L’indice MIC: una valutazione macroeconomica del disagio sociale

Il MIC, il Misery Index di Confcommercio, misura il disagio sociale in Italia considerando i dati relativi a inflazione e mercato del lavoro.
Secondo una prima stima, il MIC di dicembre 2025 sale al 9,6%, un decimo in più rispetto a novembre.
Nonostante i marginali movimenti l’indicatore si conferma ai minimi storici. Nella media del 2025 il MIC si è infatti attestato a 10,0%, il valore più basso dall’inizio delle serie storiche.

La stima MIC dell’ultimo mese è sintesi di un lieve aumento dell’inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, passando dal 2,0% di novembre al 2,2% di dicembre, e di una stabilizzazione del tasso di disoccupazione esteso, pari a al 6,3%.

Il tasso di disoccupazione rimane inalterato 

In considerazione delle attese di una stabilizzazione dell’inflazione e del permanere di una moderata dinamicità sul versante del mercato del lavoro, si stima che nei prossimi mesi l’area del disagio sociale si mantenga sui valori attuali.

Sul versante del mercato del lavoro a dicembre è attesa una sostanziale invarianza del numero di occupati, associata a una modesta riduzione delle persone in cerca di lavoro. Dinamiche, queste, che lascerebbero inalterato al 5,7% il tasso di disoccupazione ufficiale, anch’esso ai minimi storici.
Sul fronte delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si conferma una situazione di scarsa dinamicità, con un tasso di disoccupazione esteso stimato in conferma al 6,3%.

L’inflazione sale al 2,2%

Secondo le prime indicazioni a dicembre 2025 l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto è salita, su base annua, al 2,2%. 

Il dato riflette essenzialmente la tendenza all’aumento dei prezzi degli alimentari.
In termini prospettici l’inflazione è stimata permanere, al netto dei marginali movimenti attesi per i consueti adeguamenti d’inizio anno, sui livelli storicamente contenuti registrati nei periodi più recenti.

Le conseguenze dell’inverno demografico

Anche sul versante del mercato del lavoro non sono attese, nel breve periodo, sostanziali modifiche rispetto alle attuali dinamiche, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe mantenersi ai minimi storici.
Quest’ultimo elemento necessita, peraltro, di una maggiore attenzione, in quanto le dinamiche occupazionali, pur mantenendosi complessivamente in territorio positivo, mostrano minore vivacità anche per le difficoltà di ampliamento della forza lavoro presente sul mercato.

Anche in conseguenza all’inverno demografico le difficoltà di sostituzione al momento dell’uscita dei lavoratori più anziani rendono urgente l’aumento della quota di popolazione femminile presente attivamente nel mercato del lavoro.
Elemento che nel medio termine avrebbe riflessi positivi sulla condizione reddituale delle famiglie e sui consumi.

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Passate le feste, il regalo… si ricicla online

C’è un momento, subito dopo Natale, in cui le case si riempiono di pacchetti aperti e di qualche sorriso di circostanza. Poi, passata l’euforia, arriva la resa dei conti: non tutto quello che troviamo sotto l’albero è proprio ciò che avremmo scelto.

E così, senza drammi e senza sensi di colpa, molti italiani decidono di dare una seconda chance ai regali meno azzeccati. Sempre più spesso, quella seconda vita passa dal web.

Il post Natale diventa mini business

I giorni immediatamente successivi alle feste si confermano tra i più vivaci per il mercato dell’usato online. A dirlo sono i dati di eBay, che fotografano un aumento deciso degli annunci caricati dagli utenti privati tra il 22 e il 29 dicembre.

Un periodo che ormai ha le sue regole non scritte: si fa spazio, si mette ordine e si prova a trasformare un dono poco gradito in un’occasione utile.

Prodotti beauty e gioielli tornano sul mercato

A crescere di più sono soprattutto alcune categorie. Gli articoli di bellezza registrano un vero e proprio balzo, con un aumento dell’89% rispetto ai giorni precedenti.

