L’importanza di limitare gli accessi in azienda

Impedire l’accesso ai non autorizzati all’interno dei locali nei quali viene svolta un’attività lavorativa è la priorità per tantissime realtà aziendali ed imprese. Le ragioni possono essere le più disparate in base al settore in cui si opera: solitamente, si ha bisogno di limitare gli accessi ai soli autorizzati ad esempio per evitare che la concorrenza possa spiare i propri metodi di lavoro o direttamente copiare i prodotti. In altri casi invece, limitare gli accessi diventa necessario per evitare che eventuali malintenzionati possano in qualche modo danneggiare quelli che sono i beni dell’azienda oppure rubare qualcosa, il che costituisce chiaramente un danno  economico non indifferente.

I badge per evitare code in ingresso e uscita

Qualsiasi siano i motivi che spingono ad adottare soluzioni di questo tipo, limitare gli accessi in azienda assume un ruolo certamente non secondario, e chiaramente questo tipo di sistema va implementato in maniera tale da non creare code agli ingressi. Se il metodo di riconoscimento non è rapido infatti, si rischia ogni giorno di avere una coda di dipendenti in ingresso e in uscita che attendono   di essere riconosciuti e dunque di poter entrare o uscire dalla sede. In questo caso, i badge timbratura commercializzati da Cotini srl rappresentano la soluzione certamente più efficace e avanzata tecnologicamente. Grazie ai badge di prossimità ad esempio, ciascun dipendente deve semplicemente avvicinare il badge personale al lettore per far sì che il proprio ingresso o uscita possano essere registrati e dunque che si abbia l’autorizzazione a varcare la soglia.

Un prodotto personalizzabile anche con la fotografia del dipendente

Ciascun badge inoltre, può essere personalizzato inserendo il logo dell’azienda o anche la fotografia del dipendente ed il suo codice identificativo, così da consentire a tutti di poter essere identificati in qualsiasi momento e dunque farsi riconoscere dal personale preposto. Questa soluzione è particolarmente conveniente nel caso di aziende con decine o centinaia di dipendenti, ai quali si vuole garantire un rapido accesso o uscita dai locali senza creare code ma dando a tutti la sicurezza di sapere che le persone non autorizzate non hanno alcuna possibilità di entrare all’interno della sede. 

Hotel a Monza con SPA in camera

Quanti si spostano per lavoro nella zona di Monza e della Brianza in generale, desiderano solitamente usufruire di una struttura che consenta loro di raggiungere comunque Milano in un arco di tempo piuttosto breve. Over motel è un motel Brianza ben posizionato e che consente effettivamente di raggiungere il centro del capoluogo lombardo giusto in un paio di minuti d’auto. Inoltre qui gli ospiti hanno veramente la possibilità di poter riposare appieno tra un impegno di lavoro e l’altro, considerando che tutto all’interno delle camere è studiato per concedere il massimo del relax agli ospiti, incluso sia l’allestimento che tutto quel che riguarda i comfort quali il wi-fi gratuito in camera, aria condizionata e il riscaldamento, il phon per il bagno e la cassetta di sicurezza, ad esempio. Inoltre, i signori ospiti possono anche decidere di regalarsi una piacevolissima esperienza all’interno della spa della quale le migliori camere dispongono,  per regalarsi diversi trattamenti quali l’idromassaggio, l’hammam e tanti altri servizi ancora realmente in grado di accrescere il livello del benessere percepito.

La struttura dispone infine del parcheggio gratuito che prevede box privati con ingresso antistante l’accesso della propria camera, dunque davvero il massimo della comodità per questo hotel di recente apertura che è già il preferito da parte di tantissime delle persone che per motivi di lavoro si spostano tra la Brianza e Milano. Inoltre, l’allestimento della camera su richiesta è personalizzabile sulla base di alcuni pacchetti tra i quali i clienti possono scegliere, e che servono a rendere l’ambiente ad esempio più romantico in occasione di un evento particolare da festeggiare o per un anniversario che merita di essere celebrato in maniera speciale. Per informazioni sui diversi tipi di allestimenti disponibili, nonché sulle promozioni del momento e prenotazioni, è possibile contattare il recapito telefonico 0395973862.

Impianti di depurazione IWM per l‘ufficio

Bere dell’acqua che sia sempre sicura e controllata è un’esigenza di tutti, e lo è ancora di più quando si tratta dell’acqua che grandi aziende o uffici mettono a disposizione dei propri dipendenti. Sono veramente tante infatti, le realtà appartenenti ad ogni settore a provvedere a fornire liberamente l’acqua da bere ai lavoratori, così che questi possano dissetarsi in qualsiasi momento e senza essere costretti a portare le bottigliette da casa. Anche i problemi legati al costo della fornitura d’acqua sono in realtà oggi superati, se si considera che i moderni dispenser acqua ufficio IWM consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete, trattandola e purificandola così da renderla veramente piacevole da bere. Se prima le aziende erano infatti “costrette” ad acquistare la costosa acqua dei boccioni per poter offrire questo servizio ai propri dipendenti, oggi è sufficiente uno degli impianti IWM per consentire di utilizzare direttamente l’acqua del rubinetto che, una volta filtrata e trattata, assumerà un buonissimo sapore e sarà veramente salutare.

