Casa, nel post Covid gli italiani la vogliono così

Comoda, accogliente, multifunzione, tecnologica. Con spazi verdi e aree per il lavoro. E pazienza se non è vicina al luogo di lavoro, tanto c’è lo smartworking. Ecco l’identikit – in pochissime parole – della casa perfetta degli italiani dopo la pandemia, come emerge da Casa Doxa, l’Osservatorio nazionale sugli italiani e la casa di BVA Doxa relativamente ai principali cambiamenti in atto nella società, realizzato tra aprile e maggio 2021 intervistando online oltre 7 mila famiglie del Belpaese. L’aspetto che più sorprende è che una larghissima fetta di nostri connazionali – circa due milioni in più – dopo l’esperienza dei lockdown e delle limitazioni ha deciso di cercare una nuova soluzione abitativa entro i prossimi quattro anni. Nel 2019 questa percentuale era del 22%, nel 2021 si arriva al 26%, pari ad un incremento di 2 milioni di persone. E proprio il lockdown è il fattore alla base di questo desiderio: il 53% di chi ha intenzione di cambiare casa nel prossimo quadriennio dichiara infatti che l’esperienza delle chiusure che si sono alternate per tutto il 2020 e l’inizio del 2021 ha fatto maturare questa scelta. 

Verde e vicini simpatici le priorità nella scelta

Cambiano anche moltissimo le priorità nei desiderata degli italiani. Oggi i “must-have” per la nuova casa sono soprattutto spazi verdi, come giardini e terrazzi dove stare a contatto con la natura, che diventano fondamentali per il 67% dei rispondenti (+9% rispetto al 2019). Ma aumenta anche il valore del buon vicinato (importante per 3 italiani su 5), che si è dimostrato prezioso in tempi di isolamento sociale con l’impossibilità di frequentare amici e parenti. Meno significativo è invece il “peso” della vicinanza dell’abitazione al luogo di lavoro: lo smartworking, ormai prassi abituale per moltissimi lavoratori, ha scardinato questa necessità mentre restano prioritari la vicinanza ai trasporti pubblici (55%) e la presenza di un garage o di un posto auto (65%).

Sostenibilità e salubrità fra le quattro mura

L’emergenza sanitaria ha anche acceso i riflettori su tematiche quali la sostenibilità e la salubrità, ad esempio la mobilità sostenibile. Per il 37% degli italiani, la presenza di colonnine elettriche rappresenta un driver di scelta. Nell’ambito domestico, sostenibilità e salubrità sono ormai due paradigmi: quasi la totalità degli italiani reputa importanti questi concetti se associati alla loro casa, e proprio l’esperienza pandemica appena vissuta ha contribuito a fare impennare la loro centralità. 

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Lo “smartphone ideale” gli italiani lo cercano online

L’anno del Covid è stato un anno caratterizzato dall’andamento altalenante del mercato degli smartphone, ma l’interesse online in Italia ha mostrato una decisa crescita, chiudendo il 2020 con +60,6% di intenzioni d’acquisto rispetto al 2019. Sulla base dei filtri di ricerca più utilizzati sul proprio portale, Idealo ha delineato le caratteristiche dello smartphone ideale per gli italiani.  Secondo i dati emersi dalle ricerche online sul portale, l’utente medio italiano che vuole acquistare un nuovo smartphone ha chiaro in mente il tipo e le caratteristiche del prodotto desiderato, e vorrebbe acquistare soprattutto l’Apple iPhone 11 (8,1%), l’Apple iPhone 12 (4,0%), lo Xiaomi Redmi Note 9 Pro (3,3%), l’Apple iPhone 12 Pro (2,8%), il Samsung Galaxy A71(2,8%) e l’Apple iPhone SE 2020 (2,7%). 

