Vivere al piano terra: consigli per proteggersi dai ladri

Chi vive ai piani bassi di un edificio, o direttamente al piano terra, conosce bene le preoccupazioni legate alla facilità con la quale eventuali malintenzionati possono avvicinarsi alla porta di ingresso principale di casa, la quale spesso non si trova all’interno di una vano scala ma al contrario dà sull’esterno e presenta davanti un terrazzo o piccolo giardino.

Proprio questo tipo di abitazioni sono maggiormente interessate dal pericolo di incursioni da parte di ladri e malintenzionati, dato che sono facilmente raggiungibili semplicemente scavalcando una piccola ringhiera o cancelletto che solitamente delimita l’area che precede la zona in cui si trova la porta d’ingresso.

Una soluzione efficace e definitiva

Queste aperture vanno messe in sicurezza in quanto rappresentano sicuramente un anello debole che è molto più esposto ad attacchi e tentativi di effrazione rispetto quanto avviene nei piani più alti, ad esempio.  

La soluzione più efficace e duratura in questi casi è quella di provvedere a far installare delle inferriate apribili in ferro, le quali rappresentano una barriera particolarmente difficile da superare quando chiuse.

Di giorno infatti, questo tipo di inferriate può essere lasciato tranquillamente aperto, mentre la notte si possono chiudere consentendo di dormire sonni tranquilli in quanto veramente resistenti ed in grado di far desistere qualsiasi malintenzionato.

La tranquillità di poter andare in vacanza senza pensieri

Inoltre si tratta di un sistema che garantisce tutta la tranquillità necessaria ad esempio nel momento in cui si va in vacanza e ci si assenta da casa per diversi giorni, dato che di fatto rappresentano una barriera difficile da superare e che impedisce a chi non è autorizzato di poter accedere in casa, facendo in modo che il tuo appartamento possa essere perfettamente protetto anche quando sei lontano e vuoi avere la certezza che tutti i tuoi beni e oggetti cui sei più affezionato possano essere al sicuro.

L’importanza di limitare gli accessi in azienda

Impedire l’accesso ai non autorizzati all’interno dei locali nei quali viene svolta un’attività lavorativa è la priorità per tantissime realtà aziendali ed imprese. Le ragioni possono essere le più disparate in base al settore in cui si opera: solitamente, si ha bisogno di limitare gli accessi ai soli autorizzati ad esempio per evitare che la concorrenza possa spiare i propri metodi di lavoro o direttamente copiare i prodotti. In altri casi invece, limitare gli accessi diventa necessario per evitare che eventuali malintenzionati possano in qualche modo danneggiare quelli che sono i beni dell’azienda oppure rubare qualcosa, il che costituisce chiaramente un danno  economico non indifferente.

I badge per evitare code in ingresso e uscita

Qualsiasi siano i motivi che spingono ad adottare soluzioni di questo tipo, limitare gli accessi in azienda assume un ruolo certamente non secondario, e chiaramente questo tipo di sistema va implementato in maniera tale da non creare code agli ingressi. Se il metodo di riconoscimento non è rapido infatti, si rischia ogni giorno di avere una coda di dipendenti in ingresso e in uscita che attendono   di essere riconosciuti e dunque di poter entrare o uscire dalla sede. In questo caso, i badge timbratura commercializzati da Cotini srl rappresentano la soluzione certamente più efficace e avanzata tecnologicamente. Grazie ai badge di prossimità ad esempio, ciascun dipendente deve semplicemente avvicinare il badge personale al lettore per far sì che il proprio ingresso o uscita possano essere registrati e dunque che si abbia l’autorizzazione a varcare la soglia.

Un prodotto personalizzabile anche con la fotografia del dipendente

Ciascun badge inoltre, può essere personalizzato inserendo il logo dell’azienda o anche la fotografia del dipendente ed il suo codice identificativo, così da consentire a tutti di poter essere identificati in qualsiasi momento e dunque farsi riconoscere dal personale preposto. Questa soluzione è particolarmente conveniente nel caso di aziende con decine o centinaia di dipendenti, ai quali si vuole garantire un rapido accesso o uscita dai locali senza creare code ma dando a tutti la sicurezza di sapere che le persone non autorizzate non hanno alcuna possibilità di entrare all’interno della sede. 

Hotel a Monza con SPA in camera

Quanti si spostano per lavoro nella zona di Monza e della Brianza in generale, desiderano solitamente usufruire di una struttura che consenta loro di raggiungere comunque Milano in un arco di tempo piuttosto breve. Over motel è un motel Brianza ben posizionato e che consente effettivamente di raggiungere il centro del capoluogo lombardo giusto in un paio di minuti d’auto. Inoltre qui gli ospiti hanno veramente la possibilità di poter riposare appieno tra un impegno di lavoro e l’altro, considerando che tutto all’interno delle camere è studiato per concedere il massimo del relax agli ospiti, incluso sia l’allestimento che tutto quel che riguarda i comfort quali il wi-fi gratuito in camera, aria condizionata e il riscaldamento, il phon per il bagno e la cassetta di sicurezza, ad esempio. Inoltre, i signori ospiti possono anche decidere di regalarsi una piacevolissima esperienza all’interno della spa della quale le migliori camere dispongono,  per regalarsi diversi trattamenti quali l’idromassaggio, l’hammam e tanti altri servizi ancora realmente in grado di accrescere il livello del benessere percepito.