Ciascuno potrà inoltre personalizzare la propria acqua, bevendola esattamente nella maniera che preferisce: gli impianti IWM consentono infatti di regolare la temperatura dell’acqua, che può essere più o meno fredda o direttamente calda, può essere liscia o gassata e può anche essere accompagnata dai cubetti di ghiaccio. Ciascuno potrà dunque bere l’acqua che preferisce e mantenere l’adeguato livello di idratazione anche durante l’orario di lavoro, il che è ideale anche perché bere molto aiuta a mantenere più alta la concentrazione nonché la produttività. La rete di assistenza IWM è inoltre capillare e ben distribuita su tutto il territorio nazionale, per cui sarà rapidamente fornita assistenza tecnica nel caso sia necessaria, mentre sarà la stessa IWM ad occuparsi delle operazioni di manutenzione ordinaria da apportare nel corso dell’anno, per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto.

La creatività e la ricercatezza di Leon Louis

Già nel 2010, anno in cui Leon Louis ha presentato ufficialmente le sue creazioni al mondo, questo brand in continua crescita ha messo in primo piano l’idea di proporre uno stile semplice e sobrio di ispirazione sartoriale. Parliamo dunque di forme che spesso appaiono come monocromatiche e frugali, frutto del lavoro di una approfondita ricerca di materiali e soluzioni pensate appositamente per ottenere uno stupefacente mix di forme ed invenzioni stilistiche. Le sue origini danesi hanno certamente influito su quell’inconfondibile stile sincero, minimale ma al tempo stesso raffinato che caratterizza ogni sua creazione, che consente a ciascuno di poter vestire in maniera personalizzata tenendo sempre alto il concetto di sartoria di qualità e ricercatezza di forme e soluzioni. L’impronta che i tessuti adottati conferiscono ad ogni capo è probabilmente il segreto dell’appeal che caratterizza ogni prodotto Leon Louis, i quali sono impreziositi dalle sapienti lavorazioni degli artigiani che regalano maggior pregio ad ogni collezione, esaltando finiture e design come il solo intervento di un maestro della lavorazione dei tessuti può fare.

Su revolutionconceptstore.it è possibile trovare tanti dei prodotti che hanno reso le collezioni Leon Louis celebri nel mondo, e tra questi bellissimi bermuda a cavallo basso, giubbini in seta con chiusura centrale a zip, pantaloni di lino a cavallo basso a doppio bottone e con zip trasversale, tuniche asimmetriche con maniche a pipistrello e jeans skinny con chiusura frontale nascosta. È possibile risparmiare sulle spese di spedizione optando per il ritiro della merce prescelta direttamente in negozio, mentre per il pagamento è possibile optare per tutta la comodità e sicurezza offerte da Paypal.  Revolutionconceptstore rende il tuo shopping una esperienza semplice e divertente, offrendoti al tempo stesso la possibilità di scegliere tra tantissimi capi in grado di esaltare il tuo aspetto fisico ed evidenziare parte della tua personalità.

Asciugamani elettrici, da opportunità ad esigenza

Qualche anno i proprietari di hotel, ristoranti, palestre o qualsiasi luogo pubblico dove fosse presente un bagno avevano iniziato a valutare l’opportunità di sostituire il sistema di asciugatura delle mani “classico” con salviette usa e getta. La nuova soluzione era rappresentata dai ben più moderni asciugamani elettrici, in grado risolvere in un colpo solo problemi igienici, di sprechi e di ordine del locale bagno.

Con il calo dei prezzi degli asciugamani elettrici, l’attenzione è cresciuta ed abbiamo assistito ad un progressivo abbandono dei dispenser in virtù di apparecchi sempre più performanti ed efficienti: consumi energetici limitati, asciugatura velocissima delle mani e sistemi anti-vandalo evoluti sono tutte caratteristiche che hanno spinto diversi locali ad effettuare il passo. Ma ancora oggi è possibile trovare i dispenser di salviette ovunque, nelle stazioni come nelle palestre, nei ristoranti come negli aeroporti… e questa tendenza deve assolutamente esaurirsi. Se da un lato è comprensibile che bagni situati in luoghi a basso passaggio, con poche persone che quotidianamente hanno la necessità di asciugarsi le mani, non sentano l’esigenza di abbandonare la carta, dall’altro è totalmente inaccettabile che ambienti con migliaia di utilizzatori continuino a sprecarne, creando tra l’altro ambienti spesso sporchi e disordinati.