La base di partenza è il nome del produttore

La base di partenza di coloro che si apprestano ad acquistare uno smartphone online è il nome del produttore, e le ricerche in base al brand puntano ad Apple (31,9%), Samsung (24,5%), Xiaomi (19,1%), Huawei (7,7%) e OPPO (4,2%). Gli altri filtri di ricerca più utilizzati dagli utenti online riguardano le caratteristiche tecniche. Su 100 e-shopper, infatti, quasi 44 sono interessati al tipo di prodotto, e tra i risultati le preferenze sono soprattutto per gli smartphone 5G. Quasi 17 utenti poi sono interessati alle dimensioni dello schermo, con preferenza per gli smartphone da 5,5”, 9 utenti sono interessati alla memoria interna, con preferenza per gli smartphone da 128 GB e 4 utenti alla quantità di RAM, con preferenza per gli smartphone con RAM da 4GB.

La metà degli utenti imposta un range di prezzo tra i 100 e i 300 euro

Su 100 utenti online, inoltre, circa 7 e-shopper utilizzano il filtro “prezzo” nelle ricerche, e quasi la metà imposta un range tra i 100 e i 300 euro, concentrandosi su modelli non più vecchi di due anni e sfruttando il naturale deprezzamento registrato dai cellulari dopo il loro lancio.
La scelta del colore della scocca dello smartphone segue un po’ i gusti, la moda, il genere e l’età dell’acquirente. Se bianco è il colore molto probabilmente più trendy per gli utenti più giovani, il nero è il primo colore scelto da Apple per le sue linee di telefoni; rappresenta una scelta classica e decisamente professionale.

I modelli color nero da 128 GB sono i preferiti

Nelle ricerche online le preferenze sono indirizzate senza dubbio verso i modelli color nero da 128 GB. Al secondo posto tra le preferenze di colore si posizionano a parimerito le ricerche con filtro nero/64GB e bianco/128GB. A seguire, tra i colori preferiti, troviamo il grigio, il blu, il rosso, il viola e l’argento. Sono d’altronde prevalentemente gli uomini, riporta Italpress,  a effettuare ricerche online nella categoria smartphone (67,1%) anche se, nell’ultimo anno, le donne sono aumentate più degli uomini, crescendo del +64,3% contro il +59,4% degli uomini.

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Spesa per le app da record: 64,9 miliardi di dollari nella prima metà del 2021

E’ passione app. La spesa globale degli utenti per le applicazione mobili ha raggiunto la cifra record di 64,9 miliardi di dollari durante la prima metà del 2021. Lo rileva l’analisi Store Intelligence di Sensor Tower, che ha diffuso i dati preliminari su questo mercato. La cifra monster rappresenta un incremento del 24,8% della spesa in app sia su App Store sia su Google Play, rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Tuttavia, sebbene diversi esperti del settore ritengano che questo trend – sicuramente fatto accelerare dalla pandemia – continuerà anche in futuro, sono molti gli analisti che invece credono che siamo già di fronte a una battuta d’arresto. I numeri confermerebbero: dalla prima metà del 2019 alla prima metà del 2020, la spesa dei consumatori per le app mobili è cresciuta del 28,4% da 40,5 miliardi a 52 miliardi di dollari, più velocemente quindi dell’ultimo periodo.

App Store o Google Play, che cresce di più?

L’App Store di Apple ha totalizzato 41,5 miliardi di dollari di investimenti in app durante la prima metà del 2021, ovvero 1,8 volte i 23,4 miliardi di dollari registrati da Google Play. Tuttavia, Google Play mantiene un tasso di crescita più elevato: sempre nel primo semestre di quest’anno,  Google Play ha messo a segno un incremento del 30% contro il 22,1% di App Store. Questo fenomeno, spiega il report di Sensor Tower, è dovuto in parte alla domanda proveniente da mercati come le Filippine. 

Oltre al gaming c’è di più

Ma per quali app hanno investito gli utenti di tutto il mondo? Al di fuori dei giochi, la classifica delle applicazioni preferite è guidata da quelle di sport, finanza, affari, libri e intrattenimento. Anche le app in abbonamento (sempre esclusi i giochi) hanno rivestito una parte importante di questa spesa, contribuendo con 8,3 miliardi di dollari. TikTok si conferma l’app dai maggiori incassi durante la prima metà del 2021 (ha ottenuto ben 384,6 milioni di nuove installazioni), seguita da YouTube e da Tinder.