Subito dopo arrivano i gioielli, che segnano un +78%, seguiti dai fumetti (+70%) e dagli articoli per la casa (+66%). Non mancano i libri, in crescita del 43%, e gli accessori moda, che salgono del 25%. Numeri che raccontano un fenomeno trasversale, che riguarda gusti, età e stili di vita diversi.

Dal regifting al riuso consapevole

Dietro questa abitudine, riferisce Askanews, non c’è solo il desiderio di recuperare qualche euro. Secondo una recente ricerca Ipsos Doxa commissionata da eBay, il regifting è ormai una pratica diffusa e socialmente accettata.

Vendere un regalo ricevuto non è più visto come un tabù, ma come una scelta pratica e, in molti casi, anche sostenibile. Le piattaforme online rendono tutto più semplice e immediato, abbassando ogni barriera.

La seconda vita degli oggetti

eBay diventa così una sorta di piazza digitale dove gli oggetti trovano nuovi proprietari. Ciò che per qualcuno è stato un regalo sbagliato, per altri può trasformarsi in un affare o in un desiderio finalmente realizzato.
Un meccanismo che riduce gli sprechi e intercetta una domanda sempre più attenta al riuso.

Un trend che racconta di un cambiamento profondo  

L’andamento di questi giorni conferma una tendenza ormai consolidata. Gli italiani non solo accettano l’idea di rivendere un regalo non apprezzato, ma la vivono con naturalezza.
È il segno di un modo diverso di consumare, più leggero e meno legato al possesso. Dopo le feste, insomma, i regali poco graditi non si buttano: semplicemente cambiano casa.

Shopping di Natale: vincono i regali beauty. Ma chi compra last minute spende di più

Secondo un’indagine di Klarna, quest’anno  emerge maggiore attenzione al risparmio e al valore dei regali di Natale  acquistati, anche se l’abitudine allo shopping last minute resta un ostacolo per molti, che finiscono per spendere più del previsto.

Ma se c’è un settore che si impone come protagonista del Natale 2025, è il beauty, un universo che continua a crescere perché racconta identità, cura di sé e piccoli rituali quotidiani.
Il 43% delle italiane lo considera infatti il regalo più desiderato, anche più di contanti e gift card (41%), profumi (32%) e moda/accessori (32%).
La skincare è la categoria più ricercata (49%), seguita da make-up (38%), profumi (34%) e prodotti per il corpo (30%):.  

I “più acquistati” riflettono i trend del momento

Il 39% delle intervistate dichiara di trovare difficile scegliere un prodotto adatto alla pelle o ai capelli del destinatario, mentre il 31% teme di sbagliare fragranza.
Ne consegue un approccio sempre più consapevole, in cui oltre un terzo delle intervistate sfrutta promozioni e sconti, confronta i prezzi tra diversi negozi o si affida al cashback per rendere gli acquisti più vantaggiosi.  

Su Klarna i prodotti più acquistati riflettono i trend del momento: la Collagen Flash Bomb di Freshly Cosmetics per la skincare glowy, il lipgloss 3D Hydra di Kiko Milano per il make-up, mentre Burberry for Women e Hugo Boss BOSS Bottled risultano le fragranze più regalate, rispettivamente, a lei e a lui.  

Non solo skincare, anche guanti senza dita e AirPods 4

Accanto al beauty, la moda continua a essere un tassello centrale dei regali natalizi. Tra gli acquisti più popolari emergono gli accessori invernali, come i guanti senza dita in maglia e pelliccia sintetica, le sneakers must-have della stagione (dalle Adidas Campus 00s alle versioni rétro che dominano i trend), e le minigonne, protagoniste dei look festivi. 

AirPods 4, PlayStation 5, Apple Watch SE e iPhone 16 figurano invece tra i prodotti tech più amati dagli italiani, perché combinano utilità quotidiana ed elevato desiderio, due elementi chiave nello shopping natalizio.  