Perché sosteniamo questo? Perché oggi l’esigenza è quella di concentrarsi sul rispetto che dobbiamo avere per l’ambiente, prima ancora che sugli interessi economici. Produrre carta significa abbattere alberi, abbattere alberi significa stravolgere l’habitat di specie animali e, al tempo stesso, ridurre il polmone verde del nostro pianeta. Ma davvero dobbiamo andare avanti a farlo, per poi vedere la stessa carta sul pavimento del bagno o, peggio, gettata nei lavandini? Tutto questo quando un buon asciugamani elettrico costa poche centinaia di euro, dura anni, ed asciuga ormai con una velocità di pochi secondi.

E non regge la scusa dei consumi elettrici, perché se li paragoniamo ai costi di approvvigionamento della carta non c’è davvero confronto: il risparmio può arrivare anche al 98% su base annuale! Mediclinics è uno dei nostri partner, e commercializza da anni asciugamenti elettrici di assoluta qualità, certificati dalle più severe normative internazionali: a breve, sul loro sito www.mediclinics.it sarà possibile acquistarli online, scegliendo tra una vasta gamma di prodotti: a lama d’aria, tradizionali, con raccolta delle gocce, automatici o a pulsante, con bocchetta e non ecc…

Un motivo in più, visto il nostro consiglio, per soddisfare la vera esigenza: eliminare l’utilizzo della carta, rendendo al tempo stesso il vostro locale più pulito, ordinato ed igienico.

Ripresa post-Covid frenata dal paradosso del mercato del lavoro

L’alto tasso di disoccupazione unito alla difficoltà di reperire i posti di lavoro vacanti rischia di frenare la ripresa post-pandemia. Si tratta di un paradosso del mercato del lavoro italiano, che dal 2004 al 2019 ha subito un progressivo peggioramento. Il ‘mismatch’ tra domanda e offerta di lavoro, cioè la mancata corrispondenza tra i requisiti richiesti dalle aziende e le competenze dei lavoratori, in 15 anni ha visto il tasso di disoccupazione passare dal 6% a oltre il 10%, e le difficoltà di reperimento salire a livelli record. Un divario tra domanda e offerta sempre più profondo e complesso, confermato dal rapporto del Randstad Research dal titolo Posti vacanti e disoccupazione tra passato e futuro.

A fine 2019 la curva di Beveridge mostra il punto minimo di efficienza

Nel periodo considerato il report evidenzia 140.000 contabili e 145.000 muratori occupati in meno, 144.000 magazzinieri e 77.000 camerieri in più. Sono aumentate, ma solo in una certa misura, alcune professioni chiave, come specialisti in marketing (+92.000), analisti software (+86.000) e medici (+30.000), ma non si è risolta la ragione principale della mancata corrispondenza, ovvero, la carenza nella preparazione tecnico-scientifica e nell’istruzione di base, al primo posto tra gli ostacoli al reperimento di figure professionali da parte delle imprese. E a fine 2019, la cosiddetta ‘curva di Beveridge’ (il rapporto tra posti vacanti e disoccupazione) ha mostrato il punto minimo dell’efficienza del mercato del lavoro italiano, riporta Labitalia.

Nel 2020 blocco dei licenziamenti e aumento degli inattivi riducono il mismatch

Nel 2020 il mismatch sembrerebbe essersi ridotto, ma non per una rinnovata efficienza, quanto per l’effetto combinato del blocco dei licenziamenti e dell’aumento degli inattivi, con minori posti vacanti per il ridimensionamento delle attività dei datori di lavoro. Uno scenario che evidenzia il rischio di frenare la ripresa post-Covid, se un rialzo della disoccupazione a seguito dello sblocco dei licenziamenti dovesse essere accompagnato da un aumento dei posti di lavoro vacanti. Con la crisi Covid-19 la curva di Beveridge ha evidenziato infatti una contrazione di posti vacanti a parità di occupazione. Il tasso di disoccupazione da gennaio 2020 a novembre 2020 è diminuito dello 0,72%, passando dal 9,59% all’8,87%, mentre il tasso di inattività nello stesso periodo è aumentato dell’1,1% passando dal 34,74% al 35,85%.

La sfida del matching tra domanda e offerta si vince con la formazione

“Crediamo che la persistenza della difficoltà di reperimento per alcune figure professionali abbia rappresentato un ostacolo alla crescita italiana in passato – afferma Daniele Fano, coordinatore del comitato scientifico del Randstad Research -. In questo senso, i piani di rilancio europei 2021-27 possono rappresentare un ‘Piano Marshall’ per il lavoro: la sfida italiana per il matching tra domanda e offerta si vince con un radicale miglioramento dell’istruzione e della formazione, con l’aumento del tasso di partecipazione al lavoro delle donne, dei giovani e di tutti i cittadini in età adulta”.

