Credito: +8% le imprese di servizi finanziari in Lombardia

Cresce la richiesta di credito nella regione Lombardia, e le imprese di servizi finanziari in un anno aumentano dell’8%. E in cinque anni addirittura del 45%. Secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi al primo trimestre 2018, 2017 e 2013, basati sul registro delle imprese, sulle 15 mila imprese di credito attive in Italia 5.419 sono in Lombardia, il 36% del totale nazionale, e 129 mila sono gli addetti, sui 332 mila totali censiti nel Paese. Milano risulta prima città per numero di imprese, seguita da Roma e Torino.

A Milano sono attive 3.844 imprese

La crescita delle imprese finanziarie lombarde (5.419) segna un +7,5% in cinque anni, mentre a livello nazionale la percentuale è del 38,8%. Sempre secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Milano è la prima città, con 3.844 imprese, seguita da Roma, con 1.412, e Torino, con 896.

In Lombardia, dopo Milano, al secondo posto per numero di imprese c’è Brescia (427 imprese, +7,8% in un anno e +52% in cinque), seguita da Bergamo (339 imprese, +6,9% e +53,4%), e da Monza Brianza, con 220 imprese (+13,4% e +36,6%).

“Il credito sostiene la crescita delle Pmi”

“Il tema del credito rimane una priorità per il nostro sistema economico per sostenere la crescita delle Pmi”, dichiara Ambra Redaelli, Consigliera della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Per questo motivo, la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in collaborazione con il Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza, si sta impegnando a orientare e formare le imprese in materia di finanziamento e sistema delle garanzie, “presentando strumenti di finanza innovativa, come crowdfunding e invoice trading – aggiunge Redaelli – ma anche mettendo in campo concrete misure tradizionali per abbattere il tasso d’interesse e il costo delle garanzie”.

Gli strumenti per rendere più “liquido” l’investimento

L’invoice trading, il dynamic discounting, il reverse factoring, il Dpo management, sono alcune delle soluzioni che rendono più “liquido” l’investimento in capitale circolante, valorizzandone sia il lato attivo sia il lato passivo. Se ne è parlato il 30 maggio scorso presso la Camera di Commercio di Milano, durante l’incontro La gestione efficiente del Circolante, fra FinTech e operatori tradizionali.

Nel corso della tavola rotonda sono stati affrontati i temi dell’analisi della grandezza del capitale circolante, della sua gestione e controllo, nonché degli strumenti e degli elementi a cui prestare più attenzione nella gestione del working capital

Privacy online, questa sconosciuta: l’84% dei siti italiani la ignora

Sebbene dal 25 maggio sia operativo il nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali, i risultati di una ricerca condotta dall’Osservatorio di Federprivacy evidenziano come buona parte dei più importanti siti web italiani stenti ancora a fare di privacy e sicurezza online virtù. Dalla ricerca, svolta sui principali trecento siti web italiani, è infatti emerso che il 39% di questi, anziché ricorrere a protocolli sicuri con cifratura SSL/TLS, continui a utilizzare connessioni non sicure, che consentono potenzialmente ai malintenzionati di intercettare dati personali o carpire i dati della carta di credito digitati durante un acquisto online.

252 siti su 300 non forniscono i recapiti per l’esercizio dei diritti dell’interessato

Altro elemento rilevato dallo studio, che concorre a frenare il decollo dell’e-commerce made in Italy, è che ben 252 siti sui 300 analizzati (84%), sebbene siano dotati di informativa sulla privacy, non forniscano poi i recapiti per l’esercizio dei diritti dell’interessato, o i dati di contatto del data protection officer. Informazioni, queste, che dal 25 maggio è obbligatorio pubblicare per tutte le realtà che trattano dati su larga scala. O che profilano gli utenti. Una tecnica attiva nell’85% dei siti italiani esaminati, i quali utilizzano cookies di terza parte che servono proprio a memorizzare e tracciare gusti e preferenze online, riferisce Adnkronos.