La struttura dispone infine del parcheggio gratuito che prevede box privati con ingresso antistante l’accesso della propria camera, dunque davvero il massimo della comodità per questo hotel di recente apertura che è già il preferito da parte di tantissime delle persone che per motivi di lavoro si spostano tra la Brianza e Milano. Inoltre, l’allestimento della camera su richiesta è personalizzabile sulla base di alcuni pacchetti tra i quali i clienti possono scegliere, e che servono a rendere l’ambiente ad esempio più romantico in occasione di un evento particolare da festeggiare o per un anniversario che merita di essere celebrato in maniera speciale. Per informazioni sui diversi tipi di allestimenti disponibili, nonché sulle promozioni del momento e prenotazioni, è possibile contattare il recapito telefonico 0395973862.

Impianti di depurazione IWM per l‘ufficio

Bere dell’acqua che sia sempre sicura e controllata è un’esigenza di tutti, e lo è ancora di più quando si tratta dell’acqua che grandi aziende o uffici mettono a disposizione dei propri dipendenti. Sono veramente tante infatti, le realtà appartenenti ad ogni settore a provvedere a fornire liberamente l’acqua da bere ai lavoratori, così che questi possano dissetarsi in qualsiasi momento e senza essere costretti a portare le bottigliette da casa. Anche i problemi legati al costo della fornitura d’acqua sono in realtà oggi superati, se si considera che i moderni dispenser acqua ufficio IWM consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete, trattandola e purificandola così da renderla veramente piacevole da bere. Se prima le aziende erano infatti “costrette” ad acquistare la costosa acqua dei boccioni per poter offrire questo servizio ai propri dipendenti, oggi è sufficiente uno degli impianti IWM per consentire di utilizzare direttamente l’acqua del rubinetto che, una volta filtrata e trattata, assumerà un buonissimo sapore e sarà veramente salutare.

Ciascuno potrà inoltre personalizzare la propria acqua, bevendola esattamente nella maniera che preferisce: gli impianti IWM consentono infatti di regolare la temperatura dell’acqua, che può essere più o meno fredda o direttamente calda, può essere liscia o gassata e può anche essere accompagnata dai cubetti di ghiaccio. Ciascuno potrà dunque bere l’acqua che preferisce e mantenere l’adeguato livello di idratazione anche durante l’orario di lavoro, il che è ideale anche perché bere molto aiuta a mantenere più alta la concentrazione nonché la produttività. La rete di assistenza IWM è inoltre capillare e ben distribuita su tutto il territorio nazionale, per cui sarà rapidamente fornita assistenza tecnica nel caso sia necessaria, mentre sarà la stessa IWM ad occuparsi delle operazioni di manutenzione ordinaria da apportare nel corso dell’anno, per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto.

La creatività e la ricercatezza di Leon Louis

Già nel 2010, anno in cui Leon Louis ha presentato ufficialmente le sue creazioni al mondo, questo brand in continua crescita ha messo in primo piano l’idea di proporre uno stile semplice e sobrio di ispirazione sartoriale. Parliamo dunque di forme che spesso appaiono come monocromatiche e frugali, frutto del lavoro di una approfondita ricerca di materiali e soluzioni pensate appositamente per ottenere uno stupefacente mix di forme ed invenzioni stilistiche. Le sue origini danesi hanno certamente influito su quell’inconfondibile stile sincero, minimale ma al tempo stesso raffinato che caratterizza ogni sua creazione, che consente a ciascuno di poter vestire in maniera personalizzata tenendo sempre alto il concetto di sartoria di qualità e ricercatezza di forme e soluzioni. L’impronta che i tessuti adottati conferiscono ad ogni capo è probabilmente il segreto dell’appeal che caratterizza ogni prodotto Leon Louis, i quali sono impreziositi dalle sapienti lavorazioni degli artigiani che regalano maggior pregio ad ogni collezione, esaltando finiture e design come il solo intervento di un maestro della lavorazione dei tessuti può fare.

Su revolutionconceptstore.it è possibile trovare tanti dei prodotti che hanno reso le collezioni Leon Louis celebri nel mondo, e tra questi bellissimi bermuda a cavallo basso, giubbini in seta con chiusura centrale a zip, pantaloni di lino a cavallo basso a doppio bottone e con zip trasversale, tuniche asimmetriche con maniche a pipistrello e jeans skinny con chiusura frontale nascosta. È possibile risparmiare sulle spese di spedizione optando per il ritiro della merce prescelta direttamente in negozio, mentre per il pagamento è possibile optare per tutta la comodità e sicurezza offerte da Paypal.  Revolutionconceptstore rende il tuo shopping una esperienza semplice e divertente, offrendoti al tempo stesso la possibilità di scegliere tra tantissimi capi in grado di esaltare il tuo aspetto fisico ed evidenziare parte della tua personalità.

Asciugamani elettrici, da opportunità ad esigenza

Qualche anno i proprietari di hotel, ristoranti, palestre o qualsiasi luogo pubblico dove fosse presente un bagno avevano iniziato a valutare l’opportunità di sostituire il sistema di asciugatura delle mani “classico” con salviette usa e getta. La nuova soluzione era rappresentata dai ben più moderni asciugamani elettrici, in grado risolvere in un colpo solo problemi igienici, di sprechi e di ordine del locale bagno.