Viva le esperienze sotto l’albero!

In un Natale sempre più orientato verso ciò che si vive aumentano i regali esperienziali, con i biglietti per concerti ed eventi live sono tra le sorprese più acquistate su Klarna. Tra gli artisti più ‘regalati’ emergono Sfera Ebbasta, Shiva e Gigi D’Alessio, a conferma di un trend trasversale che unisce generazioni diverse, con un forte peso della GenZ e dei Millennials.
Ma c’è anche un lato nascosto del Natale: chi compra all’ultimo minuto non risparmia, anzi.

Nonostante la crescente attenzione alla convenienza, molti italiani rimangono ritardatari seriali dello shopping. Le conseguenze, sono tutt’altro che marginali.
Tra chi ha rinviato gli acquisti per mancanza di liquidità, 1 italiano su 5 dichiara di aver finito per pagare di più, con il 30% che ha speso almeno 50 euro in più per prenotazioni di viaggio effettuate last-minute.

Export agroalimentare: USA mercato indispensabile, ma bisogna puntare sui mercati emergenti


Secondo lo studio di Nomisma, presentato in occasione del IX edizione del Forum Agrifood Monitor, nel 2025 l’export agroalimentare italiano continua a correre (+5,7% a settembre), superando a fine anno per la prima volta quota 70 miliardi di euro.
Una crescita trainata soprattutto dai mercati della UE (+9%), in particolare, Polonia (+17,3%), Romania (+11,1%), Repubblica Ceca (+9,1%) e Spagna (+14,5%).

La crescita extra UE (+4%) risulta invece meno brillante, frenata dai cali registrati negli Stati Uniti (-1,1%), Russia (-8%) e Giappone (-13%).
Oggi l’Italia è il nono esportatore mondiale per valore, con 67,2 miliardi di euro nel 2024, e secondo Paese al mondo per crescita nell’ultimo quinquennio (+55%).
Ma sullo sviluppo futuro pesano i dazi USA.

Ancora troppo dipendenti dai primi 5 mercati di destinazione

Nonostante ciò, gli Stati Uniti restano un mercato strategico e difficilmente sostituibile per il food&beverage italiano.
Tra il 2019 -2024 gli acquisti di prodotti italiani negli USA sono aumentati del 66% e oggi l’Italia è il terzo fornitore di prodotti food&agroalimentari dopo Canada e Messico.

Inoltre, i primi cinque mercati di destinazione, Germania, USA, Francia, UK e Spagna, rappresentano ancora il 50% dell’export complessivo. Una dipendenza che rende urgente una maggiore diversificazione, soprattutto in una fase caratterizzata da incertezza e complessità, in cui gli equilibri commerciali globali si stanno rivelando sempre più fragili.

Ridurre i rischi e rafforzarne la crescita futura

Il calo dell’export agroalimentare negli USA è legato principalmente alla svalutazione del dollaro (oltre -10% da inizio anno) e all’incertezza generata dalle politiche daziarie dell’Amministrazione Trump, che hanno provocato un andamento altalenante: una forte crescita nei primi tre mesi dell’anno, dovuta all’effetto scorte, e un crollo fino al -22% in agosto, con l’introduzione del dazio aggiuntivo del 15% su alcuni dei nostri prodotti.

Per ridurre i rischi e rafforzarne la crescita futura, diventa quindi fondamentale ampliare la presenza dell’agroalimentare Made in Italy in altri mercati.
“Per quanto il mercato statunitense sia insostituibile per il nostro export agroalimentare, vi sono Paesi che nell’ultimo decennio hanno incrementato le importazioni di nostri prodotti food&beverage a tassi medi annui superiori al 12%”, dichiara Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare Nomisma.