Il biologico resiste alla crisi: nel 2020 +4% il fatturato della Gdo

Nemmeno il divieto di cenoni e assembramenti durante le feste natalizie quest’anno hanno disincentivato gli acquisti di prodotti alimentari nel reparto bio. Dai dati rilasciati dall’Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, nel 2020 la spesa di prodotti alimentari biologici nella Grande distribuzione organizzata ha segnato infatti un più 4% rispetto all’anno precedente. Il biologico sembra quindi resistere alla crisi economica causata dal Covid-19, anche se in un contesto di crescita generalizzata delle vendite alimentari nei canali retail, l’incidenza della spesa bio sul carrello degli italiani resta immutata rispetto all’anno precedente intorno al 3%.

Nelle tre settimane intorno al Natale +6% rispetto al 2019

Più in particolare, secondo le ultime rilevazioni dell’Ismea la spesa per le referenze biologiche nei punti vendita della Gdo ha registrato un aumento del 6% nelle tre settimane intorno al Natale rispetto allo stesso periodo del 2019. Una conferma che le riconosciute valenze espresse dal bio incontrano sempre di più il favore dei consumatori, oggi resi maggiormente consapevoli dello stretto rapporto esistente tra benessere, alimentazione e salute, non solo di se stessi, ma anche dell’intero pianeta.

Il consumo di biologico si concentra soprattutto al Nord

A crescere durante le festività, sottolinea l’Ismea, sono stati soprattutto i vini e gli spumanti bio, che con il 27% in più sullo scorso Natale hanno guadagnato ulteriori quote di rappresentatività nel settore. Molto bene anche per gli ortaggi (+11%) e le carni bio (+15%), mentre il fatturato della frutta certificata nei supermercati registra una lieve flessione del -2%. Secondo l’Ismea poi anche sotto Natale il consumo di biologico si è concentrato soprattutto al Nord Italia (64%), riporta Adnkronos, benché l’Italia centrale abbia mostrato il progresso maggiore (+8%).

Il digitale è un’opportunità anche per il bio

Quanto a poter acquistare online, il digitale è una grande opportunità anche per il bio, perché consente a ogni azienda di superare i confini fisici territoriali per entrare nel mercato globale, e la pandemia lo ha dimostrato. Ciò che forse non abbiamo saputo cogliere, almeno fino a qualche mese fa, è che “I mercati sono conversazioni… Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana”. Le tesi del Clutrain Manifesto, scritto nel “lontano” 1999 da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger, oggi suonano più attuali che mai, e in un mercato realmente interconesso, è arrivato davvero il momento di metterle in pratica.

Lavoratori in smart working a rischio workaholism

Se i lavoratori autonomi sono stati i più penalizzati dall’epidemia, in particolare quelli di settori come spettacolo, cultura, sport e turismo, altri sono riusciti a riadattare il proprio lavoro alle nuove disposizioni, soprattutto attraverso forme di smart working. Ci sono però stati molti licenziamenti e mancati rinnovi dei contratti a termine, e molti lavoratori hanno dovuto utilizzare ferie e congedi per ammortizzare il periodo di pausa lavorativa forzata.

Sebbene il lavoro da casa abbia portato numerosi vantaggi, dalla riduzione di tempi e costi del pendolarismo all’aumento dell’autonomia lavorativa e la maggiore flessibilità di orari e di spazi, non mancano gli aspetti negativi, legati alla salute, alla privacy e alla gestione dei propri ritmi quotidiani.

Diminuisce lo spazio fisico e psicologico tra vita privata e lavorativa

Ed è proprio la maggiore flessibilità di orari che ha portato a conseguenze negative sulla vita delle persone: stare a casa anche per lavoro ha favorito una condizione di connessione perenne. In molti casi è risultato difficile riuscire a fare una netta distinzione fra le ore dedicate al lavoro e quelle per il tempo libero. I confini fra la vita personale e quella lavorativa si sono assottigliati. Alcune analisi statistiche hanno rilevato come questo nuovo assetto lavorativo tenda perciò a diminuire lo spazio fisico e psicologico tra vita privata e vita lavorativa.

La dipendenza da lavoro

Tra gli effetti negativi di questa situazione rientra poi l’aumento dello stress da eccesso di lavoro. Molti lavoratori hanno lavorato almeno un’ora in più al giorno, iniziando le giornate in anticipo per terminarle più tardi, spinti a essere disponibili online più a lungo del normale.

I sensi di colpa e altri sentimenti di ansia e stress, insieme alla difficoltà di staccare la spina a fine giornata, possono essere segnali di rischio di sviluppo della sindrome da workaholism.

Il termine deriva dall’unione di work (lavoro) e alcoholism (alcolismo), e nonostante la sindrome venga definita anche come una forma di dipendenza, in questo caso da lavoro, non si riferisce al ricorso a un elemento esterno per l’ottenimento di una gratificazione, come lo è l’uso di sostanze.