Con il calo dei prezzi degli asciugamani elettrici, l’attenzione è cresciuta ed abbiamo assistito ad un progressivo abbandono dei dispenser in virtù di apparecchi sempre più performanti ed efficienti: consumi energetici limitati, asciugatura velocissima delle mani e sistemi anti-vandalo evoluti sono tutte caratteristiche che hanno spinto diversi locali ad effettuare il passo. Ma ancora oggi è possibile trovare i dispenser di salviette ovunque, nelle stazioni come nelle palestre, nei ristoranti come negli aeroporti… e questa tendenza deve assolutamente esaurirsi. Se da un lato è comprensibile che bagni situati in luoghi a basso passaggio, con poche persone che quotidianamente hanno la necessità di asciugarsi le mani, non sentano l’esigenza di abbandonare la carta, dall’altro è totalmente inaccettabile che ambienti con migliaia di utilizzatori continuino a sprecarne, creando tra l’altro ambienti spesso sporchi e disordinati.

Perché sosteniamo questo? Perché oggi l’esigenza è quella di concentrarsi sul rispetto che dobbiamo avere per l’ambiente, prima ancora che sugli interessi economici. Produrre carta significa abbattere alberi, abbattere alberi significa stravolgere l’habitat di specie animali e, al tempo stesso, ridurre il polmone verde del nostro pianeta. Ma davvero dobbiamo andare avanti a farlo, per poi vedere la stessa carta sul pavimento del bagno o, peggio, gettata nei lavandini? Tutto questo quando un buon asciugamani elettrico costa poche centinaia di euro, dura anni, ed asciuga ormai con una velocità di pochi secondi.

E non regge la scusa dei consumi elettrici, perché se li paragoniamo ai costi di approvvigionamento della carta non c’è davvero confronto: il risparmio può arrivare anche al 98% su base annuale! Mediclinics è uno dei nostri partner, e commercializza da anni asciugamenti elettrici di assoluta qualità, certificati dalle più severe normative internazionali: a breve, sul loro sito www.mediclinics.it sarà possibile acquistarli online, scegliendo tra una vasta gamma di prodotti: a lama d’aria, tradizionali, con raccolta delle gocce, automatici o a pulsante, con bocchetta e non ecc…

Un motivo in più, visto il nostro consiglio, per soddisfare la vera esigenza: eliminare l’utilizzo della carta, rendendo al tempo stesso il vostro locale più pulito, ordinato ed igienico.

Le regioni più bio d’Italia? Toscana, Marche e Friuli Venezia-Giulia

Toscana, Marche e Friuli Venezia-Giulia sono le tre regioni più bio d’Italia, seguite da Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna. Lo attesta una ricerca sulla filiera bioeconomica italiana elaborata da SRM, Centro Studi legato al gruppo Intesa Sanpaolo. La ricerca prende in considerazione l’impronta bioeconomica, ovvero l’importanza sul Pil regionale, dei settori completamente bio (agroalimentare, legno, carta e idrico) e di quelli parzialmente bio (chimica, mobili, farmaceutica, abbigliamento, moda, gomma e plastica, elettricità e rifiuti), dove l’output finale deriva solo in parte da prodotti di origine organica. L’impronta bioeconomica insieme al livello di transizione bioeconomica, cioè il passaggio, attraverso l’innovazione tecnologica, da produzione parzialmente bio a totalmente bio, stabiliscono la graduatoria delle regioni bio elaborata da SRM.

Lazio, Liguria e Valle d’Aosta le meno bio

Dopo il primo gruppo di regioni caratterizzato da un’impronta bio e un livello di transizione bioeconomica più elevati, segue un secondo gruppo, distinto da un’impronta bio elevata con un più basso livello di transizione bioeconomica (Abruzzo, Puglia, Basilicata, Trentino Alto-Adige, Molise, Sardegna e Calabria).
Questi primi due gruppi, a parità di impronta bioeconomica, si contraddistinguono per un diverso livello di transizione sul quale incide anche la dimensione innovativa del sistema produttivo, che risulta maggiore nel primo gruppo (media Regional Innovation Scoreboard: 116,6 vs 95). Il terzo gruppo, con un’ancora più bassa impronta bio dell’economia e con livelli di transizione tecnologica variabili, comprende Campania, Lombardia, Piemonte e Sicilia, mentre agli ultimi posti si piazzano Lazio, Liguria e Valle d’Aosta.

Il valore aggiunto della bioeconomia italiana è di circa 100 miliardi di euro

Molte di queste regioni, come ad esempio Lombardia, Campania e Lazio, si caratterizzano per una maggiore diversificazione produttiva rispetto alle regioni delle rispettive macroaree e una più articolata e variegata specializzazione industriale, che possono penalizzarle nella valutazione del reale ruolo nella bioeconomia. Il valore aggiunto della bioeconomia italiana è di circa 100 miliardi di euro e impiega oltre due milioni di addetti. Con questi valori l’Italia è fra i Paesi in Europa a più alta incidenza della bioeconomia all’interno del sistema economico, il 6,4% in termini di valore aggiunto e quasi l’8% per l’occupazione.

La filiera agro-alimentare è l’attività più rilevante della Bioeconomia

Dall’analisi territoriale, il Nord Est è la prima area del Paese per valore aggiunto realizzato dalla filiera bioeconomica (29,6 miliardi). Segue il Nord Ovest (28,3 miliardi), il Mezzogiorno (24,4) e il Centro (19,3). Prendendo in considerazione gli addetti, la prima area è quella meridionale, con circa 732mila occupati, il 36,5% del dato nazionale.
La filiera agro-alimentare rappresenta l’attività più rilevante della Bioeconomia in tutte le aree geografiche, e soprattutto nel Mezzogiorno, dove il peso del valore aggiunto della filiera arriva quasi al 79% (Italia: 62%) e quello degli addetti all’85,7% (Italia: 70%). Le regioni meno performanti sono quelle che debbono maggiormente impegnarsi nel processo di transizione bioeconomica dei settori parzialmente bio, e tra queste si collocano diverse realtà meridionali.

