Mercato immobiliare Milano, Monza Brianza Lodi: “vince” il fuori città 

Non è certo un segreto che la piazza di Milano e delle aree limitrofe sia una delle più “ricche” per quanto riguarda il comparto immobiliare. Ma come stanno andando realmente le cose? Quali sono i trend? Nel primo trimestre del 2025, il mercato immobiliare lombardo mostra segnali interessanti.

Secondo i dati raccolti da FIMAA Milano, Lodi, Monza e Brianza – con il supporto del Centro Studi Confcommercio MiLoMB – la domanda d’acquisto per le abitazioni è in crescita, soprattutto fuori Milano: il 75% degli agenti a Monza e il 55% nell’area metropolitana meneghina segnalano un interesse crescente.

Compravendite: i trilocali sono sempre i preferiti

La tipologia abitativa più ricercata è il trilocale, segnalato dal 66% degli operatori. Seguono i bilocali, in particolare richiesti nei comuni della cintura milanese. A Milano città, invece, la domanda è più equilibrata. Quanto alle finalità d’acquisto, l’uso personale prevale nettamente (81%), ma a Milano l’acquisto per investimento tocca il 24%.

Il mercato appare stabile anche sul fronte dell’offerta: case, uffici, negozi e capannoni restano in gran parte invenduti. I prezzi di vendita si mantengono stabili per il 43% degli operatori, ma il 41% segnala un lieve rialzo. Gli sconti medi applicati oscillano tra il 5 e il 10%, e aumentano i tempi di vendita, che ora richiedono anche più appuntamenti.

Locazioni: cresce la domanda e i canoni si alzano

Il segmento degli affitti è in fermento: il 59% degli operatori segnala un aumento della domanda per abitazioni in locazione. I canoni sono in salita, soprattutto per i trilocali e quadrilocali destinati all’uso diretto. Stabili invece i valori per uffici, negozi e capannoni. L’offerta di immobili da affittare resta bilanciata: in calo per il 36%, ma in aumento per il 35%.

Il contratto più diffuso per gli immobili a reddito è quello a canone libero (65%). I canoni continueranno a salire? Per ora, secondo il 41% degli operatori, resteranno stabili nel breve periodo.

“I negozi di vicinato soffrono particolarmente”

Marco Zanardi, consigliere FIMAA con delega all’Ufficio Studi, sottolinea che la stabilità domina il settore: “I tempi medi di vendita si aggirano sui 4-6 mesi e restano invenduti molti immobili. Il trilocale è il più desiderato, mentre i negozi di vicinato soffrono in modo particolare, penalizzati da canoni troppo alti e domanda debole”.

Le prospettive per il secondo trimestre 2025? Tra gli addetti ai lavori regna ancora la cautela, ma non sono esclusi possibili adeguamenti nei prezzi, più vicini alle reali disponibilità dei compratori.

L’e-commerce italiano ritrova fiducia, ma le sfide restano anche nel 2025

I segnali raccolti a fine anno dal ‘Morale Barometer 2025’ condotto da Fevad in collaborazione con Netcomm indicano una ripartenza per l’e-commerce italiano, che dopo un 2024 difficile orienta le aspettative verso un moderato ottimismo. 

Il 48% delle aziende italiane si aspetta infatti di chiudere il 2025 in crescita, solo il 5% prevede un calo, e in generale a fiducia è leggermente più bassa rispetto all’anno scorso (–7 punti). Segno che molti operatori mantengono un atteggiamento prudente.
Tanto che solo il 24% degli intervistati italiani descrive il proprio segmento come ‘in crescita’ (41% media europea), e la quota di ottimisti cala di 11 punti rispetto al 2024.

Un settore capace di generare occupazione anche in fase di rallentamento

Quanto alla redditività, il 52% degli e-tailer prevede un miglioramento dei margini. Questo, suggerisce una ritrovata attenzione all’efficienza interna e al controllo dei costi dopo un anno di pressioni economiche.

Dal punto di vista dell’occupazione, l’e-commerce italiano continua a giocare un ruolo positivo: nel 2024 il 44% delle aziende ha aumentato il personale, mentre il 17% lo ha ridotto. Per il 2025 le previsioni restano incoraggianti, con il saldo tra chi prevede nuove assunzioni e chi tagli di +17 punti.
Questo trend conferma la capacità del settore di generare lavoro anche in una fase di rallentamento, e rafforza il ruolo dell’e-commerce come comparto in grado di adattarsi rapidamente alle condizioni di mercato.