Una scarsa trasparenza che penalizza anche le stesse aziende

“Se da una parte la maggioranza di questi siti mettono il naso nei dispositivi degli utenti per monitorare i loro comportamenti online, al tempo stesso rende difficile anche solo chiedere delle informazioni su come essi utilizzano tali dati – afferma il presidente di Federprivacy Nicola Bernardi – e questa scarsa trasparenza penalizza paradossalmente non solo i diritti degli interessati ma anche le stesse aziende che finiscono per macchiare la propria reputazione sprecando molte delle opportunità del mercato digitale”.

Creare un web migliore è possibile

Qualcosa in realtà si sta muovendo. Esistono infatti realtà come Ferrero, che ha ottenuto il marchio di qualità Privacy OK in tutti i principali siti web italiani del Gruppo. o Owant,  motore di ricerca che promette di tutelare la privacy dei propri utenti senza tracciarli né con i cookies né con altra tecnica di tracciamento. Anche Federprivacy ha realizzato il proprio sito web utilizzando un protocollo sicuro e senza alcun cookie di profilazione. Con l’auspicio di creare un modello da imitare per dimostrare che creare un web migliore è davvero possibile.

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Gli acquisti degli italiani per la casa intelligente? Al primo posto, sicurezza

Nonostante gli italiani abbiano una scarsa idea di cosa sia la “casa intelligente”, c’è chi sta iniziando a informarsi, e a dotarsi di strumenti per trasformare la propria abitazione in un Smart Home. Secondo il rapporto Doxa, il 45% degli intervistati non ne ha mai sentito parlare, ma i dati dell’Osservatorio IoT della School of Management del Politecnico di Milano affermano che il mercato dell’Internet of Things in Italia ha raggiunto quota 250 milioni di euro nel 2017, +35% rispetto al 2016. Un incremento in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali, anche se in termini assoluti ancora inferiore agli altri mercati europei.

Il 25% sceglie sensori per porte e finestre, telecamere, videocitofoni e serrature

Se il 60% degli italiani ha dichiarato di essere intenzionato in futuro ad acquistare prodotti di domotica, il 20% di questi è propenso a comprare prodotti legati alla sicurezza. E tra coloro che già acquistano, il 25% si affida a dispositivi come sensori per porte e finestre, telecamere, videocitofoni e serrature. Solo il 10% opta per prodotti di climatizzazione e riscaldamento, e pochissimi acquistano elettrodomestici a distanza (6%), e di controllo energetico (5%), come lampadine e prese elettriche intelligenti, riferisce AGI. Inoltre, solo il 25% di chi ha già un prodotto di Smart Home ha attivato servizi aggiuntivi, quali polizze assicurative o vigilanze private di pronto intervento.

Dove si comprano i prodotti “smart”?

Oltre due terzi di elettrodomestici intelligenti vengono acquistati nelle catene di elettronica, spesso attraverso i consigli degli esperti delle filiali. Se invece si tratta di sensori per porte e finestre, o dispositivi di rilevazione di fumi e allagamenti, gli acquirenti si rivolgono a installatori professionisti. Ancora poco diffuso, ma in crescita, è l’acquisto online.

Tra coloro che hanno acquistato prodotti di domotica la spesa media si aggira intorno ai 355 euro, e il 91% degli acquirenti si è detto molto o abbastanza soddisfatto.

L’IoT sta entrando nelle case degli italiani

Sempre secondo la ricerca Doxa, il 32% del campione dichiara di non nutrire alcuna preoccupazione particolare verso l’Internet degli oggetti (IoT), anche se il 30% ha espresso apprensione per la protezione della privacy, il 24% si dichiara in difficoltà con l’utilizzo di oggetti smart, e il 14% teme l’eccessiva autonomia degli stessi.