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Prima colazione tra cattive abitudini e buoni propositi per il nuovo anno

Spesso gli italiani si trovano in difficoltà a conciliare i tempi mattutini troppo stretti con la preparazione e il consumo di una prima colazione sana ed equilibrata, che però rientra tra i buoni propositi del 2022 per oltre tre quarti dei nostri concittadini (76%). Lo conferma Everli, il marketplace della spesa online, che svela le abitudini degli italiani in tema di colazione casalinga. Sebbene 9 italiani su 10 la consumino abitualmente, secondo l’indagine, la mancanza di tempo sembra essere particolarmente influente nel determinare le ‘cattive abitudini’ in fatto di colazione. Infatti, quasi 1 su 5 (18%) la consuma abitualmente in piedi e il 14% dedica al primo pasto della giornata meno di 5 minuti.

Cosa si mangia a colazione?

Se la settimana può essere caotica, oltre la metà degli italiani (52%) sabato e domenica dedica più tempo alla colazione, la consuma da seduto (19%) e la prepara in maniera più curata (12%). Sebbene il caffè rappresenti un must per il 52%, molti preferiscono tè (35%), latte (19%), succo di frutta (17%) e spremute (8%). E per quanto riguarda la scelta del cibo, la colazione dolce vince su quella salata.
Sono pochissimi i sostenitori di affettati (2%) e formaggi (1%), mentre i più optano per i più tradizionali biscotti (55%), fette biscottate (15%) e brioches (13%).

Le parole chiave del 2022: calma e ingredienti salutari

Oltre al problema dei tempi, anche la preparazione del primo pasto mette in crisi gli italiani di prima mattina. Il 15% pensa di essere manchevole nella capacità di associare correttamente cibi e bevande, mentre il 12% pensa di scegliere alimenti non sufficientemente sani.
In media, è solo 1 italiano su 4 (25%) a fare una colazione sana ed equilibrata, mentre il 60% crede di avere un buon margine per migliorare questo aspetto. Non stupisce quindi che tra i buoni propositi per il 2022 la maggior parte dichiara di voler mangiare con più calma (42%), assemblare in modo più healthy cibi e bevande (15%), introdurre nuovi prodotti più salutari (12%) e dedicare più tempo alla preparazione del cibo (10%).

Bastano solo 10 minuti, un tavolo e una sedia

Secondo la dottoressa Egle Giambra, nutrizionista di MioDottore, i due aspetti fondamentali da tenere a mente quando si tratta di fare una colazione equilibrata e sana sono proprio il tempo e la combinazione di cibi e bevande che consenta di iniziare la giornata con il corretto apporto nutrizionale.
“Il tempo per la colazione è senz’altro un tema caldo – spiega la dottoressa Giambra – infatti, la maggior parte degli italiani preferisce fare colazione rapidamente o prendere solo un caffè, magari per guadagnare qualche minuto in più di sonno. Tuttavia, è stato osservato che concedersi una colazione ‘calma’ di almeno 10 minuti, può fare la differenza”.
Tanto che una ricerca del BMJ Open dichiara che ingurgitare cibo velocemente aumenta fino al 42% in più il rischio di obesità e diabete.

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Feste senza sensi di colpa: i consigli dei dottori per sopravvivere ai cenoni

Tra Natale e Capodanno, è un continuo sedersi a tavola. Anche se per molti di noi, causa Covid-19, le riunioni familiari sono state ridotte come numero di partecipanti, lo stesso non si può dire per le portate. A noi italiani piace la buona cucina, e a Natale, Santo Stefano e Capodanno non ci si può sottrarre dal cucinare e… mangiare. Per sopravvivere indenni a tutti questi banchetti, senza attentare alla linea ma pure senza fare rinunce dolorose, ecco che arrivano i consigli di di AIGO – Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri. Obiettivo, rimanere in salute senza privarsi delle gioie della convivialità.  

Poco alcol per i brindisi

Sì a un brindisi a Capodanno, ma uno solo. Gli esperti sottolineano che negli uomini la dose massima giornaliera è di 1-2 bicchieri di vino, mentre nelle donne di 1 bicchiere. Anche nei soggetti sani l’alcol può causare pure in dosi moderate sintomi da reflusso o bruciore, in presenza di patologia serve particolare prudenza. Il paziente con malattia di fegato non dovrebbe assumere bevande alcoliche, mentre il paziente con disturbi funzionali, come intestino irritabile, può concedersi un brindisi. La cosa più importante che spesso manca nelle tavole delle feste è l’acqua!

Occhio a zuccheri e grassi

I tipici cibi delle feste sono spesso più ricchi di grassi animali e zuccheri, elementi che possono favorire disturbi come cattiva digestione, gonfiore addominale, reflusso gastroesofageo, essendo difficilmente digeribili anche per le persone in buona salute. Senza demonizzare le nostre eccellenze gastronomiche, è bene tenere presente che in alcune persone con difficoltà nell’assorbimento del lattosio, prodotti caseari freschi, creme e intingoli possono favorire alcuni disturbi. Quindi, spazio anche a tante verdure sulla tavola: in questo caso, si può abbondare senza sensi di colpa.