Un 2025 più internazionale, cyber-sicuro, sostenibile, innovativo

Con il ritorno di un clima più favorevole, le aziende e-commerce italiane pianificano nuovi investimenti per il 2025, in particolare, su tre fronti strategici: espansione internazionale, sicurezza informatica e sostenibilità, innovazione tecnologica e marketing.
L’internazionalizzazione è uno dei driver più solidi della crescita, tanto che il 50% delle aziende italiane attive nel cross-border è presente in oltre 10 mercati esteri.

I mercati di riferimento restano Francia, Germania e Spagna. Ma per gli operatori stranieri l’Italia non compare ancora tra le prime tre mete di espansione.
Espandersi fuori dall’Europa richiederà nuove competenze, tecnologie e strategie ad hoc, ma potrebbe rappresentare il passo decisivo per colmare il gap competitivo con altri player continentali.
In ogni caso, nel prossimo biennio, il 75% delle aziende italiane si aspetta un’ulteriore crescita del fatturato cross-border. Solo l’8% prevede un calo.

AI generativa: una rivoluzione per l’intera catena del valore

L’innovazione più dirompente dell’ultimo anno è senza dubbio l’AI generativa. Oggi quasi l’80% delle aziende e-commerce europee ha già integrato soluzioni basate su GenAI. In Italia l’adozione è cresciuta di +16 punti in un anno, pur restando inferiore a Francia e Germania.

La GenAI sta inoltre iniziando a influenzare l’intera catena del valore, dalla progettazione di prodotto al post-vendita. Le aziende valutano con attenzione costi, benefici e sostenibilità delle nuove tecnologie, evitando investimenti impulsivi. Anche il ridimensionamento dell’interesse per il metaverso o gli NFT è indicativo di maggiore concretezza. L’innovazione non è più fine a sé stessa, ma orientata al ritorno sull’investimento, e al miglioramento delle performance operative.

Cybersecurity: nel 2024 il 35% degli attacchi long-lasting supera il mese di durata

Secondo l’ultimo Incident Response Report di Kaspersky, nel 2024 gli attacchi long-lasting, quelli che si protraggono per più di un mese, hanno rappresentato il 35,2% degli attacchi totali.
La durata media dei cyberattacchi di lunga durata, misurata durante i giorni medi, è di oltre 253 giorni, mentre la durata media delle attività di risposta agli incidenti risulta essere di circa 50 ore. Ciò conferma la complessità e la sfida nel mitigare l’impatto degli attacchi long-lasting.

L’anno passato, questo tipo di attacchi informatici ha causato principalmente la perdita di dati aziendali e la crittografia, con conseguenti danni alle organizzazioni.
Gli exploit rivolti alle applicazioni destinate al pubblico, ovvero quelle che sfruttano le relazioni di fiducia e l’utilizzo di account validi, sono tra i principali vettori iniziali degli attacchi di lunga durata.

Cybercriminali sempre più resilienti? Le aziende devono agire in modo proattivo

“Comprendere l’evoluzione delle minacce informatiche è fondamentale per ogni azienda che voglia salvaguardare le proprie risorse e i propri processi – ha commentato Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky -. Dalle nostre ricerche emerge che la resilienza dei cybercriminali aumenta con il progredire della tecnologia, spingendo le aziende non solo a rispondere, ma anche ad anticipare e adattare le proprie misure di sicurezza in modo proattivo”.

I servizi di managed security offrono l’intero ciclo di gestione degli incidenti

Per migliorare la protezione aziendale contro gli attacchi più sofisticati, è necessario implementare solide soluzioni di cybersecurity e assumere professionisti qualificati per gestirle.

Per le aziende che non dispongono del personale o delle competenze necessarie, sono disponibili servizi di managed security, come Kaspersky Incident Response o Kaspersky Managed Detection and Response, che offrono la possibilità di analizzare gli incidenti e ricevere assistenza da parte di esperti. Questi servizi offrono l’intero ciclo di gestione degli incidenti, dall’identificazione delle minacce alla protezione continua fino al ripristino dei dispositvi.