Intesa UE-Mercosur

Si tratta, in particolare, di paesi come Messico, Polonia, Romania, Corea del Sud. Ma anche Australia e Brasile.
In questo contesto, un ruolo decisivo potrà essere svolto dai nuovi accordi di libero scambio. L’intesa UE–Mercosur, che coinvolge 260 milioni di persone e oltre 3.000 miliardi di dollari di Pil, rappresenta un’opportunità per le aziende italiane, considerando che il nostro export agroalimentare verso quest’area già oggi vale 440 milioni di euro (+68% negli ultimi cinque anni).

Ulteriori prospettive arrivano dalla chiusura del negoziato con l’Indonesia, mercato da 287 milioni di abitanti, dove l’export italiano ha già raggiunto 90 milioni di euro, con una crescita del +58% dal 2019.

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Stagioni fredde? C’è voglia di rallentare e di vivere relazioni vere 

C’è qualcosa nell’arrivo dell’autunno che invita a rallentare. Dopo un’estate trascorsa a cercare “connessioni vere senza Wi-Fi”, gli italiani sembrano aver ritrovato il gusto delle relazioni sincere.

E ora che le giornate si accorciano e l’aria si fa pungente, questa voglia non solo resiste, ma cresce. Le abitudini cambiano: si resta più spesso in casa, si cucina di più, ci si concede qualche pausa in compagnia per alleggerire il peso delle corse quotidiane.

Casa dolce casa: il nuovo cuore della socialità

La fotografia scattata dall’Osservatorio IT di Bibite Sanpellegrino, che ha sondato le opinioni di 1.200 italiani, mostra una tendenza chiara: il centro della socialità si sta spostando verso luoghi più intimi. Non scompaiono bar, piazze o aperitivi improvvisati, ma il salotto di casa torna ad avere un ruolo speciale. È lì che ci si sente più liberi di essere se stessi, senza il rumore di fondo della tecnologia o la sensazione di essere sempre di corsa.

Le persone scelgono compagnia selezionata: amici fidati, parenti con cui c’è sintonia, piccoli gruppi invece delle grandi comitive di un tempo. Una socialità più raccolta, quasi protettiva, che punta sulla qualità e non sulla quantità.

Non solo in Italia: un desiderio globale di semplicità

Questa ricerca di momenti più genuini non riguarda solo noi. Anche lo studio internazionale di Innova Market Insights segnala un trend simile: la cosiddetta Relaxed Sociability, la socialità rilassata che si sta diffondendo in molte parti del mondo.

Dall’aperitivo al bistrot, fino ai piccoli caffè di quartiere, sempre più persone cercano spazi caldi e informali, dove il contatto umano possa esprimersi senza fretta.

Cibo e bevande: i nuovi linguaggi del cuore

Un altro elemento che emerge, anche grazie alle analisi di InsightTrendsWorld, è il ruolo del cibo. Non come semplice “energia”, ma come rituale che fa da ponte tra le persone.

Condividere un piatto, una bevanda, un assaggio preparato al volo aiuta a sciogliere tensioni, ad aprire conversazioni, a sentirsi parte di qualcosa. In fondo, intorno alla tavola molti di noi sono cresciuti, e molti continuano a ritrovarsi.

L’essenza dell’Italian Togetherness

Bibite Sanpellegrino ha definito tutto questo Italian Togetherness: una specie di “modo all’italiana” di vivere le relazioni, fatto di spontaneità, convivialità e piccoli gesti che avvicinano. Dallo studio emergono anche dieci parole che descrivono questa forma di socialità: empatia, fiducia, dialogo, condivisione, comunità, convivialità, inclusività, rete, flessibilità e consapevolezza.

Sono parole semplici, ma raccontano un bisogno che torna prepotente: ritrovarsi, ascoltarsi, e lasciare che la quotidianità, almeno ogni tanto, si sieda accanto a noi invece di correrci davanti.

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Loner Consumer: la solitudine è una scelta di vita?