La salute si conquista con la moderazione

La moderazione è il vero trucco per non sgarrare troppo o ci sono altri accorgimenti da poter mettere in pratica? E’ il caso di controllare anche altri “comportamenti” sbagliati come la velocità nell’assunzione del cibo, l’abitudine di fumare tra un pasto e l’altro, la sedentarietà dopo il pasto, scegliendo anche di moderare i condimenti. Un po’ di movimento fisico è sempre la soluzione migliore per favorire la digestione e migliorare la regolazione glicemica. Il rischio di stare sul divano è che faccia venire voglia di mangiare ancora.

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Regali di Natale 2021, nel secondo anno di Covid impazzano le gift card

Sotto l’albero quest’anno gli italiani metteranno una gift card: il nuovo modo di fare il regalo di Natale. E un tipo di dono che nel 2021 sta riscuotendo molto successo anche in Italia, perché lascia la libertà a chi lo riceve di spendere i soldi come meglio crede. Con il lockdown abbiamo scoperto la comodità dell’e-commerce, e lo shopping affollato vale solo per guardare le vetrine e farsi venire un’idea. Quest’anno a Natale gift card per ogni tema, quindi, come ovviamente l’abbigliamento, ma anche un buono per supermercati e addirittura farmacie, che con l’emergenza sanitaria sono considerate quasi come una ‘seconda casa’ tanto vengono frequentate.

Si punta più a pensierini che a pacchi fantasmagorici 

Con la precarietà, che ormai anche inconsapevolmente ci è entrata dentro, anche i tradizionali doni di Natale mutano di conseguenza. Si punta a pensierini più che a pacchi fantasmagorici, poiché alle incertezze economiche si è aggiunto il timore dei rincari delle bollette, e tutto va nella direzione di non dilapidare denaro inutilmente. Perlomeno, nella media dei comportamenti degli italiani. Al centro di tutto c’è poi il tema dello star bene. Tutto ciò che ha a che fare con il benessere è il regalo trend dell’anno, dagli oggetti per il fitness ai libri di meditazione, e dal beauty rigenerante alle candele per la casa, un successo che fa aprire negozi monotematici in tutta Italia. Ma è soprattutto il regalo a tema food a impazzare. Regalare forniture di olio, bottiglie di vino con etichette preziose, panettoni artigianali, cioccolato di alta pasticceria, salumi e formaggi con marchi di garanzia, nel nuovo spirito di ‘godiamoci le piccole gioie della vita’, sono quanto fa più piacere donare e ricevere.

Regalare cibo, magari un buon pasto gourmet

E se qualcosa di alimentare si è sempre regalato, magari come un plus, oggi si è capito che vogliamo trattarci bene con le cose, che pur nell’era del Covid, sono rimaste preziose, come appunto un buon pasto gourmet. Si acquista sui siti e-commerce dei produttori oltre che nei grandi motori di ricerca, oppure nei negozi boutique. Soldi spesi bene, visto che almeno accontentano il palato. Se poi sono legati a qualche iniziativa solidale abbiamo fatto bingo. Sono infatti innumerevoli i dolci, i panieri salati di ogni tipo legati a sostenere qualche associazione.

Boom di mini elettrodomestici per la cucina

Ma che il cibo sia diventato il cuore ‘anche’ del Natale, riporta Ansa, lo si evince dal boom di mini elettrodomestici dedicati, gettonatissimi come regali di Natale nel 2021. Dal soup maker per zuppe calde alla friggitrice ad aria, dai sofisticati robot ai food processor al mini frullatore, anche con forme divertenti e stilose da mettere in borsa per realizzare all’occorrenza frullati, nella lettera per Babbo Natale quest’anno gli attrezzi per la cucina laboratorio sono in cima alla lista.
   

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Tel Aviv è la città più cara al mondo, Roma diventa più economica

È Tel Aviv la città più cara al mondo. Superando Parigi e Singapore, entrambe al secondo posto del Rapporto annuale 2021 del ‘Worldwide Cost of Living Index’, nel 2021 la metropoli israeliana dalla quinta posizione conquista la vetta della classifica delle città più care in cui vivere. Secondo il Rapporto del gruppo Economist, la crescita di Tel Aviv riflette “l’impennata della sua valuta e gli aumenti dei prezzi per circa un decimo delle merci in città, trainate dai generi alimentari e dai trasporti, in valuta locale”. Allo stesso modo, anche i prezzi degli immobili sono aumentati, soprattutto nelle zone residenziali. L’italiana Roma invece è protagonista di una forte discesa, passando dal 32° posto nel 2020 al 48° di quest’anno, con un calo particolarmente marcato nel suo paniere della spesa e nelle categorie dell’abbigliamento.

Teheran segna il maggior salto in classifica e passa dal 79° al 29° posto

Ma a segnare il maggior salto nella classifica è stata Teheran, passata nel giro di un anno dal 79° al 29° posto. “La riproposizione delle sanzioni statunitensi all’Iran – ha sottolineato il Rapporto – ha portato a continue carenze di merci e aumento prezzi di importazione”, riporta Ansa. Di fatto, l’indice Worldwide Cost of Living fa riferimento ai prezzi di New York City, quindi le città con valute più forti rispetto al dollaro Usa sono più in alto nella classifica.