Inoltre, un mercato che ancora non ha raggiunto gli standard internazionali è quello degli Smart Home speaker: in Italia stiamo ancora aspettando il loro arrivo, ma ci sono grandi attese verso questi dispositivi presidiati da tutti i grandi Over-the-Top

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Nel 2036 saranno quasi 9 miliardi i bagagli aerei “trasportati” con l’Intelligenza Artificiale

Nel 2036 oltre 8,7 miliardi di bagagli voleranno con l’Intelligenza Artificiale. La conferma arriva dal report Intelligent Tracking: A Baggage Management Revolution di SITA, società IT nell’ambito del trasporto aereo. Nel 2017 hanno volato 4 miliardi di passeggeri e 4,5 miliardi di bagagli: numeri impressionanti che in meno di un ventennio sono destinati quasi a raddoppiare. E il supporto dell’Intelligenza Artificiale sarà fondamentale per il miglioramento dei processi.

La Risoluzione 753 di IATA impone il tracciamento dei bagagli in ogni fase del viaggio entro giungo 2018

Se il trasporto aereo negli ultimi dieci anni è riuscito a dimezzare i costi derivanti dalle irregolarità nella gestione dei bagagli, entro giugno 2018 il settore dovrà adeguarsi a quanto previsto dalla Risoluzione 753 di IATA (Associazione internazionale di compagnie aeree), che impone di tracciare i bagagli in ogni fase del viaggio, e di condividere i dati di tracciatura con tutti gli operatori coinvolti.

Secondo quanto rilevato da SITA, il 47% delle aerolinee è già in grado di tracciare i bagagli per un quarto del proprio network, ma entro giugno 2018 il 27% sarà in grado di estendere il monitoraggio fino a tre quarti della rete.

Entro la fine del 2018 il 65% delle compagnie svilupperà nuove soluzioni per la tracciatura…

Nel 2017 l’86% dei vettori ha implementato, o pianificato, iniziative per consentire allo staff il monitoraggio in tempo reale dei bagagli. E l’84% per offrire questa opzione ai viaggiatori. Entro la fine del 2018, poi, il 65% delle compagnie svilupperà nuove soluzioni per la tracciatura, il 61% implementerà la raccolta di dati grazie ai sistemi di gestione bagagli esistenti, e il 51% richiederà agli aeroporti di sviluppare nuove capacità di tracciatura.

“La trasformazione digitale relativa ai bagagli è già in corso – dichiara Sergio Colella, Presidente di SITA Europa -. Ciò significa che la consegna dei bagagli diventerà più sicura e consentirà agli aeroporti e alle compagnie aeree di fornire ai passeggeri servizi bagagli su misura”.

… ed entro il prossimo decennio l’AI rivoluzionerà l’industria del trasporto aereo

“L’uso strategico di dati e Intelligenza Artificiale entro il prossimo decennio rivoluzionerà l’industria del trasporto aereo, e la gestione dei bagagli è una delle aree che potrà trarne più benefici”, aggiunge Colella. L’Intelligenza Artificiale consentirà ad aeroporti e compagnie aeree di individuare i punti nel trasporto bagagli più a rischio, e i fattori che ne costituiscono la causa. La tecnologia potrà perciò ridurre le irregolarità nelle fasi più critiche, come il trasferimento dei bagagli fra voli, che nel 2016 ha registrato quasi la metà (47%) delle irregolarità di gestione.

Imprese, AAA talenti cercasi

Attirare i migliori talenti sul mercato è l’obiettivo delle imprese. Il 72% dei C-suite, i ruoli senior executives, come Ceo, Cfo, Coo, e degli human capital leader dichiara che le aspettative dei datori di lavoro sul talento sono in crescita. E il 71% è convinto che la strategia per l’acquisizione di talenti sia fondamentale per il successo dell’azienda. Questi alcuni risultati del Talent Trends Report 2018 di Randstad Sourceright, operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, che ha condotto un sondaggio su 800 C-suite e responsabili Hr di 17 paesi.

Aumentano gli investimenti in tecnologia

Per coinvolgere e trattenere le competenze migliori oltre 8 imprese su 10 (82%) riserva un budget dedicato alle tecnologie che creano un’esperienza positiva per i talenti sul posto di lavoro. Sia il top management sia gli Hr manager sono ormai aperti all’impiego delle nuove tecnologie nei processi Hr: robotica, automazione e machine learning avranno un’influenza positiva nei prossimi anni perché renderanno il recruiting più semplice ed efficiente. Ma se l’uso delle nuove tecnologie nelle risorse umane ormai gioca un ruolo di primo piano nelle strategie per l’acquisizione dei talenti, secondo il 51% di C-suite e talent leader tecnologie quali il recruiting online elimina il lato umano della selezione del personale, riferisce Adnkronos.