Oggi in Italia le famiglie ‘monocomponenti’ costituiscono il 35,4% del totale, con una crescita che risulta del +20% rispetto al 2015.
Tra queste famiglie il 40,9% è composto da persone over 65, un target che si conferma il più alto spendente, e che da solo sviluppa il 42,2% del valore del largo consumo.

Più in generale, i consumatori single generano il 27,6% del valore complessivo del mercato dei prodotti di largo consumo, il che se confrontato con le famiglie composte da 2, 3 o più persone, indica una spesa pro capite considerevolmente più elevata.
Il consumatore single, il Loner Consumer, sta cambiando le regole del consumo, e lo sta facendo in modi più profondi di quanto sembri.
Emerge dai dati di YouGov Shopper relativi al nuovo Trend Reality Report 2025 – From Signals to Strategy. 

Non è un “solitario” nel senso tradizionale

Coniato dall’Economist, il termine Loner Consumer descrive una tendenza diffusa durante la pandemia, ed esprime il crescente desiderio di indipendenza, ricerca di spazio personale e tempo di qualità con e per sé stessi.
Una scelta che sempre più spesso influenza il modo in cui le persone comprano, viaggiano e vivono la quotidianità.

Stando ai dati di YouGov tra le principali motivazioni che spingono gli italiani a ritagliarsi un momento di solitudine emergono la volontà di riposarsi mentalmente (49%), godersi un momento di introspezione (45%) e connettersi con sé stessi (41%).

Tra vulnerabilità ed emancipazione

Il Trend Reality Report evidenzia la doppia faccia del fenomeno. Da un lato emerge la cosiddetta Loneliness epidemic, la crisi di solitudine che colpisce molte società occidentali. Un recente sondaggio YouGov mostra, infatti, che circa un quarto degli italiani (23%) si sente solo, e per quasi due terzi (62%) questa sensazione è aumentata rispetto al 2024. La solitudine, inoltre, è un fattore che influisce fortemente sul 21% degli italiani.

Dall’altro lato, però, la solitudine è anche una scelta. Molti consumatori vivono l’isolamento e il distacco dall’iper-connettività come un modo per compiere scelte più autonome e consapevoli.
Solo un consumatore su 7 dichiara di non apprezzare le attività svolte in solitudine.

Più nuclei singoli, più shopping frammentato

Sul mercato italiano il trend del Loner Cosumer è amplificato dal fatto che aumenta il numero dei nuclei familiari e diminuisce la popolazione complessiva. Questo significa che le famiglie diventano sempre più piccole mentre crescono numero e peso dei consumatori single.

Di fatto, nel settore dei beni di largo consumo i cambiamenti sono significativi. In pratica, dal 2022 la frequenza di acquisto è aumentata di quasi il 19%, mentre il numero di unità per carrello è diminuito del 13%.
I consumatori single poi ricorrono alla spesa online il 10% in più, rappresentando il 3,4% del valore totale del mercato.
Anche il contenuto del carrello del Loner Consumer si caratterizza per una maggiore incidenza di alimenti per gatti (139%), primi piatti pronti (133%) e integratori (123%).

I sogni della Generazione Alpha, tra paure e ostacoli

Crescono con lo smartphone in mano, ma anche con gli occhi ben aperti sul mondo. Sono i ragazzi e le ragazze della Generazione Alpha, i nati dopo il 2010, protagonisti della nuova edizione dell’Osservatorio Genere e Stereotipi 2025, promosso da Henkel Italia insieme a Eumetra.

La ricerca, intitolata “I sogni ad ostacoli della Generazione Alpha”, fotografa un panorama fatto di entusiasmo, paure e tanta voglia di cambiare.

Tra sogni grandi e incertezze

I numeri raccontano una generazione ambiziosa: il 44% delle ragazze e il 39% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni dice di avere progetti importanti per il futuro. La famiglia, in questo cammino, gioca ancora un ruolo decisivo: oltre sette su dieci si sentono sostenuti nel coltivare le proprie passioni.

