Sicurezza sul lavoro? Area 81 ci dà qualche dritta.

Diego Panzeri ci fornisce il suo contribito in tema sicurezza sul lavoro, ed in particolare in ambito corsi primo soccorso aziendale.

E’ obbligatorio il Corso di Primo Soccorso per i lavoratori? chi deve farlo in Azienda? e per chi svolge lavori all’aperto è comunque necessario?

Anche se ormai ciascuno possiede un minimo di conoscenza in fatto di primo soccorso (cosa fare o non fare, chi chiamare), il Datore di Lavoro deve comunque assicurarsi che i propri lavoratori abbiano ricevuto una formazione sufficiente ed adeguata anche in relazione alle attività lavorative. Il datore di lavoro deve infatti comportarsi come un buon padre di famiglia, considerando i lavoratori come fossero i suoi figli, e indicando loro gli accorgimenti o gli interventi specifici relativi all’attività specifica svolta. Capite bene che un intervento di primo soccorso in una falegnameria (ipotizzando un rischio di taglio) sarà ben diverso da quello attuabile in un ristorante (rischio ustione).

Per questo motivo la formazione di primo soccorso, obbligatoria per tutte le aziende, non si limita ad infondere ai lavoratori conoscenze generiche sugli organi e apparati umani ma serve soprattutto per dare ai lavoratori precise indicazioni comportamentali attuabili in caso di emergenza. Il rischio di farsi male o di accusare un malore è in ogni ambiente lavorativo, sia internamente all’azienda, sia all’aperto, ovunque ci sia un lavoratore. Il datore di lavoro deve individuare un numero minimo di persone che, adeguatamente formate, possano attuare un primo soccorso per sè stessi o per i colleghi, fino all’arrivo del personale qualificato (ambulanza, automedica).

Quanti lavoratori devono partecipare al corso di primo soccorso?

L’art. 37 del Decreto Legislativo 81 del 2008 parla di lavoratori incaricati, omettendo il numero degli addetti designati al primo soccorso.

Questo perchè il numero di persone da formare deve essere deciso dal Datore di Lavoro in funzione del numero dei lavoratori totali, ai rischi aziendali, alle condizioni di lavoro e in base all’organizzazione del lavoro (es. turni). L’importante è che in ogni fase di lavoro ci sia almeno uno o piu’ addetti in grado di gestire un eventuale soccorso. Si consiglia, se possibile, di individuare sempre almeno un paio di persone per garantire la copertura in caso di assenza dell’unico addetto oppure perchè una sola persona potrebbe essere insufficiente per l’attuazione delle manovre di rianimazione o per il coordinamento dei soccorsi.

Quanto dura il corso di Primo Soccorso? Si puo’ fare online tramite fad (formazione a distanza)?

 Il Decreto Ministeriale 388 del 2003 introduce contenuti e durata della formazione per gli addetti al Primo Soccorso. Le aziende, in base al rischio, sono classificate in tre categorie, per ciascuna della quali però la formazione non scende sotto le 12 ore (16 per le attività a rischio alto), prevedendo una parte pratica di 4 ore (esercitazioni manuali anche tramite manichino per la simulazione della rianimazione).

Ogni addetto riceve poi aggiornamento della formazione ogni 3 anni di almeno 4 ore orientate soprattutto agli aspetti pratici. Dovendo apprendere nozioni pratiche sia durante il corso intero sia in occasione degli aggiornamenti non è possibile ricevere la formazione a distanza tramite e-learning.

Ci sono sanzioni in caso di mancata formazione degli addetti al primo soccorso?

Nel caso in cui non sono stati designati o formati un numero adeguato di addetti al primo soccorso il Datore di Lavoro puo’ andare incontro ad arresto da 2 a 4 mesi oppure appenda da € 1.315 a € 5.699,20

I figli secondogeniti sono più ribelli. Ecco perché

Oggi nasce il nostro nuovo blog… Un altro? E a che serve? Boh, credo a nulla, ma ormai è nato, cosa facciamo lo sopprimiamo? Partiamo con un articolo che vorrei definire “cazzeggio”…

Chi l’ha detto che i secondogeniti sono i figli più “facili”, perché magari si ha già l’esperienza di chi li ha preceduti? Niente di più falso. I figli minori sono invece quelli più piantagrane, capricciosi e ribelli. Addirittura, potrebbero avere pure qualche problema con la giustizia. E non è un pettegolezzo: lo afferma la scienza, attraverso un’autorevole ricerca scientifica condotta negli Stati Uniti e in Europa. L’indagine, guidata dal prestigiosissimo Mit, ha preso in esame due mondi e due stati davvero diversi, ovvero i secondogeniti residenti in Florida e in Danimarca.

Indagine su due milioni di fratelli

Complessivamente, i ricercatori hanno esaminato oltre due milioni di persone – di entrambi i sessi, con un fratello o una sorella maggiore – nate tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Di questo gigantesco campione, gli analisti hanno registrato ogni aspetto: età, la provenienza dei genitori, lo stato sociale, ma soprattutto le sospensioni a scuola e i guai con la giustizia. Nonostante le distanze, i risultati ottenuti in Danimarca e Florida sono stati simili. Il verdetto? I secondogeniti, rispetto ai loro fratelli maggiori, sono più inclini a sviluppare comportamenti ribelli e a mettersi nei guai, a partire dalla scuola. E’ emerso che, in Danimarca come in Florida, i secondi nati hanno maggiori probabilità rispetto ai primogeniti di avere comportamenti problematici: dal 20 al 40%. A incidere sulla probabilità è anche il sesso: se maschio questa aumenta.

La colpa? I secondi ricevono meno attenzioni 

“I secondogeniti tendono ad avere meno attenzioni materne rispetto ai fratelli maggiori. Pertanto, in aggiunta al fatto che i primogeniti godono di un’attenzione esclusiva fino all’arrivo del secondo nato, abbiamo scoperto che l’arrivo di quest’ultimo potenzialmente può estendere l’investimento dei genitori nella prima infanzia del primo” spiegano i ricercatori.

Primogeniti “viziati” da mamma e papà

Non si tratta però di una differenza nell’educazione, ben proprio di una diversa modalità di attenzione rivolta ai figli dai genitori. Con i primogeniti, mamma e papa sarebbero molto più inclini all’incoraggiamento e allo stimolo, così da costruire un futuro che si spera brillante. Con i secondi, i genitori sarebbero più permissivi e meno rigidi, ma – proprio perché c’è già stata un’esperienza con il primi figlio – assumerebbero comportamenti più leggeri e addirittura rischiosi  sia durante la gravidanza sia nei primi anni di vita del bambino. Infine, “I primogeniti hanno modelli di comportamento, che sono gli adulti. I secondi o i figli a venire poi hanno modelli che sono bambini piccoli leggermente irrazionali, i loro fratelli maggiori” precisano gli studiosi.