“La competizione per assicurarsi i migliori talenti inizia sul posto di lavoro”

“Nel 2018 la competizione per assicurarsi i migliori talenti inizia sul posto di lavoro – commenta Fabio Costantini, Chief Operations Officer Randstad Hr Solutions -. Costruire un’esperienza di lavoro positiva sia per i dipendenti sia per i candidati è indispensabile per coinvolgere e trattenere le migliori competenze già presenti in azienda e attirare le risorse più qualificate sul mercato”.

Le imprese riconoscono che migliorare la workplace experience dei talenti in azienda ha effetti positivi sulla produttività e sulla capacità di trattenere i talenti. Inoltre i datori di lavoro vedono grandi potenzialità anche dal punto di vista dell’employer branding: il 92% sostiene che un’esperienza positiva al momento del colloquio sia fondamentale per attirare e coinvolgere i candidati più qualificati e il 46% sta aumentando gli investimenti per migliorare l’esperienza dei candidati.

I Talent Analytics

La tecnologia che in questo momento sta risvegliando maggiormente l’interesse dei manager è rappresentata dagli Analytics: secondo il 76%, i Talent Analytics, che raccolgono informazioni su candidati e dipendenti come il gap di competenze e di stipendi e la diversity, giocano un ruolo essenziale quando si tratta di reperire, attrarre, coinvolgere e trattenere le figure più qualificate in azienda e sul mercato. I Talent Analytics sono infatti gli strumenti su cui si concentra la maggior parte degli investimenti in tecnologia delle aziende (59%), seguiti da formazione e sviluppo del personale (54%), assessment e valutazione (49%) e strumenti per la collaborazione della forza lavoro (47%).

 

Asciugamani elettrici, da opportunità ad esigenza

Qualche anno i proprietari di hotel, ristoranti, palestre o qualsiasi luogo pubblico dove fosse presente un bagno avevano iniziato a valutare l’opportunità di sostituire il sistema di asciugatura delle mani “classico” con salviette usa e getta. La nuova soluzione era rappresentata dai ben più moderni asciugamani elettrici, in grado risolvere in un colpo solo problemi igienici, di sprechi e di ordine del locale bagno.

Con il calo dei prezzi degli asciugamani elettrici, l’attenzione è cresciuta ed abbiamo assistito ad un progressivo abbandono dei dispenser in virtù di apparecchi sempre più performanti ed efficienti: consumi energetici limitati, asciugatura velocissima delle mani e sistemi anti-vandalo evoluti sono tutte caratteristiche che hanno spinto diversi locali ad effettuare il passo. Ma ancora oggi è possibile trovare i dispenser di salviette ovunque, nelle stazioni come nelle palestre, nei ristoranti come negli aeroporti… e questa tendenza deve assolutamente esaurirsi. Se da un lato è comprensibile che bagni situati in luoghi a basso passaggio, con poche persone che quotidianamente hanno la necessità di asciugarsi le mani, non sentano l’esigenza di abbandonare la carta, dall’altro è totalmente inaccettabile che ambienti con migliaia di utilizzatori continuino a sprecarne, creando tra l’altro ambienti spesso sporchi e disordinati.

Perché sosteniamo questo? Perché oggi l’esigenza è quella di concentrarsi sul rispetto che dobbiamo avere per l’ambiente, prima ancora che sugli interessi economici. Produrre carta significa abbattere alberi, abbattere alberi significa stravolgere l’habitat di specie animali e, al tempo stesso, ridurre il polmone verde del nostro pianeta. Ma davvero dobbiamo andare avanti a farlo, per poi vedere la stessa carta sul pavimento del bagno o, peggio, gettata nei lavandini? Tutto questo quando un buon asciugamani elettrico costa poche centinaia di euro, dura anni, ed asciuga ormai con una velocità di pochi secondi.