Ma dietro la fiducia si nasconde anche un’ombra. I maschi sembrano credere un po’ di più nelle proprie possibilità — il 78% pensa di poter lasciare il segno — mentre tra le ragazze la percentuale scende al 70%. E quando si parla di emergere davvero, la forbice si allarga: 21% dei ragazzi contro 16% delle ragazze.

Le preoccupazioni dei giovanissimi

Le paure? Quelle legate alla discriminazione. Più di una ragazza su quattro teme di essere penalizzata sul lavoro per il proprio genere, e quasi una su tre teme che la maternità possa diventare un ostacolo alla carriera.

Preoccupazioni che, spesso, nascono guardando in casa: nonostante padri sempre più presenti, molte vedono ancora le madri faticare nel trovare un equilibrio tra lavoro e vita familiare.

I veri punti di riferimento

Curiosamente, gli adulti sembrano avere un’idea un po’ distorta di chi ispiri davvero i più giovani. Il 70% degli adulti pensa che gli influencer siano i modelli principali, ma solo il 2% dei ragazzi li cita spontaneamente.

I veri esempi restano mamma e papà, figure di soddisfazione, dedizione e, in fondo, di autenticità.

Uno sguardo critico sui media e sul linguaggio

I giovani di oggi non si lasciano ingannare facilmente. L’84% delle ragazze e l’81% dei ragazzi notano come nei film, nelle serie e nella pubblicità le donne vengano spesso scelte per la bellezza, e gli uomini descritti come forti e vincenti a ogni costo.

Sul linguaggio, la loro richiesta è semplice: meno simboli e più sostanza. Non serve cambiare le parole, dicono, se non cambia il modo in cui le usiamo.

Ascoltarli per costruire il futuro

Per Eumetra, che da anni accompagna Henkel in questo percorso di ricerca, ascoltare le nuove generazioni è molto più di un esercizio statistico: è un modo per capire dove stiamo andando.

Un impegno che si riflette anche nella recente Certificazione per la Parità di Genere, confermata dall’istituto, segno concreto di un percorso che punta a un futuro più giusto, dove ogni ragazza e ogni ragazzo possano sognare — e realizzare — senza ostacoli.

Italiani e shopping online: quali sono gli orari preferiti per gli acquisti?  

Come comprano gli italiani? Soprattutto, quali sono le loro abitudini di acquisto digitale? E ancora, quali sono gli orari preferiti per lo shopping? A queste domande risponde una recente analisi condotta dHuman Highway su oltre 90 mila transazioni digitali nel primo semestre del 2025.

I dati  raccolti con il supporto della piattaforma LogLine sono per certi versi sorprendenti. Si scopre infatti che il fattore tempo influenza le scelte d’acquisto: non tutti comprano le stesse cose negli stessi momenti della giornata o della settimana. In particolare, cambia la tempistica per gli acquisti di prodotti e servizi.

Orari differenti per i prodotti e i servizi 

Come anticipato, la ricerca mette in luce due comportamenti ben distinti. Chi acquista servizi online – come viaggi, biglietti o prenotazioni – tende a farlo soprattutto nel weekend, con un deciso picco il sabato. È il momento in cui le persone si concedono una pausa, hanno più tempo libero e pensano a come programmare le giornate successive.

Chi compra prodotti fisici, invece, si muove in modo più costante, ma con un calo nelle attività man mano che la settimana avanza. Le giornate più “spendaccione” restano l’inizio della settimana e il venerdì, forse per approfittare delle offerte o per farsi un piccolo regalo prima del fine settimana.

Le ore più “calde” della giornata

Un altro elemento interessante è quello riferito agli orari degli acquisti online.  La fascia che va da mezzogiorno alle sette di sera è quella in cui si concentra la maggior parte delle transazioni. Però ci sono delle differenze sostanziali, anche perchè il comportamento varia a seconda di cosa si compra: mentre i prodotti mantengono un ritmo abbastanza costante durante il pomeriggio (tranne una breve pausa all’ora di pranzo), i servizi registrano un vero e proprio picco attorno alle 13.