I videogame “pigliatutto”

Sono però i videogame per il mobile in senso lato i veri protagonisti del successo delle app: complessivamente hanno totalizzato incassi per 44,7 miliardi di dollari nella prima metà dell’anno. I più “ricchi” sono nell’ordine Tencent’s Honor of Kings ($ 15 miliardi), PUBG Mobile (compresa la sua versione localizzata per la Cina, ha raggiunto quasi $ 1,5 miliardi), Genshin Impact ($ 848 milioni), Roblox e Coin Maestro.

La casa Smart? Con Apple lo è sempre di più

Rendere la casa sempre più intelligente, integrando diverse tecnologie, è uno dei principali obiettivi di Apple. Il colosso americano ha infatti presentato nel corso della sua conferenza annuale Worldwide Developers Conference (WWDC) una serie di nuove funzionalità che hanno lo scopo di rendere le case sempre più evolute e “controllabili”. Dall’apertura della porta di ingresso o del garage al controllo delle luci e delle videocamere direttamente dal proprio iPhone, sono diverse le novità presentate da Apple. Ad esempio, sarà possibile sbloccare la porta di casa con un iPhone tramite una chiave digitale presente nell’app Wallet, a condizione che sia stata installata una serratura intelligente. Proprio per questa ragione il gruppo della Mela ha deciso, per lo sviluppo delle tecnologie di Smart Home, di “allearsi” con diversi fornitori, in questo caso i  principali produttori di serrature, che saranno coinvolti nello sviluppo e nel supporto di questa funzione.

Integrazione sempre più allargata

Questa direzione prevede quindi che i produttori di hardware di terze parti siano incoraggiati ad adottare la piattaforma di Apple (HomeKit) per sviluppare i loro progetti senza problemi. Si inseriscono perciò in questo filone anche altre opzioni integrate su HomeKit, come il controllo dei condizionatori d’aria, delle videocamere, dei sensori di movimento, di campanelli e luci. “L’obiettivo è quello di posizionare iPhone e Apple Watch come controller per un’ampia varietà di funzioni domestiche, rendendoli centrali nella gestione della casa e fidelizzando così la clientela su tutta la gamma di dispositivi Apple, compresi Apple TV e HomePod” riporta una nota di Developer.apple.com. 

Lo standard Matter

Per far sì che questo processo diventi sempre più la prassi, Apple ha annunciato il proprio sostegno a Matter, uno standard progettato per consentire ai gadget domestici intelligenti di lavorare insieme, confermando di avere contribuito al progetto, a cui partecipano anche Amazon, Google e Samsung, con un codice HomeKit open source. L’obiettivo di Matter è quello di garantire che i dispositivi domestici intelligenti rimangano compatibili per gli anni a venire e rendere più facile lo sviluppo di nuove app. Per gli sviluppatori, il codice HomeKit funzionerà con Matter senza alcuna modifica. Tra le altre novità riferite alla casa, c’è anche la possibilità per Home Kit di utilizzare Siri per programmare l’accensione di luci intelligenti, mentre attraverso le videocamere si potrà verificare quando un pacco è stato consegnato. Le videocamere per la casa intelligente potranno archiviare i filmati in modo crittografato e privato su iCloud attraverso una funzionalità chiamata HomeKit Secure Video.

Cala l’Indice dei Prezzi Tecnologici, ma non a livello tendenziale

Dopo una crescita di quattro mesi consecutivi dell’Indice dei Prezzi Tecnologici (IPT), nel mese di maggio 2021 si evidenzia un calo fisiologico. Negli ultimi 5 anni soltanto nel periodo gennaio-maggio 2017 si è registrato un aumento congiunturale positivo dell’indice IPT per 5 mesi consecutivi. Le dinamiche dei prezzi di maggio 2021 appaiono decisamente influenzate, sia in positivo sia in negativo, da fenomeni contrapposti legati alla stagionalità dei prodotti dei diversi settori. Di fatto a maggio 2021 l’IPT arriva a 103,65 punti, registrando una contrazione di -0,60 punti rispetto ad aprile, mentre a livello tendenziale è in crescita di +0,90 punti rispetto a maggio 2020, confermando una tendenza positiva che dura da 12 mesi consecutivi, cioè da giugno 2020.