Necessario favorire il benessere psicologico

Recentemente si è osservato che la tecnologia ha reso il fenomeno del workaholism sempre più diffuso, anche perché culturalmente essere “occupati” è una sorta di distintivo d’onore.

In una prospettiva simile diventa importante promuovere e monitorare il benessere psicologico del lavoratore, facendo attenzione alle sue esigenze primarie. Esistono strategie utili a favorire il benessere psicologico di chi lavora attraverso un’adeguata distribuzione del carico lavorativo e monitorando le reazioni correlate al disagio, cercando di identificare i segni di malessere fin dalla loro insorgenza. È quindi importante favorire una buona comunicazione tra colleghi e tra superiori, per far comprendere al singolo individuo che può contare sul sostegno e l’aiuto di cui ha bisogno.

I prodotti bio Made in Italy sul mercato USA

Nel 2020 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto 2,6 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, molto più accelerata rispetto all’export agroalimentare (+4%). Secondo partner commerciale per l’Italia nel Food & Beverage, e primo al mondo per import agroalimentare e per il consumo di prodotti bio, gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati più promettenti per il nostro Made in Italy. Lo pensa anche il 26% delle imprese bio intervistate da Nomisma per ICE e Federbio nella survey sul consumatore statunitense, presentata in occasione del lancio del progetto ITA.BIO, la prima piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy.

I numeri chiave del bio statunitense

Con 4,6 miliardi di euro di esportazioni F&B italiane nel 2019 (+11% rispetto al 2018) gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di destinazione del nostro agroalimentare. Con un valore di quasi 45 miliardi di euro nel 2019, e una quota di vendite bio sul totale della spesa alimentare che sfiora il 6%, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al consumo per prodotti alimentari bio, grazie a oltre il 40% delle vendite mondiali nel 2018.  Alla base della crescita il maggior assortimento di prodotti a marchio bio nella grande distribuzione (5,8% l’incidenza del bio sul totale del carrello nel 2019), ma anche l’ampia consumer base, un diffuso interesse per il cibo salutare (scelto dal 65% dei consumatori) e per la salvaguardia dell’ambiente.

Il Made in Italy per il consumatore a stelle strisce

I consumatori statunitensi mettono l’Italia al primo posto nella classifica “origine di qualità”, sia relativamente ai prodotti alimentari in generale (28% indica “Italia” quando pensa alle eccellenze del F&B) che per quelli a marchio bio (26%). Il 71% degli statunitensi percepisce una qualità superiore del prodotto bio tricolore rispetto a quello di altri Paesi, tanto che più di 8 su 10 sono disposti a pagare un prezzo più alto per avere la garanzia del Made in Italy nel bio.

Un quarto di consumatori dichiara poi  di aver acquistato almeno una volta cibo o bevande italiane a marchio bio, anche se solo poco più della metà (57%) controlla effettivamente in etichetta le informazioni relative alla provenienza degli ingredienti e al luogo di produzione.

I prodotti più promettenti 

Vino, olio extra-vergine e pasta sono le categorie di prodotto per cui i consumatori statunitensi cercano le garanzie di qualità offerte dal marchio bio e quelle su cui l’italianità è un fattore distintivo. Nessun ostacolo per il binomio bio e Made in Italy neanche per il futuro: il 65% si dice interessato all’acquisto di un prodotto italiano a marchio bio se disponibile presso i canali abituali. Due su tre degli attuali non users, infatti, non ha ancora mai provato il nostro bio perché non lo trova in assortimento e il 21% non ne conosce ancora le caratteristiche distintive. 

Covid, che stress: un italiano su tre in ansia per la propria salute

I mesi trascorsi e quelli che stiamo vivendo, a causa della pandemia, hanno aumentato il livello di stress in tantissimi italiani. A causa di stili di vita mutati repentinamente, di bombardamenti mediatici e di un clima generale non esattamente ottimista, sono cresciuti in modo significativo gli stati di ansia dei nostri connazionali. A dichiararlo è una ricerca di Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, condotta in collaborazione con Human Highway. Per un italiano su tre, indipendentemente dall’età, la fonte di stress principale in questo ultimo anno è stata la salute, dato che arriva al 40% tra le donne. In particolare, è proprio la paura del Covid-19 a creare ansia: si teme di ammalarsi o che il virus colpisca i propri cari.