Molti utenti approfittano della pausa pranzo per prenotare una vacanza, un concerto o un ristorante: un modo per staccare dal lavoro e programmare qualcosa di piacevole.

Si compra online nei momenti di libertà e di relax

Oltre ai numeri, lo studio restituisce un ritratto realistico dello stile di vita digitale degli italiani. Si compra online quando si ha un momento libero, ma anche quando si è mentalmente predisposti a farlo: nei momenti di relax, nelle ore di pausa o nei giorni che precedono il weekend.

L’analisi di Human Highway mostra come il tempo non sia solo una cornice, ma un elemento attivo del comportamento d’acquisto. Ogni click racconta una piccola abitudine quotidiana e, messi insieme, questi gesti compongono la mappa aggiornata del nostro modo di vivere l’eCommerce.

Podcast: come valorizzarne la popolarità cavalcando l’onda del successo

Il podcast si distingue come un mezzo in piena sintonia con le aspettative e i bisogni del pubblico, capace di offrire ai brand un modo efficiente ed efficace per costruire narrazioni stabilendo connessioni profonde con gli utenti.
Secondo i dati emersi dall’ultima edizione della Digital Audio Survey di Ipsos, il 41% degli italiani tra 16 e 60 anni ha ascoltato almeno un podcast nell’ultimo mese. Nel 2024 la quota si fermava al 39%.

In un ecosistema mediatico in continua evoluzione, influenzato da cambiamenti tecnologici, nuove tendenze di consumo, strategie di offerta, creatori di contenuti e piattaforme, i podcast non solo incrementano l’audience, ma preservano anche la capacità di attrarre target ‘sfuggenti’: giovani (42% under35), laureati (29%), professionisti (14%).
Di fatto, l’onda di popolarità continua ad avanzare.

Chi sono gli ascoltatori

Chi ascolta podcast si connota come consumatore più attento e responsabile, proiettato sulle nuove tecnologie, attratto da prodotti premium e ricettivo a consigli d’acquisto. Pur essendo ancora esposto alla tv lineare tende a guardarla in modo più saltuario, mentre mostra un’affinità superiore con il cinema.

Una visione non monolitica dell’audience dei podcast identifica quattro segmenti di pubblico, i cui tratti distintivi richiedono altrettante definizioni di strategie di marketing.
Il primo è il segmento Social First (35% dell’audience): include ascoltatori più giovani che vivono i podcast come intrattenimento ed evasione. Agganciati via social sono attratti da contenuti internazionali, sensibili agli speaker, ricettivi all’advertising e più propensi a pagare per i podcast.

Addicted, Pull, Casual

Il segmento Addicted (19%), trasversale per età, usa molteplici canali di accesso ai podcast (siti, passaparola, search), è molto assiduo, coinvolto e soddisfatto. È il più ricettivo alla comunicazione di marca e ha una buona propensione a pagare per l’ascolto dei podcast, nei quali cerca informazione/apprendimento/intrattenimento.

Il segmento Pull (25%, in crescita) di giovani-adulti è più utilitarista, molto coinvolto, accede ai podcast quasi esclusivamente tramite search.
Il segmento Casual (21%, in calo) include individui più maturi, agganciati tramite siti di news, suggerimenti da app, passaparola. Ha una fruizione più saltuaria e meno investita. Dei podcast coglie soprattutto il valore informativo/educativo e di storytelling. 

Engagement e fedeltà

La relazione con i podcast rientra nel ‘tempo di qualità’ e di piena soddisfazione per chi ascolta (l 44% ascolta podcast più frequentemente rispetto a 1-2 anni fa). La popolarità aumenta senza che ne risulti penalizzata la capacità di mantenere l’attenzione del pubblico, infatti, il 62% ascolta podcast per la loro intera durata.