E non regge la scusa dei consumi elettrici, perché se li paragoniamo ai costi di approvvigionamento della carta non c’è davvero confronto: il risparmio può arrivare anche al 98% su base annuale! Mediclinics è uno dei nostri partner, e commercializza da anni asciugamenti elettrici di assoluta qualità, certificati dalle più severe normative internazionali: a breve, sul loro sito www.mediclinics.it sarà possibile acquistarli online, scegliendo tra una vasta gamma di prodotti: a lama d’aria, tradizionali, con raccolta delle gocce, automatici o a pulsante, con bocchetta e non ecc…

Un motivo in più, visto il nostro consiglio, per soddisfare la vera esigenza: eliminare l’utilizzo della carta, rendendo al tempo stesso il vostro locale più pulito, ordinato ed igienico.

Cala il tasso di disoccupazione: i dati di novembre 2017

Qualche buona notizia sul fronte dell’occupazione, specie quella giovanile. Il tasso di disoccupazione a novembre su base mensile scende all’11,0%, (-0,1 punti percentuali rispetto a ottobre), mentre quello giovanile cala al 32,7% (-1,3 punti). Lo ha appena reso noto l’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica. A novembre la stima degli occupati torna a crescere (+0,3% rispetto a ottobre, pari a +65mila). Il tasso di occupazione sale al 58,4% (+0,2 punti percentuali)

I dati su base annua

Scende sia il numero dei disoccupati sia quello degli inattivi. L’analisi su base annua dell’Istat, infatti, rivela che i disoccupati sono -7,8%, -243 mila rispetto l’anno precedente, mentre gli inattivi -1,3%, -173 mila. Sul fronte giovani, a novembre 2017 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 32,7%, in calo di 1,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. Tenendo conto anche di questi giovani inattivi, l’incidenza dei disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è invece pari all’8,6% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato), in calo di 0,3 punti rispetto a ottobre.Il tasso di occupazione dei 15-24enni cresce di 0,5 punti, mentre quello di inattività cala di 0,2 punti.

Situazione peggiore per gli ultracinquantenni

Per le persone più grandi di età, invece, le notizie sono decisamente meno rosee. L’Istat informa che il tasso di disoccupazione cresce su base annua tra gli ultracinquantenni (+0,3 punti percentuali), mentre cala nelle restanti classi di età con variazioni comprese tra -0,3 punti per i 35-49enni e -7,2 punti per i 15-24enni. Anche al netto dell’effetto della componente demografica, l’incidenza dei disoccupati sulla popolazione è in calo tra i 15-49enni, mentre cresce tra gli ultracinquantenni. Il tasso di inattività cresce nell’ultimo anno tra i 15-24enni (+0,9 punti percentuali), rimane stabile nelle classi di età centrali tra 25 e 49 anni, cala tra gli over 50 (-1,8 punti).

Le donne restano le Cenerentole del mercato del lavoro

Le elaborazioni dell’Istat segnalano purtroppo che resistono delle forti differenze fra occupazione femminile e maschile. Il tasso di occupazione maschile su base annua,  per la fascia di età  compresa fra i 15 e i 64 anni, tocca il 67,6%, mentre quello relativo alle signore si ferma al 49,2%. Ancora peggiore il dato relativo agli inattivi nella fascia di età 15-64 anni: 24,6% per gli uomini e addirittura 43,9% per le donne.

Lombardia, da regina del business a campionessa delle vacanze: Milano e dintorni diventano mete turistiche

Che la Lombardia sia, a livello nazionale, l’area d’elezione del business, della moda e del design non sorprende nessuno. Fa invece molto più effetto scoprire che Milano e dintorni siano diventati una vera e propria Mecca del turismo. Un trend che gli operatori economici più attenti non vorranno sottovalutare, specie se operano nei servizi in qualsiasi modo connessi all’accoglienza o alla ristorazione.