Le preoccupazioni legate la lavoro e all’isolamento

Tra i motivi i stress, spicca anche la preoccupazione legata al proprio lavoro, che colpisce un italiano su quattro, soprattutto tra gli uomini (28%), con particolare riferimento ai timori per le prospettive future. Infine, il 15% degli intervistati vede nella limitazione alle relazioni sociali la principale causa di stress, problema sentito soprattutto dai più giovani e dagli over 65. Come spiega il prof. Piero Barbanti, Professore di Neurologia all’Università San Raffaele di Roma, “lo stress è una reazione normale dell’organismo che si verifica quando le condizioni esterne a noi cambiano e si determina una situazione inattesa. Esistono due tipi di stress: uno buono o fisiologico, che permette di compiere azioni che ci fanno superare i problemi, e uno cattivo che si ha quando la reazione che determina lo stress non è strettamente legata al fattore scatenante, ma si attiva per un nonnulla e rimane attiva, abbassando la soglia di scatenamento dello stress, con danni di tipo ossidativo e infiammatorio all’organismo nel tempo. I campanelli di allarme sono rappresentati da quei sintomi che non hanno una base organica consistente e sono persistenti: difficoltà a concentrarsi, sensazione di tensione, sonno non riposante e mal di testa, ma anche tensione muscolare, respiro corto e affannato, variazione (o percezione di variazione) del battito cardiaco, alterazione dei quantitativi salivari, bruciore allo stomaco e disturbi legati alla sfera sessuale”.

I sintomi e cosa fare

Otto italiani su 10 hanno sofferto di almeno un disturbo riconducibile allo stress negli ultimi 12 mesi, con una maggiore incidenza tra le donne e un aumento, per entrambi i sessi, di tutti i disturbi legati allo stress rispetto allo scorso anno. Risultano più comuni rispetto al periodo pre-Covid sintomi come nervosismo, irritabilità, disturbi del sonno (più diffusi tra i 25 e i 44 anni), tensioni e dolori muscolari (in particolare negli over 55). Per far fronte alla situazione, i comportamenti più diffusi nel casi di stati lievi sono chiedere consiglio al medico e assumere farmaci di automedicazione, scelte adottate rispettivamente dal 42,7% e dal 41,7% degli intervistati. Seguono la richiesta di consiglio al farmacista (21,6%), ad amici e parenti (16,4%) e il ricorso al web (12,6%). Ricorrere ai farmaci di automedicazione è un’abitudine più femminile, mentre gli uomini tendono a rivolgersi al medico, ad amici e parenti, e al web. Fra i rimedi naturali, sonno, alimentazione sana e attività fisica sono le scelte più praticate.

La pandemia cambia il lavoro, e richiede più flessibilità e diversa gestione Hr

La pandemia porta nuove priorità per le aziende, a cui richiede maggiore flessibilità, nuovi modelli di gestione delle risorse umane e una rinnovata attenzione al benessere dei dipendenti da un punto di vista psico-fisico. Da un’indagine condotta da Littler, lo studio di diritto del lavoro, una delle conseguenze della pandemia è la maggiore fiducia nel remote working, con il 41% dei 750 responsabili Hr europei intervistati che dichiara di adeguare le proprie politiche con una forza lavoro operante quasi completamente da remoto. Il 57%, poi, dichiara di avere offerto orari di lavoro più flessibili, mentre il 51% di avere sollecitato un feedback frequente sulla risposta della propria organizzazione alla pandemia.

Lo smart working rimarrà, ma non per tutti

“La situazione normativa è ancora confusa, e necessita di regole e politiche più chiare, necessarie per cogliere i benefici dello smart working osservando la legge e tutelando al contempo il benessere psico-fisico dei propri dipendenti”, commentano Carlo Majer ed Edgardo Ratti, alla guida di Littler in Italia. Prima della pandemia, lo smart working faticava a imporsi per la paura dell’impatto sulla produttività e sulla cultura aziendale. Ora che si è diffuso rimarrà, ma non per tutti o per ogni giorno lavorativo.

“Oltre il 60% delle attività lavorative nelle economie sviluppate non può essere remotizzata – commenta Alessandro Magrini, Hr Director in Finix Technology Solutions – poiché richiede almeno una presenza fisica, come stare su una linea di assemblaggio, gestire il magazzino, aiutare i clienti in un negozio o fornire servizi sanitari”.

Modificare i flussi lavorativi e migliorare i processi con la trasformazione digitale

Adottare lo smart working richiede anche una trasformazione digitale all’interno delle aziende per modificare i flussi lavorativi e migliorare i processi, nell’ottica di renderli più rapidi e sicuri.

“Il contesto attuale può offrire una grande leva per operare una progressiva digitalizzazione all’interno delle aziende – afferma Mario Messuri, General Manager di Jaggaer in Italia e vp South Europe -. Il Covid-19 ha evidenziato la fragilità dei sistemi e dei processi attuali nel garantire continuità del servizio e rispetto dei tempi”, considerando la forte dipendenza da mercati come quello asiatico per gli approvvigionamenti necessari alle produzioni.

Adattarsi mantenendo invariati gli standard produttivi

“L’adozione di strumenti tecnologici innovativi negli ambienti lavorativi – sottolinea Messuri – può consentire di raggiungere quel grado di flessibilità necessario ad adattarsi a situazioni diverse mantenendo invariati gli standard produttivi”. Non va sottovalutato il tema della rendicontazione amministrativa e del passaggio di carta, come scontrini, ricevute e soldi. “È ormai troppo rischioso continuare a maneggiare ricevute cartacee, gestendo passaggi di banconote per anticipi cassa e resti – commenta Giuseppe Di Marco, Country Manager di Soldo in Italia – uno studio condotto dal Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization afferma che su queste superfici il virus dura fino a 24 giorni”.

