi come la funzione della reputazione online, i rischi associati, e quali informazioni conviene rendere pubbliche.

Dalla ricerca è emerso che solo il 50% degli intervistati dichiara di conoscere la web reputation, mentre l’altra metà ammette di non saperne abbastanza.

L’utilità della reputazione online e come costruirla

Il 61% dei partecipanti alla survey ritiene che una buona reputazione online sia fondamentale per ottenere apprezzamento dalle aziende. Il 36% pensa che una presenza positiva si costruisca attraverso interazioni significative, mentre il 34% preferisce pubblicare contenuti di valore. Un ulteriore 21% considera essenziali i feedback positivi ricevuti da altri.

L’uso attento dei social e il monitoraggio della propria immagine digitale sono quindi elementi strategici per chi cerca di migliorare la propria presenza online.

Rischi e dati sensibili

Tra i principali rischi individuati dagli intervistati, il 44% teme che i propri dati o immagini vengano usati impropriamente, mentre il 28% teme la diffusione di fake news a proprio svantaggio. Un altro 28% è preoccupato di dare un’impressione negativa di sé.

È interessante notare che il 75% dei rispondenti considera importante mantenere private le informazioni personali: lo stato di salute (46%) è considerato il dato più sensibile, seguito dalle opinioni politiche o credi religiosi (19%).

Una società iperconnessa: opportunità e sfide

Come sottolinea Giuseppe Biazzo, amministratore delegato di Orienta, viviamo in una società sempre più digitale e connessa, dove la reputazione si costruisce anche online. “La web reputation è cruciale nei processi di assunzione, ma è fondamentale che non diventi un freno alla libertà di espressione, evitando autocensure o discriminazioni”, afferma Biazzo.

In conclusione, una gestione consapevole della propria immagine online può offrire opportunità sia per i candidati sia per le aziende, garantendo al tempo stesso un equilibrio rispettoso delle libertà individuali.

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Cybersicurezza: le aziende industriali hanno problemi di rete ogni mese

Le aziende del settore industriale operano spesso con un’infrastruttura geograficamente distribuita, fabbriche, filiali e attrezzature critiche situate in luoghi diversi. Ciò comporta difficoltà logistiche, barriere di comunicazione e problematiche nella gestione delle operazioni. Tra le principali sfide di queste aziende figurano il mantenimento di standard di qualità omogenei ,e la conformità alle normative locali.

Il report di Kaspersky, ‘Managing geographically distributed businesses: challenges and solutions’, mette in luce le principali problematiche legate alla sicurezza della rete e delle informazioni affrontate dalle aziende con infrastrutture geograficamente distribuite.
Secondo il report, il 45% delle aziende industriali riscontra problemi di rete con cadenza mensile, mentre solo il 12% li segnala una volta all’anno o meno.

La sfida più complessa? Rilevare e risolvere incidenti legati alla sicurezza

Oltre a queste difficoltà operative, le imprese industriali multi-sede devono fronteggiare costantemente problematiche legate all’infrastruttura IT e alla sicurezza delle informazioni.

In particolare, il 49% delle aziende manifatturiere considera il rilevamento e la risoluzione degli incidenti di cybersecurity come la sfida più complessa.
Altri aspetti critici sono rappresentati dal monitoraggio dell’implementazione delle misure di sicurezza (46%) e la definizione di policy di sicurezza coordinate (42%) .

Guasti, interruzioni, prestazioni insufficienti di applicazioni o servizi

Quasi il 30% delle aziende intervistate segnala regolari problemi di rete, tra cui guasti o interruzioni, prestazioni insufficienti di servizi e applicazioni, e una connettività inadeguata. Il 38% delle aziende riscontra questi problemi da una a tre volte al mese, il 28% ogni due mesi e il 7% addirittura ogni settimana.