Aiutare le organizzazioni globali a rafforzare le misure di sicurezza

L’Incident Response Report di Kaspersky fornisce approfondimenti sui cyberattacchi analizzati dal team di Kaspersky nel corso del 2024. Il Report si basa sui dati delle aziende che hanno richiesto assistenza per risolvere problemi di sicurezza, nonché sui trend delle minacce in vari settori e regioni del pianeta.

Il Report aiuta quindi le aziende di tutto il mondo a rafforzare le proprie misure di sicurezza. Ma soprattutto, a sviluppare strategie efficaci per la risposta agli incidenti.

Comunicazione mobile: la strategia multicanale è vincente

Oggi lo smartphone è il touchpoint di riferimento per garantire ai clienti una comunicazione fluida e personalizzata, che assicuri elevati livelli di soddisfazione e fidelizzazione. È importante che le aziende utilizzino strumenti per la gestione del mobile messaging in grado di consentire alla clientela d’interagire attraverso il canale preferito.

Uno studio condotto da Esendex, combinato con i risultati di una recente indagine sui consumatori, conferma l’importanza di adottare una strategia che includa diversi canali per le interazioni azienda/cliente. Ogni canale ha infatti caratteristiche specifiche che lo rendono più adatto rispetto ad altri, a seconda delle esigenze.

Meglio SMS o WhatsApp? Dipende

Gli SMS, ad esempio, sono più efficaci per comunicazioni urgenti e di primaria importanza, mentre WhatsApp, poiché più coinvolgente, favorisce una comunicazione bidirezionale con i clienti.
L’SMS rimane il canale privilegiato per avvisi e notifiche, in particolare, nell’ambito della sicurezza, ad esempio, per la comunicazione dei codici OTP, e in settori come sanità e hospitality. Tanto che il 92% dei consumatori afferma di affidarsi, almeno in parte, se non del tutto, a promemoria automatici per le prenotazioni al ristorante o gli appuntamenti medici.

La pervasività di WhatsApp nella vita quotidiana ne fa invece un mezzo potente nel miglioramento della customer journey. Sia in ambito marketing, dove più dell’83% degli utenti reagirebbe positivamente a un messaggio WhatsApp inviato da un brand, sia per l’assistenza clienti.

“Il Customer Engagement è un elemento cruciale per il successo”

Dallo studio emerge, quindi, come sia strategico offrire alla clientela la libertà di scegliere il canale più adatto alle diverse esigenze, facendo poi confluire tutte le conversazioni in un’unica chat multicanale.

Questo approccio consente di migliorare l’efficienza operativa dal punto di vista dell’azienda e la qualità del servizio per il cliente.
“Oggi il Customer Engagement è un elemento cruciale per il successo, e investire in una strategia di comunicazione omnicanale, che metta il cliente al centro, rappresenta la scelta vincente per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più connesso e interattivo”, commenta Carmine Scandale, Country Manager di Esendex.

Utilizzare strumenti diversi senza interrompere la conversazione

“La nostra piattaforma Studio, in particolare, permette alle aziende di comunicare con i clienti attraverso una chat multicanale che integra SMS e WhatsApp Business Platform, la versione premium dell’app necessaria per sfruttare al meglio le potenzialità conversazionali del canale – aggiunge Scandale -. L’obiettivo è garantire un’esperienza personalizzata, consentendo di utilizzare strumenti di mobile messaging diversi, anche in base alla tipologia del messaggio, come, ad esempio, un SMS per la conferma di spedizione e WhatsApp per il supporto post-vendita, ma senza interruzioni nella conversazione”.

e-commerce: i Marketplace spingono il business delle aziende italiane

Le piattaforme native digitali si presentano come il primo canale di vendita in Italia: secondo il Netcomm NetRetail 2024 il 76,6% dei prodotti acquistati online nel 2024 passa attraverso un eRetailer o un Marketplace.
Nel caso dei servizi digitali, la percentuale si attesta al 21,5%.  

In Italia, eRetailer e Marketplace presentano una quota di acquisti maggiore nelle categoria merceologiche Accessori e Gadget, Elettronica, Gioielli e Orologi, prodotti per la Salute e il Benessere. Una quota minore viene rilevata nelle categorie Servizi, Food & Grocery e Attrezzature Sportive.
In oltre 7 casi su 10, poi, gli acquisti presso gli eRetailer e Marketplace sono riacquisti, un dato superiore rispetto ad altre tipologie di merchant, come produttori, retailer tradizionali, comparatori di prezzi.