Zurigo e Hong Kong dal 1° posto scendono al 4° e al 5°

Dopo Tel Aviv, Parigi e Singapore, nella top ten del del ‘Worldwide Cost of Living Index’ Zurigo e Hong Kong, dopo essere state in cima alla classifica lo scorso anno insieme a Parigi, nel 2021 scendono in quarta e quinta posizione. Ma nelle prime dieci città più care si piazzano anche New York, Ginevra, Copenaghen, Los Angeles e Osaka. Tokyo, Vienna, Helsinki, Londra, Francoforte, e Shanghai sono invece alcune città presenti nella top 20.

La città meno cara è la martoriata Damasco

In media i prezzi dei beni e servizi, presi in considerazione in questo indice, sono aumentati del 3,5% su base annua e in valuta locale, rispetto a un aumento di appena l’1,9% nello stesso periodo dello scorso anno. Di fatto i problemi sono aumentati con la pandemia, ma anche la crescita del prezzo del petrolio ha avuto pesanti conseguenze in tutti i settori. In assoluto la città più economica, perché martoriata da anni di guerra, è la siriana Damasco, che inoltre ha sofferto come Teheran, Caracas in Venezuela e Buenos Aires, di un’inflazione altissima

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Dal 2022 il limite all’uso di denaro contante sarà di 999,99 euro

Scatta limite all’utilizzo dei contanti: dal 1° gennaio 2022 la cifra massima utilizzabile per chi vorrà pagare ancora in modo ‘tradizionale’ passa da duemila euro a 999,99 euro. Un nuovo limite che non si applica solo alle vendite, ma anche a qualsiasi altro passaggio di denaro tra soggetti diversi, come donazioni e prestiti. Ma cosa succede in caso di prelievi con il bancomat e versamenti in banca?
Il limite mensile ai prelievi è fissato a 10.000 euro, ma ‘vale’ solo per società e imprenditori.  Questo perché, secondo Laleggepertutti.it, il presupposto su prelievi e versamenti in banca è che “non c’è alcun trasferimento della proprietà del denaro: l’istituto di credito è un semplice depositario. È come se i soldi non uscissero mai dalla disponibilità del relativo titolare”. 

I controlli scattano solo su versamenti di contanti sul conto corrente

“I controlli fiscali – continua Laleggepertutti.it – scattano solo sui versamenti di contanti sul conto corrente, sia bancario o postale. Questo perché l’articolo 32 del Testo Unico sulle Imposte sui redditi stabilisce che tutti i movimenti in entrata sul conto si presumono redditi salvo prova scritta contraria. Il contribuente quindi si trova dinanzi a una scelta tutte le volte in cui versa contanti o riceve un bonifico: o ‘denuncia’ tale somma nella propria dichiarazione dei redditi, andando così a pagare le tasse ma non rischiando nulla, oppure deve essere pronto a difendersi da un’eventuale richiesta di chiarimenti”.
Questa difesa deve essere rivolta a dimostrare che la somma versata o incassata è il frutto di redditi esentasse, come donazioni o risarcimenti, o già tassata alla fonte, come una vincita al gioco.

Segnalazione obbligatoria alla Uif se il prelivo supera 10.000 euro mensili 

Quando la somma prelevata in contanti è ingente, continua Laleggepertutti, “potrebbe succede che la banca chieda chiarimenti al proprio cliente circa la destinazione del denaro”, che dovrà autocertificare per quali spese verranno utilizzati i contanti. È poi prevista una segnalazione obbligatoria alla Uif (l’Unità di informazione finanziaria) quando i prelievi, nell’arco dello stesso mese complessivamente superano 10.000 euro. Ciò vale anche se si tratta di prelievi frazionati in più operazioni di importo inferiore. La segnalazione viene fatta non per una questione fiscale ma per un controllo sulle attività illecite, quindi, non scatteranno controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

I controlli sono previsti solo per imprenditori e società

I controlli sui prelievi non sussistono per la generalità dei contribuenti, sono invece previsti per imprenditori e società. Per questi ultimi esiste il tetto di 1.000 euro giornalieri e comunque di 5.000 euro mensili. Al di sotto di questi importi non si rischia nulla. Superato invece tale tetto, l’Agenzia delle Entrate pretende la dimostrazione della destinazione della somma, e in caso di assenza di prove, avvia il recupero a tassazione del denaro che si presume destinato a investimenti in nero.

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Le imprese lombarde attive superano i valori pre-crisi Covid

Il numero di imprese registrate all’anagrafe delle Camere di Commercio lombarde in un anno sale a 959.861, l’1,2% in più, mentre le posizioni attive arrivano a 823.609 (+1,5%). I valori hanno quindi recuperato i livelli pre-crisi, superando anche le percentuali che avevano caratterizzato l’ultimo decennio per le imprese attive. Si tratta dei numeri emersi dal report sulla demografia di impresa in Lombardia nel terzo trimestre 2021 di Unioncamere Lombardia. L’espansione del tessuto imprenditoriale lombardo prosegue infatti anche nel terzo trimestre dell’anno in corso. Secondo il report di Unioncamere l’andamento positivo è legato a vari fattori, e al loro impatto nel periodo di emergenza sanitaria sulle dinamiche della natimortalità.