Dati da vero record

I numeri sono impressionanti: nel 2016 le presenze di turisti in Lombardia hanno superato i 37 milioni, sulla base delle rilevazioni Istat, e rappresentano il 9,2% delle presenze totali di turisti che hanno scelto il nostro paese. Una forte crescita in questi anni, pari a 8,9 milioni di presenze in più rispetto al 2008 (+50,3% rispetto a +23,3% a livello italiano), con un crescente grado di internazionalizzazione. Le cifre del movimento turistico in regione sono il frutto di una ricerca presentata da Intesa Sanpaolo.

Qualità del servizio e ubicazione gli asset vincenti

La ricerca evidenzia anche quali sino le chiavi dell’exploit turistico lombardo: qualità del servizio e ubicazione spiccano quali principali fattori del successo delle imprese, mentre tra le sfide per il futuro rivestono sempre maggiore importanza la competitività dell’offerta e la necessità di destagionalizzare le presenze. Sempre dall’analisi, emerge come gli alberghi con più stelle e un numero maggiore di camere abbiano i tassi di occupazioni più elevati, probabilmente perché hanno un appeal più efficace nei confronti dei clienti stranieri con una buona capacità di spesa.

Le strutture ricettive investono in qualità: wellness e marketing le priorità

Gli hotel presi in considerazione dall’indagine hanno dichiarato, in larga maggioranza, di aver effettuato investimenti in passato e di voler investire anche in futuro. Tra gli operatori prevale infatti l’ottimismo per il triennio 2018-2020. Nonostante alcuni fattori strutturali di freno agli investimenti quali l’eccesso di burocrazia e le ridotte dimensioni aziendali, si prevede un rafforzamento di fatturato e redditività. Gli investimenti si concentrano principalmente nella riqualificazione delle camere, con una crescente attenzione verso il wellness e il marketing, soprattutto tra le strutture più grandi.

Internet e formazione, abbinata vincente per stare sul mercato

Le imprese turistiche lombarde non sono insensibili ai canali digitali, anzi. Per il 90% degli intervistati, infatti, Internet rappresenta un’opportunità da sfruttare al meglio. Anche la formazione viene percepita come strategica: il 70% della imprese ha affermato di voler investire in formazione professionale, soprattutto in vista del cambio generazionale che nel prossimo quinquennio coinvolgerà ben quattro aziende su dieci.

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Pubblica Amministrazione italiana: il record negativo per il debito verso aziende fornitrici di beni e servizi

Tra le tante eccellenze di casa nostra, c’è un primato che proprio non ci fa onore e che penalizza pesantemente le piccole e medie imprese. “L’Italia ha il record negativo in Europa per il maggiore debito commerciale della Pubblica Amministrazione verso le imprese fornitrici di beni e servizi, pari a 3 punti di Pil, vale a dire il doppio rispetto alla media Ue dell’1,4% del Pil. E nonostante si siano accorciati a 58 giorni i tempi medi di pagamento degli Enti pubblici, in molte aree del Paese rimangono ritardi allarmanti superiori a 100 giorni”. A supportare queste affermazioni forti è un’analisi di Confartigianato sui pagamenti nel 2016 di 6.547 amministrazioni pubbliche per una somma di 115,4 miliardi riferiti a 23,7 milioni di fatture emesse dai fornitori.

Il 62% degli Enti Pubblici non rispetta i tempi di pagamento

Stando alle rilevazioni, il 61,9% degli Enti pubblici non rispetterebbe i termini fissati dalla legge sui tempi di pagamento in vigore dal 2013. A dilatare i tempi oltre i 30 giorni è il 64,8% dei Comuni e il 54,5% degli altri Enti pubblici. Per quanto riguarda il servizio sanitario nazionale, il 46,9% degli enti non salda le fatture entro il termine dei 60 giorni stabiliti dalla legge.

Ma sono davvero numerosi i “lunghi” anche fra gli enti pubblici che gestiscono imposte e contributi: Agenzia delle Entrate, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Equitalia, Guardia di finanza, Inps e Inail. Questi enti, rivela Confartigianato, effettuano in media i pagamenti verso i fornitori in 50 giorni, che diventano 91 giorni per l’Agenzia del Demanio e 69 giorni per la Guardia di Finanza.