I touchpoint del customer journey

I touchpoint che guidano all’acquisto sui Marketplace sono ricerca sul web (55,7%), recensioni dei prodotti (52%), visita su siti e applicazioni che vendono il prodotto selezionato (45,2%) e ricerca dei prezzi su un comparatore (38,3%).
I touchpoint che caratterizzano il customer journey sui Marketplace non si discostano da quelli che accompagnano l’acquisto su altri tipi di canali. La differenza, però, risiede nel fatto che l’acquirente presso un eRetailer necessita maggiormente di essere guidato nella scelta di acquisto.

Per questo, guadagnano rilevanza consulenze online e chatbot (32,5%), informazioni push su prodotti (32,3%), e contenuti promozionali su social network e riviste.
Il metodo di consegna più utilizzato nell’acquisto tramite Marketplace è la spedizione a casa o nel luogo di lavoro (81,7%), seguito dal ritiro in ufficio postale, edicola o bar (9,1%) e locker (5,5%).

I driver di acquisto

Per i consumatori i Marketplace rappresentano un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza. Secondo la ricerca Netcomm NetRetail Focus Marketplace 2024, i driver di acquisto sono principalmente i prezzi dei prodotti (37,9%), ridotte spese di consegna (31,8%), assortimento e ampia scelta (29,9%).

Sono però cruciali anche la consuetudine (26,6%), l’esperienza di acquisto efficiente e veloce (22,2%) e il reso facilitato e gratuito (19,8%).
eRetailer e Marketplace sono inoltre i touchpoint digitali più consultati prima degli acquisti in negozio, con l’online che orienta 4 decisioni di acquisto tradizionale su 10, in particolare nelle categorie Smartphone, Elettronica e Attrezzatura Sportiva.

In Italia 3 acquisti su 4 sono condotti tramite piattaforme

“I Marketplace hanno ormai guadagnato un peso determinante all’interno dell’economia digitale del nostro Paese – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. L’Italia, dove 3 acquisti su 4 sono condotti tramite Marketplace ed eRetailer, è uno dei Paesi con la più alta quota di mercato detenuta da questi canali. Nel 2023, il valore della quota di mercato dei Marketplace si attesta al 57%, contro la media europea del 36%. In un contesto di commercio frammentato come quello italiano, dove le Piccole e medie imprese faticano a convertirsi al digitale a causa dei costi elevati e delle normative complesse, queste piattaforme si presentano come la soluzione per avvicinarsi al commercio online, incontrando di conseguenza la domanda sempre crescente di un consumo veloce ed efficace da parte degli utenti”.

Cybersicurezza: le aziende industriali hanno problemi di rete ogni mese

Le aziende del settore industriale operano spesso con un’infrastruttura geograficamente distribuita, fabbriche, filiali e attrezzature critiche situate in luoghi diversi. Ciò comporta difficoltà logistiche, barriere di comunicazione e problematiche nella gestione delle operazioni. Tra le principali sfide di queste aziende figurano il mantenimento di standard di qualità omogenei ,e la conformità alle normative locali.

Il report di Kaspersky, ‘Managing geographically distributed businesses: challenges and solutions’, mette in luce le principali problematiche legate alla sicurezza della rete e delle informazioni affrontate dalle aziende con infrastrutture geograficamente distribuite.
Secondo il report, il 45% delle aziende industriali riscontra problemi di rete con cadenza mensile, mentre solo il 12% li segnala una volta all’anno o meno.

La sfida più complessa? Rilevare e risolvere incidenti legati alla sicurezza

Oltre a queste difficoltà operative, le imprese industriali multi-sede devono fronteggiare costantemente problematiche legate all’infrastruttura IT e alla sicurezza delle informazioni.

In particolare, il 49% delle aziende manifatturiere considera il rilevamento e la risoluzione degli incidenti di cybersecurity come la sfida più complessa.
Altri aspetti critici sono rappresentati dal monitoraggio dell’implementazione delle misure di sicurezza (46%) e la definizione di policy di sicurezza coordinate (42%) .

Guasti, interruzioni, prestazioni insufficienti di applicazioni o servizi

Quasi il 30% delle aziende intervistate segnala regolari problemi di rete, tra cui guasti o interruzioni, prestazioni insufficienti di servizi e applicazioni, e una connettività inadeguata. Il 38% delle aziende riscontra questi problemi da una a tre volte al mese, il 28% ogni due mesi e il 7% addirittura ogni settimana.