I settori Comunicazione e Entertainment confermano la regressione congiunturale

L’IPT è un indicatore sintetico, elaborato dall’istituto di ricerche di mercato QBerg. L’indice misura la variazione nel tempo dei prezzi di 16 categorie e 54 sottocategorie di prodotti tecnologici, acquistabili dai consumatori italiani all’interno di punti vendita fisici di tre canali, catene di Elettronica, gruppi di acquisto di Elettronica e ipermarket. In negativo, l’indice IPT di maggio 2021 è stato influenzato dalla categoria del Trattamento Aria/Acqua, che alla riduzione dei prezzi dei prodotti per Riscaldamento e Scaldabagni, non ha visto corrispondere un aumento dei prezzi dei Condizionatori nonostante il periodo pre-estivo L’influenza negativa è data anche dai settori Comunicazione e Entertainment, che confermano una complessiva regressione congiunturale dei prezzi dei prodotti di questi comparti. La regressione è dovuta all’introduzione di prodotti con un minore costo, dalla crisi di alcune famiglie di prodotti, come i Wearable, e dal maggior tempo libero dei consumatori passato all’aperto, che in parte contribuisce a fa perdere l’interesse per l’Home Entertainment.

Incremento dei prezzi per i grandi elettrodomestici

Al contrario, riscontri positivi per l’indice IPT di maggio 2021 si riscontrano nei prodotti della famiglia GED, ovvero dei grandi elettrodomestici, che nel mese di maggio, uno dei mesi più importanti dell’anno per le vendite, hanno incrementato i loro prezzi. In generale, gli aumenti tendenziali dei prezzi di alcune famiglie di prodotti fanno prevedere che nei prossimi mesi potranno esserci evoluzioni sull’andamento complessivo dei prezzi dei prodotti tecnologici.

Settore Informatico, andamento ambivalente  

Quanto al settore Informatico, registra aumenti tendenziali importanti di prezzi, soprattutto per i Monitor (+11,72 punti rispetto a maggio 2020), e sembra avere contenuto la diminuzione dei prezzi a livello congiunturale, a eccezione dei Tablet e in parte anche dei Notebook. Monitor, TV Flat e Telefoni Cellulari sono in forte crescita tendenziale dei prezzi, e dato che i chip stanno subendo uno shortage a livello mondiale, è ipotizzabile che subiranno ulteriori aumenti di prezzo nei prossimi mesi. Più in particolare, i TV Flat, pur sostanzialmente fermi a livello congiunturale (-0,04 punti) evidenziano forti incrementi di prezzi rispetto a maggio 2020 (+15,02 punti), mentre i Telefoni Cellulari segnano +6,42 punti rispetto a maggio 2020, anche se con prezzi in diminuzione rispetto ad aprile 2021 (-1,01 punti).

Vivere al piano terra: consigli per proteggersi dai ladri

Chi vive ai piani bassi di un edificio, o direttamente al piano terra, conosce bene le preoccupazioni legate alla facilità con la quale eventuali malintenzionati possono avvicinarsi alla porta di ingresso principale di casa, la quale spesso non si trova all’interno di una vano scala ma al contrario dà sull’esterno e presenta davanti un terrazzo o piccolo giardino.

Proprio questo tipo di abitazioni sono maggiormente interessate dal pericolo di incursioni da parte di ladri e malintenzionati, dato che sono facilmente raggiungibili semplicemente scavalcando una piccola ringhiera o cancelletto che solitamente delimita l’area che precede la zona in cui si trova la porta d’ingresso.

Una soluzione efficace e definitiva

Queste aperture vanno messe in sicurezza in quanto rappresentano sicuramente un anello debole che è molto più esposto ad attacchi e tentativi di effrazione rispetto quanto avviene nei piani più alti, ad esempio.  

La soluzione più efficace e duratura in questi casi è quella di provvedere a far installare delle inferriate apribili in ferro, le quali rappresentano una barriera particolarmente difficile da superare quando chiuse.

Di giorno infatti, questo tipo di inferriate può essere lasciato tranquillamente aperto, mentre la notte si possono chiudere consentendo di dormire sonni tranquilli in quanto veramente resistenti ed in grado di far desistere qualsiasi malintenzionato.