Una tendenza confermata nel terzo trimestre 2021

Di fatto nel 2021 le iscrizioni si sono rapidamente riportate sui livelli pre-Covid, mentre le cessazioni sono rimaste su valori inferiori, anche per il protrarsi delle misure di sostegno da parte delle istituzioni che hanno di fatto disincentivato le chiusure. Questa tendenza è confermata nel terzo trimestre 2021, che registra un numero di iscrizioni (10.632) in linea rispetto allo stesso periodo del 2019, e un numero di cancellazioni (7.193) che risulta invece ancora inferiore di circa 2 mila movimenti. Al contrario, durante il 2020 le misure di contenimento della pandemia avevano comportato un forte calo, sia delle iscrizioni sia delle cessazioni, con una diminuzione più marcata sugli ingressi che aveva determinato un abbassamento dello stock.

Variazioni positive anche nelle attività di alloggio e ristorazione

I principali contributi alla crescita del numero di imprese attive provengono dai servizi (+3,1% su base annua) e dalle costruzioni (+2,3%), ma variazioni positive si riscontrano anche nelle attività di alloggio e ristorazione (+0,8%) e nel commercio (+0,5%). Per quanto riguarda i servizi, si tratta della conferma della progressiva terziarizzazione dell’economia, fenomeno in corso da molti anni, mentre per l’edilizia l’incremento è frutto del periodo favorevole che il settore sta attraversando dopo una lunga crisi. La ripresa delle costruzioni è correlata all’inversione di tendenza registrata nel 2021 dalle imprese artigiane (+0,5%; terzo segno positivo consecutivo), dove il comparto edile rappresenta il 40%.

La tenuta del tessuto imprenditoriale lombardo

“La ripresa in corso ha riacceso la voglia di fare impresa in Lombardia, anche in settori, come l’edilizia e l’artigianato, reduci da lunghi anni di crisi, e questi dati sono indubbiamente positivi – dichiara il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio -. Non è per ora possibile misurare il pieno impatto dell’emergenza sanitaria sul tessuto imprenditoriale lombardo, che grazie alle misure di sostegno non ha ancora avuto l’emorragia di imprese che si è temuta da più parti”.

Gaming, in Italia il comparto vale 2,2 miliardi di euro: ma può fare molto di più

Altro che semplicemente giochi. Quello del gaming è un settore strategico per l’Italia: nel 2020 le vendite di videogiochi nel nostro Paese hanno raggiunto i 2,2 miliardi di euro, con un incremento del 21,9% sull’anno precedente. In Italia il settore conta 160 aziende con 1.600 dipendenti, che generano un fatturato di 90 milioni di euro. Questo è un settore che riunisce talenti, creatività e innovazione e ha ampi margini di sviluppo. Le possibilità del compito sono emerse con chiarezza dalla ricerca “Il valore economico e sociale dei videogiochi in Italia” realizzata dal Censis in collaborazione con IIDEA – Italian Interactive Entertainment Association – l’associazione che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia. Secondo le previsioni del Censis, infatti, investendo entro cinque anni 45 milioni di euro (l’importo erogato da Pnrr in platform financing), il fatturato delle aziende italiane del settore potrebbe aumentare a 357 milioni di euro nel 2026. Un intervento simile creerebbe 1.000 posti di lavoro per i giovani entro cinque anni e porterebbe un totale di 360 milioni di euro di investimenti privati, oltre che un’importante quota di gettito fiscale.  

Un comparto ricco di potenzialità

Gli italiani credono nelle potenzialità del settore. Nella ricerca, il 59,4% degli intervistati ha affermato che il comparto può creare molte nuove opportunità di lavoro, soprattutto a vantaggio dei giovani. Il talento e la creatività degli sviluppatori italiani farebbero dei videogame degli ambasciatori del Made in Italy nel mondo per il 57,9% degli intervistati, mentre per il 54,2% (percentuale che sale al 58,9% tra i laureati), lo sviluppo del settore potrebbe contribuire alla ripresa economica del Paese. Ma perchè piacciono così tanto i videogiochi? Per il 71,6% degli italiani (e l’85,9% dei giovani), sono divertenti e permettono di intrattenersi in modo piacevole; per il 68,2% (fino all’82,1% tra i giovani) sono attraenti perché ispirano e trasmettono emozioni. Il 60,8% pensa che siano intuitivi e facili da usare e il 52% (70,9% per i giovani e 58,6% per i laureati) aiutano a sviluppare nuove competenze, come risolvere problemi o prendere decisioni.

Una risposta sociale a diversi bisogni

“I risultati di questa indagine mettono in luce in maniera evidente la percezione versatile del mondo del gaming, considerato non più soltanto come fenomeno di intrattenimento e di gioco, ma anche come una risposta sociale ai bisogni delle persone, una soluzione innovativa per la didattica, una base di confronto e di scambio relazionale”, ha detto Marco Saletta, presidente di IIDEA. “La pandemia ha certamente accelerato questa nuova personalità dei videogiochi, ora occorre supportarne la crescita, sia sotto il profilo tecnologico, sia verso un modello di intrattenimento a trazione sociale, mettendo al centro la forte interattività relazionale tra le persone”. 

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Industria 4.0, nel 2020 raggiunge il valore di 4,1 miliardi di euro

Nel 2020 il mercato italiano dell’Industria 4.0 ha raggiunto un valore di 4,1 miliardi di euro ed è cresciuto dell’8%. Una crescita trainata soprattutto dalle tecnologie IT, che rappresentano l’85% della spesa contro il 15% della spesa in tecnologie OT (Operational Technologies). Anche se la crescita del mercato è stata inferiore alle previsioni formulate nel 2019 (+20%), è stata ugualmente molto positiva, se si considera che le stime effettuate durante il primo lockdown delineavano un calo del 5%. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno online ‘L’Industria 4.0 in un mondo che cambia’.