Per quanto riguarda i tempi di ripristino della rete in seguito a un guasto, la maggioranza degli intervistati (74%) dichiara di impiegare tra 1 e 5 ore, mentre il 15% afferma di riuscire a farlo entro un’ora e il 10% richiede fino a un’intera giornata lavorativa.
Tempi di inattività così prolungati possono comportare gravi danni finanziari e di reputazione, con costi che possono raggiungere migliaia di dollari al minuto.

Identificare le cause e implementare misure preventive

“I problemi di rete nelle imprese industriali causano spesso ritardi, cali di produttività, perdite finanziarie e rischi reputazionali – ha affermato Maxim Kaminsky, Business Development Manager (Secure Access Service Edge)di Kaspersky -. Quando la rete si blocca, le comunicazioni aziendali vengono interrotte, i dipendenti perdono l’accesso a informazioni cruciali e la fiducia dei clienti può essere erosa. È quindi fondamentale che le aziende proteggano le loro operazioni per garantire la continuità aziendale. Identificare le cause dei problemi di rete e implementare misure preventive tempestive consente di affrontare queste sfide in modo efficace”.

Arriva impresa italia: il cassetto digitale dell’imprenditore diventa un’app

Con il nome ‘impresa italia’, il cassetto digitale dell’imprenditore debutta sui principali store in forma di app. Con nuove funzionalità e una maggiore facilità d’uso impresa italia accompagna l’imprenditore nella guida quotidiana della sua azienda. Ovunque ci si trovi si potranno consultare i dati d’impresa in modo rapido e sicuro direttamente dal dispositivo mobile.

Il cassetto digitale dell’imprenditore, la web app del sistema camerale con cui oltre due milioni di imprenditrici e imprenditori accedono ai documenti ufficiali della propria azienda, cambia veste e diventa un’app per semplificare la gestione fiscale degli imprenditori italiani. 

Accedere ai principali documenti dell’azienda disponibili nel Registro Imprese

Con l’app impresa italia ogni legale rappresentante d’impresa può infatti accedere gratuitamente ai principali documenti della propria azienda disponibili nel Registro Imprese.
Oltre alla visura, in lingua italiana e in inglese, l’app impresa italia permette di accedere all’atto costitutivo dell’impresa, e per le aziende tenute a presentare tali dichiarazioni, le ultime annualità di bilancio depositate. 

L’app consente anche di monitorare lo stato delle pratiche inviate al Registro delle Imprese e allo Sportello Unico per le Attività Produttive, il SUAP, e di esibire l’Attestato di Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Entro la fine dell’anno saranno disponibili ulteriori funzionalità

Tra le nuove funzionalità, l’app, ad esempio, dà la possibilità di effettuare il pagamento del Diritto annuale di iscrizione alla Camera di commercio direttamente dal proprio smartphone, in modo semplice e sicuro. 
Entro il 2024, l’app si arricchirà di ulteriori funzionalità pensate per semplificare la vita degli imprenditori.

Tra queste, un innovativo servizio di notifiche personalizzate che terrà gli utenti sempre aggiornati su eventi di rilevanza per l’impresa. Un modo sicuro e affidabile per non rischiare di perdere opportunità o scadenze.

Disponibile anche sugli store Apple, Android e Huawei

Inoltre, impresa italia darà la possibilità di verificare la situazione della propria impresa rispetto ai principali adempimenti richiesti dalla Camera di commercio.
Questo servizio permetterà di controllare lo stato di salute della propria impresa, prerequisito fondamentale per ottenere credibilità e fiducia con i clienti, i fornitori e i partner.

L’app è disponibile sugli store Apple, Android e Huawei, oltre che dal sito impresa.italia.it. Per accedere al servizio è necessaria l’identità digitale (SPID oppure CNS o CIE) ottenibile in Camera di commercio (anche online su id.infocamere.it), oppure rivolgendosi a uno degli altri gestori accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale.

Franchising: vale l’1,8% del PIL. Crescono fatturato, punti vendita e occupati

Nel 2023 cresce il numero di punti vendita in franchising con un’accelerazione superiore rispetto al trend registrato in passato (+7,6% vs 2,2%). Parimenti crescono anche il numero complessivo di punti vendita, che raggiungono 65.806 unità (+4.664 rispetto al 2022) e il numero degli addetti occupati che si attesta a 287.767 (+34.919 unità).
Con un giro d’affari che sfiora 34 miliardi di euro, +9,9% rispetto al 2022, razionalizzazione è la parola che meglio riassume le tendenze del settore, che vale l’1,8% del PIL e che conferma un’accelerazione del business.