La tranquillità di poter andare in vacanza senza pensieri

Inoltre si tratta di un sistema che garantisce tutta la tranquillità necessaria ad esempio nel momento in cui si va in vacanza e ci si assenta da casa per diversi giorni, dato che di fatto rappresentano una barriera difficile da superare e che impedisce a chi non è autorizzato di poter accedere in casa, facendo in modo che il tuo appartamento possa essere perfettamente protetto anche quando sei lontano e vuoi avere la certezza che tutti i tuoi beni e oggetti cui sei più affezionato possano essere al sicuro.

Un condomino su quattro non conosce il proprio vicino

Nell’era dei social network abbiamo centinaia di “amici” che vivono dall’altra parte del mondo, ma non conosciamo i nostri dirimpettai. Il 56% delle persone che vivono in condominio sostiene infatti di avere un rapporto scarso o inesistente con i vicini, e una persona su quattro addirittura non conosce chi vive sullo stesso piano. La conferma arriva dalla survey E tu che condomino sei?, realizzata dall’app Domi Social, il social network di condominio. E il quadro che ne emerge non è molto confortante per la socialità di prossimità: il 46% degli intervistati rivela infatti di non utilizzare nessun mezzo di comunicazione con i propri vicini di casa e il 39% ammette di non comunicare mai. 

I vicini di casa, il lockdown e la solidarietà

Dall’indagine emerge poi che anche se i rapporti ci sono, sono freddi. Il 20% sostiene infatti che in caso di bisogno urgente non potrebbe contare su vicini, e il dato peggiora se nel condominio è presente la figura del portinaio.
Una panoramica che non sembra essere cambiata molto negli ultimi mesi di pandemia. Il 68% delle persone intervistate afferma che il lockdown non ha influito sulle interazioni con i vicini, e che è cambiato poco o nulla rispetto a prima. Ma questa situazione non soddisfa la maggior parte dei condomini. Il 69% di loro, infatti, vorrebbe essere più coinvolto nella vita del condominio, il 51% dei condomini dichiara importante la solidarietà tra vicini, e per il 24% è importantissima.

Il rapporto con l’amministratore

Altra nota dolente che emerge dal sondaggio è rappresentata dal rapporto con l’amministratore. Se il 35% dei condomini intervistati sono insoddisfatti del professionista (contro un 22% di soddisfatti e un 43% di indifferenti), è la comunicazione a pesare di più sul piatto della bilancia. Il 61% delle persone dichiara infatti che non sia per niente o poco facile interfacciarsi con l’amministratore in caso di problemi, e il 58% lamenta aggiornamenti sporadici e latenti da parte del professionista.

L’app abbraccia tutti

Ma l’app Domi Social potrebbe rappresentare un ponte efficace, poiché è un vero e proprio social network di condominio che permette di condividere passioni, idee e necessità con i vicini di casa e attivare e monitorare il processo di intervento e risoluzione tempestiva dei malfunzionamenti. L’amministratore può infatti segnalare direttamente sull’app ai condomini lo stato di avanzamento dei lavori: nel pieno rispetto della privacy e della riservatezza, è un sistema ibrido dove parallelamente alla comunicazione interna, riservata alla socialità condominiale, esiste un sistema di notifica in tempo reale e distribuito a tutti dello stato di avanzamento delle problematiche segnalate dai condomini all’amministrazione.

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Cresce la fiducia degli italiani nel settore alimentare

Tre punti in più rispetto al 2020: è quanto guadagnato quest’anno dalla fiducia degli italiani nel settore alimentare. In controtendenza rispetto alla media globale, in calo di 2 punti, la fiducia dei nostri connazionali nel settore alimentare conquista addirittura il primato assoluto tra i Paesi europei. L’Italia è infatti davanti a Paesi di solida tradizione in campo alimentare, come Francia e Spagna, e a potenze industriali come Stati Uniti e Germania. A confermarlo è l’Edelman Trust Barometer, l’indagine globale sul tema della fiducia realizzata in 28 Paesi su un campione di 33.000 persone. Con il 65% di campione fiducioso, il settore alimentare si piazza dopo tech e salute, al terzo posto tra i 15 settori merceologici analizzati, e riscuote più fiducia rispetto al business in generale (59%).