Aumenta del 5,8% l’importo medio erogato per i mutui

Da gennaio a settembre 2020 l’importo medio erogato dalle banche ai mutuatari è cresciuto del 5,8%, arrivando a 136.630 euro. Nonostante il lockdown, quindi, nei primi nove mesi del 2020 la richiesta di mutui è rimasta solida. I dati raccolti da una ricerca realizzata da Facile.it e Mutui.it confermano che gli italiani hanno ancora voglia di comprare casa, ma al contempo evidenziano “una grande disponibilità da parte delle banche nell’erogare finanziamenti, nonostante la situazione economica generale oggi sia più incerta”, spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it.

Tassi di interesse in calo rispetto a inizio anno

Un aiuto concreto per gli aspiranti mutuatari è arrivato dal mercato e dagli indici internazionali. Numeri alla mano, i tassi proposti dalle banche alla clientela finale non solo sono rimasti contenuti, ma a partire da maggio, soprattutto quelli fissi, hanno ripreso a scendere, stabilizzandosi a settembre su livelli ancor più bassi rispetto a inizio anno. Secondo le simulazioni di Facile.it per un mutuo al 70% da 126.000 euro per 25 anni i migliori tassi fissi (TAEG) rilevati a settembre variano nel range 0,93% – 1,06% (con una rata compresa tra 463 e 468 euro), mentre a gennaio 2020, per lo stesso finanziamento, i valori oscillavano nel range 1,23% – 1,34% (con una rata tra i 479 e i 486 euro).

Sottoscrivere oggi questa tipologia di mutuo costa quindi circa 6.000 euro in meno rispetto a inizio anno.

A settembre tassi variabili tra lo 0,72% e lo 0,94%

Più stabile la situazione legata ai tassi variabili. Per un mutuo con le stesse caratteristiche (LTV al 70%, finanziamento da 126.000 euro per 25 anni) i migliori tassi variabili rilevati a settembre variano nel range 0,72% – 0,94%, con una rata compresa tra 451 e 462 euro, un valore in linea con quelli di inizio anno. I tassi proposti alla clientela sono addirittura più bassi per finanziamenti con LTV inferiore: per un mutuo ventennale da 100.000 euro al 50%, il miglior tasso (TAEG) disponibile su Facile.it è pari a 0,67% se fisso, e a 0,58% se variabile.

Aumento del peso percentuale delle surroghe

Il dubbio “fisso o variabile” sembra ormai non affliggere più gli aspiranti mutuatari, e poiché è minimo lo scarto tra le due tipologie la quasi totalità di chi ha presentato domanda di finanziamento tra gennaio e settembre (97%) lo ho fatto per un tasso fisso, mentre lo scorso anno era l’87%. I tassi estremamente bassi, uniti alla voglia di risparmiare di molte famiglie, hanno determinato anche un aumento del peso percentuale delle surroghe, che continuano a costituire una fetta importante del mercato. Tra gennaio e settembre più di una richiesta su tre (36%) è stata destinata alla surroga, valore in aumento rispetto allo scorso anno, quando la percentuale era pari al 22%.

Export italiano, il motore della ripartenza

In un contesto avverso, in cui alle incertezze ereditate dal 2019, come Pil e commercio internazionale in rallentamento, escalation protezionistica e instabilità geopolitica, si aggiungono le conseguenze della pandemia Covid-19, le esportazioni italiane sono attese in forte contrazione per quest’anno, con un -11,3%. Si tratta del ritmo di crescita dell’export più basso dal 2009, anno in cui le nostre vendite oltreconfine avevano registrato un -20,9%. Ma l’export italiano tornerà a salire. Questo l’auspicio per una ripresa delle esportazioni italiane post lockdown lanciato con Open, l’ultimo Rapporto Export di Sace, giunto alla sua XIV edizione. Nonostante la situazione, SACE prevede infatti una ripresa già dal 2021 del +9,3%, e una crescita media nei due anni successivi del 5,1%.

In Europa avanzata e Nord America la contrazione più marcata

Secondo queste previsioni, riporta Ansa, nel 2021 le esportazioni italiane di beni arriveranno al 97% circa del valore segnato nel 2019, un recupero pressoché totale dopo la caduta nel 2020. La ripartenza presenterà un certo grado di eterogeneità, tanto per aree geografiche quanto per settori. Europa avanzata e Nord America, che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite estere italiane, quest’anno subiranno la contrazione più marcata (Paesi europei, -11,4%, Usa e Canada, -9,8%). Tra i settori a maggior potenziale, farmaceutica, alimentari e bevande negli Stati Uniti, apparecchiature mediche in Germania, ed energie rinnovabili nel Nord Europa.