È quanto emerge dal Rapporto Assofranchising Italia 2024 – Strutture, Tendenze e Scenari realizzato da Nomisma per Assofranchising, marchio di rappresentanza del franchising italiano aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia.

Diminuiscono le insegne

L’affiliazione a un franchisor si consolida come una soluzione in grado di offrire un rapido posizionamento strategico per entrare nel mercato con una base solida, riducendo il rischio d’impresa. 
Per il 2024 le previsioni sul fatturato complessivo del comparto sono viste in crescita nell’ordine del +4,3%, con alcuni settori merceologici dove è previsto un aumento a doppia cifra (+10,3% cura e benessere della persona).

Gli elementi che hanno caratterizzato la crescita sono riconducibili in particolare agli investimenti attuati per coinvolgere nuovi franchisee, soprattutto da parte dei grandi brand, e la creazione di nuove insegne.
Ma se da una parte crescono punti vendita e addetti coinvolti, dall’altra diminuiscono le insegne attive. Considerando le insegne operative, nonostante l’inserimento di nuovi player, continua il trend discendente accentuato nel 2022, e nel 2023 sono 25 le insegne venute a mancare. 

AI a supporto del franchisor

Quanto alle tecnologie impiegate dal comparto, soltanto il 19% degli intervistati dichiara di utilizzare l’Intelligenza artificiale nei processi aziendali, mentre il 27% la impiega sporadicamente.

La necessità di innovare e creare un vantaggio competitivo è il fattore chiave che ha spinto le aziende a utilizzarla la prima volta. Comunicazione, marketing e CRM sono invece gli ambiti dove l’AI viene utilizzata più frequentemente (84%), seguita da sicurezza informatica (34%), produzione (33%) e logistica (23%).
La mancanza di competenze ed expertise è la prima causa che disincentiva l’utilizzo dell’AI, anche se nel 2028 si prevede un utilizzato da parte di un’azienda su 2.

ESG, l’attenzione è su tutti i fronti

L’attenzione da parte delle aziende che operano in franchising sui tre pilastri ESG (impegno sociale, ambientale e buone pratiche di governance) è abbastanza omogenea, tuttavia, anche se nelle imprese l’ambito ESG è presidiato, nel 76% dei casi manca un referente.

Presidiare i temi ESG è fondamentale per le aziende al fine di comunicare apertamente il proprio impatto su ambiente, società ed economia (63%), ma anche per aumentare la propria competitività (43%).
La sostenibilità e l’impegno sociale sono gli ambiti dove la cultura aziendale si è più radicata, con l’87% delle imprese che ha realizzato almeno un’azione per ridurre il proprio impatto ambientale, e l’86% almeno una procedura o policy relativa ai temi sociali.

Come difendersi dal ransomware? 

Negli ultimi anni, la sicurezza informatica ha assunto un ruolo sempre più cruciale a causa del crescente numero di attacchi digitali, specialmente con l’avvento dell’intelligenza artificiale (AI). Tra i vari tipi di malware, il ransomware si è dimostrato uno dei più pericolosi e diffusi.

Che cos’è il ransomware?

Il termine “ransomware” deriva dalla combinazione delle parole inglesi “ransom” (riscatto) e “software”. Questo tipo di malware blocca i dati delle vittime tramite criptografia, richiedendo un riscatto per rilasciarli. Le organizzazioni e le aziende sono particolarmente vulnerabili e sono spesso disposte a pagare per evitare la perdita di dati vitali.

La diffusione del ransomware è in costante aumento; un rapporto di Sophos ha rilevato un incremento del 93% nel 2021 rispetto al 2020, evidenziando la portata della minaccia e la sua diffusione.

Ransomware, quanti ne esistono?

Esistono diverse varianti di ransomware, ciascuna con caratteristiche specifiche e livelli di pericolosità differenti. I principali sono Locker Ransomware, che blocca completamente l’accesso al sistema operativo, impedendo l’uso di file e applicazioni, e il Crypto Ransomware, che cifra i file dell’utente, mantenendo accessibile il sistema operativo per facilitare il pagamento del riscatto.