Il Molise il più lento, la provincia di Bolzano la più puntuale

A livello regionale i maggiori ritardi si verificano in Molise, dove la Pa paga i propri fornitori in 107 giorni. Seguono la Calabria con 98 giorni, la Campania con 83 giorni, la Toscana con 81 giorni e il Piemonte con 80 giorni. Dall’altra parte della classifica, quella con i tempi più stretti, si colloca la Provincia autonoma di Bolzano: qui per la Pa servono in media 36 giorni per saldare i fornitori. Tra le regioni “virtuose” si piazza poi il Friuli Venezia Giulia con 39 giorni, seguita dalla Valle d’Aosta con 41 giorni, Lombardia con 43 giorni, Veneto e Provincia autonoma di Trento a pari merito con 47 giorni.

I miglioramenti non bastano ancora

“Nonostante i miglioramenti ottenuti anche con le continue iniziative di Confartigianato c’è ancora molto da fare per garantire alle imprese il diritto ad essere pagate nei tempi stabiliti per legge. La soluzione è semplice e Confartigianato la indica da tempo: si tratta di applicare la compensazione diretta e universale tra i debiti e i crediti degli imprenditori verso la Pa”, ha concluso il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti.

Brindiamo: il vino torna sulle tavole degli italiani

Le famigli italiane riscoprono il piacere di sedersi a tavola con un bicchiere di vino ad accompagnare i pasti. Dopo qualche tempo in cui i consumi sembravano leggermente rallentati, i nostri connazionali dimostrano una rinnovata affezione verso il vino, a condizione che sia di ottima qualità.

Aumento record degli acquisti

Nel carrello della spesa, quindi, il vino non deve mancare. Nel 2017, infatti, si è registrato una crescita record del +6% da parte delle famiglie. Il merito dell’exploit è principalmente da attribuirsi ai vini Doc (+5%), alle Igt (+4%) e agli spumanti (+6%). Insomma, gli italiani si trattano bene, giustamente, privilegiando prodotti d’eccellenza. I dati emergono da un’ analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea, che mette in luce come il vino, dopo essere ritornato protagonista anche nei bar e nei ristoranti, registri un incremento del +3% anche sulle tavole di casa.

Tempo di vendemmia

Le buone notizie per il settore dell’enologia sono stati diffusi da Coldiretti proprio in occasione “del giro di boa della vendemmia, con oltre la metà dell’uva già raccolta” dichiara l’associazione agricola. “Questo cambiamento – spiega ancora la Coldiretti – è il risultato di una profonda svolta verso la qualità nelle scelte di consumo, come dimostra il fatto che a calare sono solo gli acquisti di vini comuni (-4%).”

La classifica dei consumatori mondiali

Sempre in base alle rilevazioni di Coldiretti, risulta che i principali appassionati di vino sono oltreconfine. “Complessivamente con 31,8 milioni di ettolitri di vino consumati nel 2016, gli Usa sono il primo consumatore mondiale, seguiti da Francia (27 milioni di ettolitri), dall’Italia (22,5 milioni di ettolitri), dalla Germania (20,2 milioni di ettolitri e dalla Cina (17,3 milioni di ettolitri)”.

Si beve meno ma si beve meglio

“Gli italiani bevono meno ma bevono meglio. Un vero successo nel tempo della globalizzazione, che premia soprattutto i vini locali. Ma cresce la domanda anche per le produzioni autoctone che, dopo aver rischiato la scomparsa, sono state recuperate e rilanciate: dal Pecorino al Primitivo, dal Pignoletto alla Ribolla Gialla e Traminer”a aggiunge ancora Coldiretti.

Vino italiano protagonista all’estero

L’analisi Coldiretti si conclude evidenziando che “Il vino italiano trionfa anche all’estero, dove ha registrato un nuovo record dell’export, con un aumento dell’8% rispetto allo scorso anno quando aveva totalizzato 5,6 miliardi di euro. Un’ ottima notizia in un anno difficile per la vendemmia che nel 2017 sarà tra le più scarse dal dopoguerra a causa del maltempo e siccità”.

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