Gli investimenti si concentrano in progetti di Internet of Things

Gli investimenti delle imprese manifatturiere si concentrano prevalentemente in progetti di connettività e acquisizione di dati (IoT), che valgono 2,4 miliardi di euro e il 60% della spesa, e negli Industrial Analytics, con 685 milioni e il 17% del mercato. Il resto della spesa in soluzioni 4.0 si suddivide fra Cloud Manufacturing (390 milioni, 8%), servizi di consulenza e formazione (275 milioni, 7%), Advanced Automation (215 milioni, 5%), Additive Manufacturing (92 milioni, 2%) e Advanced Human Machine Interface (57 milioni, 1%)

Nel 2021 ulteriore accelerazione della spesa fra +12% e +15%

Le previsioni per il 2021 indicano un’ulteriore accelerazione della spesa, a un tasso compreso fra +12% e +15%, superando i 4,5 miliardi di euro, spinta in particolare da Cloud Manufacturing (+25-30%), Advanced Automation (+15-20%) e Advanced HMI (+12-18%), mentre si stimano incrementi meno sostenuti per Industrial IoT (+9-14%), Advanced Analytics (+12-16%) e Additive Manufacturing (+6-12%). Continua poi la crescita dei servizi, per i quali si prevede un aumento del 10-15%.

Sono circa 1.400 le applicazioni utilizzate dalle imprese manifatturiere

Quanto alle applicazioni, sono circa 1.400 le applicazioni di Industria 4.0 utilizzate dalle imprese manifatturiere, il 28% in più rispetto al 2019. Le più diffuse sono le soluzioni di Industrial IoT, pari a un quarto del totale (380, +31%), spesso combinate con algoritmi di Analytics e AI. Seguono le tecnologie Advanced HMI, come i wearable e le interfacce uomo-macchina per acquisire e veicolare dati in formato visuale, vocale e tattile (286, +15%), Advanced Automation (241, +5%), cioè i sistemi di produzione automatizzati come i robot collaborativi, Industrial Analytics, le applicazioni più in crescita (200, +39%), focalizzate sulla previsione delle prestazioni degli assetti industriali e dei processi produttivi, Cloud Manufacturing (140, +33%), utilizzate soprattutto per il monitoraggio e la diagnostica degli impianti industriali da remoto, e Additive Manufacturing (125, +30%), nota anche come Stampa 3D e diffusa principalmente nei settori automotive e aerospaziale.

Il Climate Change torna al primo posto nella classifica dei rischi emergenti

Nonostante la crisi sanitaria mondiale dovuta al Covid-19, il cambiamento climatico torna a essere il rischio più temuto dai cittadini di tutto il pianeta. Al secondo posto, e in aumento, si posiziona il rischio per la sicurezza informatica, che negli Stati Uniti sta diventando la prima preoccupazione. 
Il cambiamento climatico torna a occupare la prima posizione nella classifica dei principali rischi emergenti nel mondo. Le società però sono ancora troppo impreparate per affrontare queste sfide. Lo rivela l’ottava edizione del Future Risks Report di AXA.

In Africa il Covid-19 rimane la principale preoccupazione

Lo studio internazionale Future Risks Report di AXA misura e classifica l’evoluzione della percezione in merito ai principali rischi emergenti nel mondo, tenendo in considerazione sia il punto di vista degli esperti di gestione del rischio sia quello dell’opinione pubblica. Il sondaggio è stato realizzato in collaborazione con Ipsos ed Eurasia Group, la società di consulenza di analisi geopolitica. I rischi legati al cambiamento climatico tornano quindi a occupare il primo posto tra i 10 principali rischi emergenti nel mondo. La consapevolezza riguardo il Climate Change è più alta in Europa, mentre si posiziona al terzo posto in Asia e Medio Oriente, e al quarto in Africa, dove il Covid-19 rimane la principale preoccupazione.

La sicurezza informatica è al primo posto negli Stati Uniti

In un contesto segnato dall’accelerazione della trasformazione digitale e dall’esplosione del numero di attacchi informatici, lo studio conferma però anche una forte preoccupazione per la sicurezza informatica. Questo rischio infatti si posiziona al primo posto negli Stati Uniti e al secondo posto in tutte le altre aree geografiche. Quanto ai rischi relativi a pandemia e malattie infettive, che lo scorso anno si erano classificati al primo posto, è sceso al terzo posto nella classifica degli esperti, ma resta la preoccupazione più alta del grande pubblico, la cui quotidianità è ancora segnata dalla crisi sanitaria.
La pandemia da Covid-19 ha avuto infatti un impatto duraturo sulla sensazione di vulnerabilità e i rischi per la salute: oltre il 70% degli intervistati afferma di essere preoccupato per i rischi di malattie infettive, malattie croniche e per l’impatto dell’esposizione a lungo termine a sostanze tossiche.

Un approccio collettivo e globale è l’unico modo per proporre soluzioni efficaci

In generale, l’indagine rivela un basso livello di fiducia nella capacità dei Governi di affrontare questi rischi.  D’altronde, di fronte a rischi sempre più complessi, oltre il 55% degli intervistati ritiene che un approccio collettivo e globale sia il modo più appropriato per proporre soluzioni efficaci.

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