Un’altra prova del livello di engagement è la consolidata ‘serializzazione’ della fruizione. Otto ascoltatori su dieci ascoltano serie di podcast, nella maggioranza dei casi nella loro interezza.
L’efficacia dei podcast come veicolo pubblicitario, poi, perdura nel tempo. Il 79% degli ascoltatori ricorda pubblicità associate ai podcast e il 50% ha compiuto un’azione dopo l’esposizione a comunicazioni pubblicitarie. In particolare, ricerca di informazioni (33%), passaparola (23%), acquisto (16%). 

Laurea: è ancora un requisito fondamentale per trovare lavoro?

È quanto emerge da un sondaggio di Indeed, il portale per chi cerca e offre lavoro, che ha intervistato 500 recruiter italiani. Oggi la laurea da sola non sembra più sufficiente a colmare le esigenze del mercato del lavoro.

Sebbene anche oggi la laurea venga esplicitamente richiesta in quasi 1 annuncio di lavoro su 2 (42%), e nonostante quasi la metà dei datori di lavoro intervistati (47%) dichiari di aver intensificato l’uso di titoli di studio formali negli ultimi tre anni, questa scelta spesso è dettata da preoccupazioni sulla qualità dei candidati (37%) o da preferenze dei responsabili (32%),
Di fatto, la laurea non è più l’unico fattore determinante per trovare lavoro. Anche perché i programmi universitari sembrano non garantire competenze immediatamente spendibili.

L’obsolescenza dei titoli di studio

“Sebbene l’istruzione formale continui a essere tenuta in grande considerazione, l’evoluzione del mercato del lavoro, la difficoltà nel reperire i talenti e la necessità di formazione continua per stare al passo con gli sviluppi di un mondo del lavoro sempre più rapido, incidono anche sulle strategie di reclutamento”, commenta Gianluca Bonacchi, talent strategy advisor di Indeed.

Quasi la metà degli intervistati (49%) ritiene infatti che le lauree diventino obsolete in fretta, e addirittura il 62% lamenta che i programmi universitari non preparino le persone con competenze immediatamente spendibili per il lavoro. Tanto che oltre un quarto (26%) dei datori di lavoro non avrebbe barriere nel rimuovere i requisiti di laurea o di esperienza dalle proprie ricerche di lavoro, suggerendo che si stia diffondendo l’opinione che per alcune posizioni le competenze possono essere acquisite e dimostrate in altri modi.

Neolaureati sostituiti dall’AI

“Per alcuni settori – continua Bonacci – il titolo di studio continuerà a essere un prerequisito, mentre per altri potrebbe non rappresentare più una discriminante o dovrà necessariamente viaggiare di pari passo alle competenze sviluppate in altro modo”.

La diffusione dell’Intelligenza artificiale, inoltre, sta iniziando a giocare un peso anche nella valutazione dei candidati entry-level.
Non a caso, il 18% dei datori di lavoro considererebbe l’AI come alternativa a un neolaureato per mansioni specifiche.
Va da sé che in questo contesto, le soft skill emergono come elementi distintivi fondamentali per i profili junior.

Soft skill e competenze non si acquisiscono solo sui banchi

Le competenze trasversali più valorizzate dai datori di lavoro sono la capacità di lavoro di squadra (52%), adattabilità e flessibilità (50%), attitudine al problem-solving e pensiero critico (50%).
Significative anche l’agilità di apprendimento e la curiosità (44%), riporta Adnkronos, oltre alla capacità di prendere iniziativa ed essere proattivi (40%).

“In sintesi, il nostro studio evidenzia un panorama del reclutamento in rapida evoluzione -sottolinea il talent strategy -. Sebbene la laurea continui a mantenere un ruolo importante e resti un requisito spesso richiesto, cresce la convinzione che le competenze possano essere acquisite anche attraverso percorsi più diversificati, soprattutto in un contesto in cui l’Intelligenza artificiale sta iniziando a influenzare le pratiche lavorative”.