I più fiduciosi sono gli over 55

In Italia la fascia d’età che ripone più fiducia nel settore alimentare è quella over 55, con il 68%, in crescita di 6 punti rispetto allo scorso anno. Anche in questo caso, in controtendenza rispetto alla media globale, che cala di un punto, nella fascia d’età 35-54 la crescita in termini di fiducia verso i produttori di cibi e bevande è di 11 punti. L’Edelman Trust Barometer analizza anche la fiducia in alcuni sottosettori del food and beverage, dove in Italia, a guadagnare terreno sono i produttori di cibi e bevande (63%) e la rete di distribuzione alimentare (70%), che guadagnano rispettivamente 4 e 3 punti.

Birra, superalcolici, fast food e additivi perdono punti

Perdono due punti i produttori di birra e superalcolici, che arrivano al 59% di fiducia, dato comunque migliore rispetto a quello globale, che arriva al 54%, in calo di 6 punti. In calo anche i fast food, che con il 46% perdono un punto, così come i produttori di additivi alimentari, che con il 36% perdono 4 punti. Entrambi non raggiungono la soglia della fiducia. Il Trust Barometer ha messo anche in evidenza l’elevato grado di fiducia riposto nel proprio datore di lavoro. Questo dato, riporta Italpress, è ancora più evidente per coloro che operano nel settore food & beverage, con il 76%, sette punti in più rispetto allo scorso anno, record assoluto in termini di crescita tra tutti i 15 settori analizzati dalla ricerca.

Trasparenza e chiarezza assumono valore strategico nelle scelte dei consumatori

“I dati hanno evidenziato il buon livello di fiducia degli italiani verso il settore alimentare e sottolineato cinque aree di miglioramento: innovazione, inclusione, informazione, incentivi e investimenti – afferma Rossella Camaggio, senior vice president e responsabile settore food&beverage di Edelman Italia -. Inoltre, la trasparenza e la chiarezza nelle informazioni assumono valore sempre più strategico nelle scelte dei consumatori. Ma è anche necessario favorire, attraverso incentivi, l’adozione di sistemi tecnologici in grado di limitare l’impatto ambientale”.

Agroalimentare, nell’anno del Covid export da record

Nell’anno del Covid-19, il settore agroalimentare italiano si è dimostrato un pilastro dell’economia del Paese. Complessivamente ha generato un valore aggiunto di 64,1 miliardi di euro, di cui 31,2 provenienti dal settore cibo e bevande (-1,8%), e 32,9 dal comparto agricolo. L’export nel 2020 poi è stato da record, con 46,1 miliardi di euro fatturati e una crescita del +1,8% sul 2019. Si tratta di alcune evidenze emerse durante la presentazione del quinto Forum Food & Beverage, che si terrà il 4 e 5 giugno a Bormio (Sondrio), e che avrà come parole chiave alimentazione, salute e sport.

Un settore che in Italia incide sul Pil per il 3,8%

Le analisi di The European House – Ambrosetti in vista del Forum mostrano come la performance dell’industria agroalimentare italiana sia stata migliore rispetto al Pil nazionale (-8,9%).

“L’Italia è il secondo Paese in Europa per incidenza dell’agroalimentare sul Pil (3,8%), preceduto solo dalla Spagna (4%), e sopra Francia (3%) e Germania (2,1%) – afferma Valerio De Molli, managing partner & ceo di The European House – Ambrosetti -. Col valore aggiunto generato nel 2020 – aggiunge il ceo – l’agroalimentare si conferma al primo posto tra le ‘4A’ del Made in Italy, 1,9 volte l’automazione, 2,8 volte l’arredamento e 3,2 volte l’abbigliamento”.

Sono le bevande la categoria più venduta all’estero

Nell’export le bevande sono la categoria più venduta, e generano oltre un quinto del fatturato (20,6%), con Germania, Francia e Usa i mercati di maggiore approdo. Rimane però aperto il nodo Brexit, su cui al Forum è atteso un approfondimento.

“Parliamo di un settore lasciato a sé stesso – rileva Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti – e partiamo in ritardo rispetto alle potenzialità che avrebbe”. Ed evidenziando quelli che ritiene elementi mancanti all’Italia per scalare il settore food, Mutti cita, ad esempio, “la ridotta dimensione aziendale”.