In Asia i venti della ripartenza soffiano, ma non senza difficoltà

Reattiva la risalita dell’export italiano di beni verso l’Europa emergente e l’area Csi, dove le nostre vendite riusciranno a raggiungere e superare i livelli del 2019 già l’anno prossimo. Ripresa più celere per il nostro export verso l’area Medio Oriente e Nord Africa, con un recupero pressoché totale già dal prossimo anno (+9,5%). In Asia invece i venti della ripartenza soffiano, ma con non poche difficoltà: le previsioni dell’export nel 2020 sono negative (-10,9%) e riflettono le stime sull’andamento del Pil della regione, che interromperà due decenni di forte crescita, mentre in America Latina, nel 2020 le esportazioni verso le sei più grandi economie caleranno in media dell’8,2% ma nel 2021 è prevista una ripresa media del 7,5%.

Le previsioni in caso di nuovo Great Lockdown

Un primo scenario considera l’eventualità che in risposta a un innalzamento dei casi di Covid- 19, venga istituito un nuovo lockdown su scala globale nei primi mesi del 2021, mentre un secondo scenario alternativo ipotizza che le restrizioni all’attività economica e le misure di distanziamento sociale siano allentate in maniera più lenta e graduale rispetto allo scenario base. In entrambi gli scenari, la necessità di riattivare o mantenere le restrizioni al movimento delle persone e ai processi produttivi accentuerebbe il crollo dell’export italiano, che nel 2020 segnerebbe rispettivamente -12% e -21,2% nei due scenari. Il 2021 non sarebbe più un anno di “rimbalzo”, ma vedrebbe una crescita ancora negativa nel primo scenario, e soltanto lievemente positiva nel secondo, lasciando concretizzarsi il pieno recupero dei valori esportati nel 2019 non prima del 2023.

Conto corrente, quanto mi costi? Sei italiani su dieci non lo sanno

Sei milioni di italiani, titolari di conto corrente, ne ignorano i costi. Per la precisione sono 5 milioni e 900 mila i “distratti”, così come emerge da una recente indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat. In percentuale, significa che il 15% dei nostri connazionali ignora le spese necessarie per mantenere il proprio conto presso la banca. Più nel dettaglio, sono soprattutto le donne (16,6% rispetto al 12,5% del campione maschile) le meno attente a questa voce di spesa, in parallelo con i nostri connazionali con unità compresa fra i 45 e i 54 anni (17,3%).

Realtà o percezione?

E’ anche interessante scoprire come  siano percepiti i costi legati al conto corrente, specie in periodo coronavirus. “Se a gennaio 2020, prima dell’esplosione della pandemia, il 17,3% dei rispondenti riteneva il costo del conto corrente una delle voci più pesanti sul budget familiare e addirittura il 17,5% desiderava ridurne il peso, a seguito dell’emergenza sanitaria i valori sono calati, passando, a luglio, 2020, rispettivamente al 16,1% e al 16,9%, segno evidente di come l’attenzione delle famiglie si sia spostata su altre voci di costo” spiega la ricerca. Però esiste anche una percentuale consistente – il 14,6% – che ritiene che ci sia stato un aumento del costo del proprio conto corrente durante il periodo marzo-giugno 2020 rispetto ai mesi precedenti al Covid. Anche in questo caso, probabilmente si tratta di una percezione perché o si è stati tutti più attenti alle uscite oppure si è usato molto di più l’home banking. O ancora, ci si è accorti solo ora di aumenti avvenuti già in passato.

Brontoloni ma fedeli

Un’altra caratteristica italiana che emerge dal rapporto è che i nostri connazionali si lamentano, ma non cambiano. Il 16,9% degli intervistati, infatti, ha detto che vorrebbe risparmiare sul conto corrente, ma solo il 4,8% dei correntisti, pari a 1.998.021 persone, ha dichiarato di aver cambiato conto. Una percentuale bassa forse legata alle oggettive difficoltà di poter fare operazioni e spostamenti in periodi di lockdown. Dalle risposte di chi è riuscito a cambiare conto, si scoprono anche le motivazioni (oltre al costo): più di 1 su 4 (27%) lo ha fatto perché la propria banca non forniva un servizio di home banking (nell’indagine precedente, relativa al periodo gennaio 2019-20, meno del 10% dei rispondenti ha cambiato per questa ragione). Anche se la banca forniva il servizio, però, non sempre lo faceva in maniera tale da soddisfare il cliente, tanto è vero che, sempre fra chi ha cambiato, il 23% ha preso la decisione perché riteneva inadeguato l’home banking offerto dal suo istituto. I più inclini a cambiare conto corrente sono stati gli uomini (5,4% contro il 4,3% delle donne), i giovani con età compresa fra 25 e 34 anni (9,5%) e i residenti nel Nord-Est (5,8%).