Ma esistono anche il Cripto-Worm, che si diffonde attraverso reti e dispositivi connessi, criptando file su larga scala, e il Doxware (o Leakware), che minaccia di pubblicare online informazioni sensibili se il riscatto non viene pagato, aumentando la pressione sulle vittime.

Come si cade nella rete

I ransomware possono infettare sistemi in vari modi. Il metodo più comune è tramite email con allegati infetti, aperti inconsapevolmente. Altri stratagemmi includono il download di file da siti compromessi e l’exploit di vulnerabilità in software aziendali o di uso quotidiano.

Come prevenire il rischio

Per proteggersi dal ransomware, è essenziale adottare diverse misure preventive. Un approccio efficace è il backup regolare dei dati sensibili. Conservare i backup in un luogo sicuro permette di ripristinare i dati senza dover pagare il riscatto. Inoltre, utilizzare software anti-malware è cruciale. Tra i più popolari, Malwarebytes offre protezione in tempo reale contro vari tipi di ransomware e una scansione approfondita per individuare malware nascosti.

Conclusioni

Oggi il ransomware è una delle minacce informatiche più gravi e diffuse. Affrontare questo rischio richiede consapevolezza, preparazione e l’adozione di misure specifiche per proteggere i dati sensibili dalle strategie sempre più sofisticate di attacco informatico.

Lavoro: donne ancora al bivio tra occupazione e maternità

L’effetto della maternità sulla carriera delle donne è un fenomeno comune a livello europeo, ma con un impatto particolarmente negativo in un Paese come il nostro, all’ultimo posto in Europa per tasso di occupazione femminile e con tassi di fecondità tra i più bassi.

Se si guarda ai dati del 2022, in Italia solo il 51,1% delle donne tra 15 e 64 anni lavora, contro una media Ue27 del 64,9%. E se il numero medio di figli per donna nel nostro Paese è 1,24, a confronto di Francia (1,79), Svezia (1,53) e Olanda (1,49) risulta un valore decisamente inferiore.
Insomma, un vero e proprio gap nel gap. Che allarga ulteriormente il divario occupazionale con gli uomini, e segna una frattura, a volte temporanea, a volte definitiva, nel percorso professionale di molte lavoratrici.

Colpa di fattori sociali, demografici, culturali, normativi

La posizione del nostro Paese non cambia neanche considerando l’occupazione femminile nella fascia di età 25-49, periodo della vita in cui tendenzialmente si entra nel mercato nel lavoro e si costruisce una famiglia, che vede le donne svantaggiate di circa 20 punti percentuali sugli uomini, e 14,6 sulla media Ue.

La forte penalizzazione delle madri nel mercato del lavoro ha alle spalle un concorso di fattori sociali, demografici, culturali, normativi e legislativi che determina un forte sbilanciamento dei carichi di cura sulle donne. Che sono impegnate in media per 4,9 ore al giorno in questo tipo di attività rispetto alle 2 degli uomini. Nel 2023 si trattava di 43,5 giorni in più all’anno in totale.

Invertire la rotta è necessario e urgente

Invertire la rotta, per correggere uno dei principali fattori di insostenibilità del mercato del lavoro e dell’intero sistema Paese, è necessario e urgente.
Una direzione l’ha tracciata lo studio di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding, realizzato in collaborazione con Valore D, ‘Donne, lavoro e sfide demografiche. Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità’.

Il Rapporto combina l’analisi della letteratura internazionale e offre uno sguardo comparato su sei Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) tramite l’opinione di imprese, Pmi, grandi aziende e multinazionali.

“Generare o degenerare? Questo è il problema”

Attraverso un corposo lavoro di analisi che ha visto la collaborazione di alcuni esperti italiani del tema ‘genere’, demografico e occupazionale, lo studio evidenzia una serie di possibili soluzioni capaci concretamente di favorire occupazione, sviluppo professionale delle donne e genitorialità, coinvolgendo, in un’ottica di sistema, istituzioni, imprese, parti sociali, e terzo settore.

Il Convegno dedicato alla presentazione dello studio è moderato da Fabio Insenga, vicedirettore di Adnkronos, e introdotto da Chiara Violini, presidente di Fondazione Gi Group e Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D.
Interviene lo scrittore Alessandro D’Avenia, con una riflessione sul valore della genitorialità in un talk ispirazionale dal titolo ‘Generare o degenerare? Questo è il problema’.