Stefano Marini, amministratore delegato di Sanpellegrino (gruppo Nestlè), in riferimento al 2020 sottolinea “le difficoltà dell’Italia, in particolare dove l’Horeca pesa molto”.

L’etichetta “a semaforo” mette a rischio il Made in Italy

Stefano Berni, direttore generale del consorzio di tutela del Grana Padano, puntualizza come “l’etichetta a semaforo sponsorizzata dalle grandi multinazionali metta a rischio il Made in Italy agroalimentare”.

Dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana, arriva l’auspicio che il governo possa contribuire al lavoro in corso per la salvaguardia dei prodotti alimentari italiani e la tutela della loro unicità. I buoni risultati dell’agroalimentare italiano, riporta Ansa, lasciano infatti ancora un margine di miglioramento sulla tutela dell’unicità dei prodotti.

Brand Reputation, cosa è e perché è importante

Mai come ora, visto che la pandemia ha “traghettato” online ulteriori fasce di consumatori e potenziali tali, la brand reputation è un aspetto essenziale a cui le aziende – specie quelle che hanno un rapporto diretto con il cliente –  non possono e non devono sottrarsi. Ma, in parole semplici, cosa è la brand reputation? Come si evince dalla definizione, si tratta della reputazione del marchio. In realtà, è una questione molto più complessa, che riguarda tutti gli aspetti di un’impresa: la comunicazione, le sue politiche sociali, il trattamento riservato ai dipendenti, i commenti sui social e sui siti, la capacità di rispondere ai bisogni degli utenti, ma anche il posizionamento sui motori di ricerca e le recensioni sui servizi e i prodotti. Insomma, un insieme di fattori non sempre facile da gestire e controllare. Eppure, in mercati ogni giorno più dinamici, costruirsi una solida brand reputation dovrebbe essere un imperativo per le aziende che vogliono restare competitive.

Cosa si dice sul web?

La gestione della band reputation è oggi una priorità per marchi e imprese. Il comportamento dei consumatori sta cambiando, questi sono sempre più attivi sulla rete – scrivono e parlano dei brand più diversi – e prima che succeda l’irreparabile è opportuno che sia l’azienda stessa ad assumere il controllo. Una reputazione positiva del marchio online ispirerà fiducia da parte dei clienti, guiderà la crescita dei profitti e aumenterà la fidelizzazione. Una reputazione negativa, invece, farà allontanare i potenziali clienti e disamorare quelli esistenti. Secondo un recente studio inglese, infatti, il 93% degli intervistati ha dichiarato che le recensioni online influiscono sulle decisioni di acquisto. Al giorno d’oggi, le persone si fidano delle recensioni online scritte da altri clienti, presumendo che siano reali e attendibili.

Come fare per gestire la propria brand reputation?

Come dicevamo, è un lavoro complesso, e infatti esistono diverse realtà professionali che si occupano proprio della “costruzione” di una solida reputazione on line. Innanzitutto, è importante che il dominio sia in cima alle ricerche di Google, un’operazione che si concretizza attraverso una strategia SEO mirata e a lungo termine. Le imprese che dominano le classifiche di ricerca gestiscono la propria reputazione sul web utilizzando social media, PR, blog per promuovere la propria azienda come leader nei rispettivi settori. I social media, inoltre, hanno attualmente un ruolo vitale nella gestione della brand reputation: tracciare, monitorare e rispondere a recensioni e commenti sia positivi sia negativi dovrebbe essere un imperativo. Allo stesso modo, occorre tenere sotto controllo e rispondere, se è il caso, alle recensioni on line effettuando ricerche regolari in base al proprio marchio o alla propria attività su tutte le piattaforme, così da vedere cosa scrivono gli utenti. Altri aspetti importantissimi sono il content marketing, ovvero il fornire agli utenti contenuti di valore, che siano post, articoli, video, immagini, e naturalmente il servizio clienti. Quest’ultimo, che è realmente il contatto diretto fra l’azienda e il cliente, dovrebbe essere impeccabile e comunque sempre orientato al problem solving.