Per quanto riguarda i tempi di ripristino della rete in seguito a un guasto, la maggioranza degli intervistati (74%) dichiara di impiegare tra 1 e 5 ore, mentre il 15% afferma di riuscire a farlo entro un’ora e il 10% richiede fino a un’intera giornata lavorativa.
Tempi di inattività così prolungati possono comportare gravi danni finanziari e di reputazione, con costi che possono raggiungere migliaia di dollari al minuto.

Identificare le cause e implementare misure preventive

“I problemi di rete nelle imprese industriali causano spesso ritardi, cali di produttività, perdite finanziarie e rischi reputazionali – ha affermato Maxim Kaminsky, Business Development Manager (Secure Access Service Edge)di Kaspersky -. Quando la rete si blocca, le comunicazioni aziendali vengono interrotte, i dipendenti perdono l’accesso a informazioni cruciali e la fiducia dei clienti può essere erosa. È quindi fondamentale che le aziende proteggano le loro operazioni per garantire la continuità aziendale. Identificare le cause dei problemi di rete e implementare misure preventive tempestive consente di affrontare queste sfide in modo efficace”.

Risparmi: italiani cicale o formichine? 

Il sondaggio condotto da Saldi Privati, il sito di ‘vendite evento’, indaga le abitudini e le scelte dei suoi utenti in fatto di risparmi. Il 71% degli intervistati dichiara che il risparmio e la responsabilità in materia di acquisti sono valori molto importanti, mentre il 28% ammette che sono sì valori, ma certamente inferiori ad altri, e solo l’1% li considera trascurabili.

Nonostante questa attitudine valoriale, il dato preoccupante che emerge dalla survey è che oggi le persone riescono a mettere da parte molto poco, altro che ‘cicale’.

C’è chi non riesce a mettere via nulla

Il 22% risparmia meno di 100 euro al mese, il 36% da 100 a 300, il 15% fino a 500 euro e addirittura un 15% non riesce a risparmiare nulla.
In termini di benessere economico e costo della vita, il quadro generale se paragonato a 5 anni fa sembra peggiorato. Il 46% del panel dichiara infatti di risparmiare meno rispetto al passato, il 39 % dice di mantenersi più o meno in linea, e solo il 16% oggi mette da parte più soldi rispetto a prima.

Ma non tutto può essere sacrificato in nome del risparmio. Su questo punto il 40% degli utenti Saldi Privati è concorde nel non voler rinunciare alla qualità dei prodotti acquistati, il 33% al proprio stile di vita, il 29% al comfort della propria casa e solo l’11% afferma di non poter fare a meno di una vita culturale attiva.

Ma alla qualità non si rinuncia

Gli intervistati ribadiscono di non essere disposti a comprare prodotti cheap e di bassa qualità, piuttosto scelgono di fare shopping con minor frequenza (22%) e soprattutto prestano più attenzione a offerte e sconti (47%).
In questo scenario, i siti di flash sales come Saldi Privati si configurano come preziosi alleati per far fronte a budget sempre più ridotti e a un costo della vita sempre più alto.

Per il 64% del campione il benefit principale delle flash sales è la possibilità di accedere a brand di fascia alta e noti, che altrimenti sarebbero loro preclusi, e il 61% di godere di sconti fino al 70% sul prezzo iniziale.

Quando ci sono come vengono impiegati i risparmi?

Anche in questo caso emerge un ritratto degli italiani prudenti e parsimoniosi: il 48% li tiene in banca per spese impreviste, il 29% li usa per acquisti correnti, il 26% li impiega in investimenti finanziari e il 5% in investimenti immobiliari, mentre il 15% dichiara di non aver risparmi da spendere in alcun modo.

Se dovessero ‘spaccare il porcellino’ gli utenti di Saldi Privati sceglierebbero, con il 54% dei voti, di concedersi un bel viaggio, seguito dagli acquisti per la persona, come abiti, accessori e prodotti beauty (32%).
In coda alla wish list, l’automobile o la moto nuova (7%).
Insomma, italiani e motori sono un sodalizio che dura da sempre, ma non in tempi di recessione.